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Per le entrate dei comuni continua la cura dimagrante PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:42

Resta alta la rigidità dei bilanci, pesa il costo del personale

I musicisti cambieranno pure ma la musica resta fatalmente la stessa. Con l'aggravante che anche gli "strumenti", negli ultimi tempi, cominciano a scarseggiare. La metafora musicale calza a pennello al quadro di un Mezzogiorno sempre più in difficoltà che emerge dal rapporto 2009 su "La finanza locale in Italia" curato da Isae in partnership con alcuni importanti osservatori territoriali, tra i quali figura Srm. A leggere i dati dello studio, i comuni del Sud continuano a soffrire della loro storica scarsa autonomia finanziaria e di una rigidità strutturale ben al di sopra della performance media del Paese. Il guaio è che, dal 2008 a questa parte, il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato centrale ma soprattutto la soppressione dell'Ici sulla prima casa hanno ulteriormente indebolito le macchine amministrative meridionali. Morale della favola: potranno anche cambiare giunte e assessori ma, se a cambiare non sarà la loro filosofia in fatto di spesa, la gestione delle casse di comuni e province rischia di diventare ancora più problematica. Entriamo ora nel merito dei numeri. Il rapporto finanza locale, fondato sui bilanci consuntivi 2008 (gli ultimi disponibili), evidenza tanto per cominciare che nei comuni delle cinque regioni del Sud la media pro capite delle entrate tributarie è inferiore al dato nazionale. Se, infatti, un comune italiano incassa in media 319 euro a cittadino, in Puglia scendiamo a 297 euro, in Campania a 269 euro, in Basilicata a 240, in Sicilia a 216 e in Calabria addirittura a 203 euro. Più alti, invece, rispetto alle media nazionale (371 euro) i trasferimenti correnti pro capite che oscillano dai 521 euro dei comuni siciliani ai 383 euro di quelli calabresi. Fa eccezione la Puglia, regione i cui comuni nel 2008 hanno intercettato trasferimenti per soli 306 euro. Le entrate extratributarie pro capite al Sud sono in tutti i casi (dai no euro della Basilicata agli appena 62 euro della Puglia) inferiori al dato italiano (176 euro). Per contro, a guardare le spese correnti soltanto la Sicilia (842 euro a persona) vanta una performance superiore a quella stimata a livello nazionale (819 euro). Alla Basilicata (447 euro) il primato di unica regione meridionale i cui comuni, nel biennio 2007/2008, hanno superato la media nazionale (418 euro) per quanto riguarda la spesa in conto capitale. Tutte le altre regioni, dalla Campania (302 euro) alla Sicilia (appena 169 euro), si collocano ben al di sotto di questo dato. Gli indicatori che però, secondo il Rapporto 2009, devono preoccupare maggiormente gli amministratori del Meridione sono quelli relativi all'autonomia finanziaria e alla rigidità strutturale dei comuni. A livello nazionale tra il 2007 e il 2008 l'indice di autonomia tributaria è sceso dal 42,4% al 36,8% mentre quello di autonomia tariffaria dal 21,2% al 20,4 per cento. Trend analoghi li si riscontra quasi in tutte le regioni del Sud con l'aggravante che le performance, in termini numerici risultano ancora più esigue. In Campania, per esempio, l'autonomia tributaria è scesa dal 37,8% a1 35,4% mentre l'autonomia tariffaria dal 14,6 al 13,6 per cento. In Sicilia la prima scende a quota 26,5% e la seconda al 9,8 per cento. In controtendenza la Puglia, regione le cui amministrazioni locali vedono crescere l'autonomia tariffaria dall'8,9 al 9,4 per cento. «La limitata autonomia finanziaria - commenta Francesco Saverio Coppola, direttore di Srm - è un problema storico nel Mezzogiorno, aggravato dalla soppressione dell'Ici per la prima casa. Grave anche la questione della rigidità strutturale». Se, infatti, questo dato a livello nazionale si attesta a quota 50,4%, al Sud può oscillare dal 54,7% della Campania ad addirittura 1'80,8% della Sicilia. Ancora una volta la Puglia (42,4%) è voce fuori dal coro. «Al fattore - continua Coppola -, gravato soprattutto dal costo del personale, sono riconducibili anche le difficoltà che un comune può incontrare quando si rivolge al mercato per trovare finanziamenti». Fino a qualche anno fa si sopperiva alla carenza di liquidità attraverso l'emissione di Boc. «Ultimamente - conclude Coppola - anche queste operazioni sono state un po' accantonate». Restano i problemi, per far fronte ai quali, secondo il direttore di Srm, «serve una rivoluzione culturale nella governance».

L'articolo di Francesco Prisco pubblicato da il Sole 24Ore del Sud è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.