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Giovedì 10 Novembre 2011 09:32
accordo, oppure si taglia
OLBIA. Meridiana fly mette un aut aut ai sindacati.
Dalla conferenza stampa di ieri arriva un messaggio chiaro sulla vertenza della compagnia aerea che fa registrare una nuova puntata dell’interminabile braccio di ferro: o firmate l’accordo, fondamentale per la realizzazione del piano industriale integrato con Air Italy, oppure dovremo attuare un programma di ridimensionamento fatto di tagli all’attività, alla flotta e al personale.
«Alcune organizzazioni sindacali - dicono i dirigenti - con comportamenti irresponsabili e inaccettabili, hanno rifiutato tutte le offerte e non hanno accolto l’invito a formulare controproposte.
In considerazione di ciò e del perdurare di una situazione di crisi economica nazionale e internazionale che incide negativamente sulle previsioni per il 2012, la società è costretta con rammarico a prendere atto dell’impossibilità di realizzare quanto progettato e avvierà doverosamente i necessari processi di ulteriore riduzione dell’attività, della flotta e del personale per consentire il ritorno all’equilibrio economico e finanziario e dunque la continuità aziendale». Per l’amministratore delegato della compagnia, Giuseppe Gentile «Meridiana fly non chiude, dobbiamo cercare di salvare 2300 posti di lavoro e ce la metteremo tutta, poi si vedrà».
Ma il presidente Marco Rigotti precisa: «Nei primi sei mesi l’azienda ha perso 69 milioni di euro. È chiaro che di questo passo si finirebbe per chiudere».
Gli stati generali della compagnia ricordano «di aver avviato dallo scorso agosto le negoziazioni con le organizzazioni sindacali finalizzate a trovare un accordo di crisi basato sui seguenti principi fondamentali: risoluzione in bonis del contenzioso collettivo, adeguamento della normativa d’impiego allo standard (Easa-Ftl) applicato a tutti i vettori italiani ed europei; riduzione dei salari di circa il 10 per cento».
In realtà il taglio è del 20 per cento, ma - spiega Gentile - un 10 per cento è recuperabile tramite la quota variabile della remunerazione. C’è chi parla di lavoro a cottimo: «Non si può definire tale quando la quota fissa è del 70 per cento. All’Alitalia è del 50 per cento».
«L’accordo è il presupposto per andare avanti», dice Rigotti, ma non pone precisi termini temporali, così come Gentile non dice nulla sulla misura in cui saranno effettuati i tagli nel caso che le parti non si incontrino: «Non ho la sfera di cristallo.
Dovremo diminuire i costi sino a raggiungere l’equilibrio» è la minacciosa prospettiva. E Rigotti chiarisce che «il consiglio di amministrazione ha deciso di accantonare l’idea delle esternalizzazioni». Gentile invece, affermando che «non ci sono divisioni tra di noi», stigmatizza come «fatto rilevante e grave» la divisione dei sindacati:
«Il non accettare le nostre proposte può essere legittimo, ma non formulare delle controproposte porta solo alla rottura». Rigotti afferma che Meridiana è ora distante dagli standard dei suoi competitor. «Un pugile che sale su un ring con un braccio legato dietro la schiena: diffilmente vince» spiega il direttore del personale, Remigio Magrini.
«Abbiamo stipendi da operai con orari da professionisti superpagati - commenta subito dopo un gruppo di dipendenti che ha voluto assistere-. Quello che gli amministratori non dicono è che con i nuovi accordi non ci sarebbero più limiti orari. Con uno stipendio inferiore».

La Nuova Sardegna.