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Venerdì 04 Novembre 2011 09:28

L'interesse di partito e quello dell'Italia. Una parola dal Colle più alto.

Roberto Casu La decisione di porre la fiducia sulle misure anti-crisi, dimostra per l'ennesima volta la volontà berlusconiana di non cedere alle pressioni - mai potentissime e trasversali come in queste ore - che mirano a disarcionare il Cavaliere e aprire la strada a un altro governo.

 

La risposta del premier era scritta. Meno scontato, stavolta, sembra l'esito del voto parlamentare. Nella maggioranza cresce la fronda e aumenta il numero degli scontenti. Ieri due deputati Pdl, tali Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito, hanno annunciato il passaggio all'Udc (strano: nessuno, nel centrosinistra e tra gli opinionisti a la page , si è scandalizzato e ha parlato di compravendita di parlamentari). Lo smottamento potrebbe continuare e portare alla caduta del governo alla Camera.

 

 Come ai tempi dell'ultimo Prodi - mentre il Professore chiedeva la fiducia, nei banchi del centrosinistra ci si dava di gomito e si distribuivano dadini di mortadella - anche per Berlusconi potrebbe suonare ad horas la campanella dell'ultimo giro. In molti, e tra questi D'Alema intervistato oggi dal nostro giornale, lavorano per un non meglio identificato governo di «responsabilità nazionale». Volendo ironizzare, li si potrebbe definire i nuovi «responsabili», una specie di Scilipoti buoni.

 

Ma c'è davvero poco da scherzare. Meglio chiedersi quale sarebbe l'effetto, in questo momento, di una crisi di governo aperta in piena bufera finanziaria. È infatti tutt'altro che sicuro lo sbocco invocato dalle opposizioni e da qualche malpancista pidiellino: e cioè che il Quirinale - per quanto si stia industriando - riesca a far quadrare il cerchio di un nuovo ribaltone mascherato da governo di emergenza nazionale. La caduta di Berlusconi potrebbe al contrario portare dritti filati alle urne, lasciando l'Italia senza governo in uno dei momenti più difficili della sua storia recente. È questa la cruna dell'ago da cui deve passare, in questi giorni, tutta la politica italiana: dal capo del governo ai capi delle opposizioni, e su per li rami fino al Colle più alto.

 

 

La scelta riguarda tutti, indistintamente. Occorre decidere se in questo momento ci si deve battere per il proprio partito e per abbattere i propri nemici, o se vale la pena impegnarsi tutti insieme - nessuno escluso - per l'interesse comune dell'Italia. È su questo punto che sarebbe gradita la parola autorevole, saggia e imparziale di Giorgio Napolitano.

 

 

L'Unione Sarda

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Novembre 2011 10:54