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Il Comune di Austis «diffida» la Regione PDF Stampa
Giovedì 10 Novembre 2011 09:12
L'aula del Consiglio regionale della SardegnaAustis diffida la Regione.
Rea di non aver ancora definito le modalità attuative della legge a sostegno dei piccoli comuni, rendendola di fatto inapplicabile.
Una legge del 30 giugno 2011 per incentivare il trasferimento di residenza o attività in un piccolo comune. E che la Regione avrebbe dovuto perfezionare entro settembre.
«Invece - attacca il sindaco di Austis, Lucia Chessa - nulla è stato fatto. E si è creata la paradossale situazione per cui violando le regole che essa stessa si è data, di fatto priva il cittadino della possibilità di usufruire di un diritto che la Regione stessa gli ha riconosciuto attraverso una legge regolarmente in vigore.
È chiaro che qui sono messi in discussione due principi irrinunciabili: il primo è il rispetto delle regole e delle leggi da parte delle amministrazioni, il secondo è il diritto delle zone interne e dei piccoli comuni a sopravvivere in rappresentanza dei cittadini delle aree rurali».
Ragione per cui il Comune: «Ha dato incarico a un legale - spiega Chessa - per diffidare la Giunta regionale ad adempiere consentendo l’applicazione di una legge vigente che riconosce ai cittadini diritti altrimenti arbitrariamente violati. Il ricorso al Tar sarà il passo successivo». «Contro i piccoli comuni - spiega il sindaco Pd - è in atto un durissimo attacco.
Sull’onda dei consensi facili suscitati da qualunque proposta antipolitica è partita la gara a chi alza di più il tiro: abolire, rottamare, accorpare, ridurre sono parole a sicuro effetto, pazienza se le proposte sono prive di una visione di insieme, lesive di diritti fondamentali e completamente ignoranti anche dei soli elementi di base di una democrazia.
Non si riducono gli sprechi, non si interviene realmente nei centri della spesa indecorosa e dei privilegi, ma in compenso si tagliano le “poltrone” spesso scomodissime delle periferie istituzionali con buona pace della riforma costituzionale del 2001 che equiordinava Comuni, Province, Regioni e Stato.
È in questo contesto che la minaccia estiva della abolizione dei comuni sotto i 1000 abitanti si è trasformata nell’obbligo all’accorpamento di tutte le funzioni e i servizi, secondo un percorso ancora non chiarissimo. Chiarissima è invece la sanzione per chi, entro il termine di pochi mesi non accorpa e non realizza obiettivi di economicità: la perdita della autonomia finanziaria che equivale a una chiusura di fatto».
 «In Sardegna i comuni sotto i mille abitanti - chiude Chessa - sono un centinaio, prevalentemente nelle zone interne e a forte disaggio.
Hanno subito tagli a sanità, istruzione, servizi, bilanci e sono stati vittime di un approccio contabile che guarda all’immediato senza considerare gli effetti collaterali. Tutto ciò non può essere ignorato».
La Nuova Sardegna.