Home Ufficio Stampa «Ripresa? Aspettiamo 15 mesi»
«Ripresa? Aspettiamo 15 mesi» PDF Stampa
Giovedì 17 Novembre 2011 08:52

Una tastiera Ieri la visita a Cagliari per il Digital economy forum:

«Gli italiani uniscano le loro forze».

Thorne: Monti bravo e apprezzato, credo nell'economia italiana.
«La Sardegna è un posto dove si vive bene.
Può diventare una Silicon valley se troverà la forza di mettere assieme le sue intelligenze, di fare gruppo, di condividere idee e svilupparle».
David H. Thorne, ambasciatore degli Stati uniti in Italia, ripete spesso il concetto di gruppo, di unità, di condivisione. Lo utilizza quando parla della Sardegna («ho visto molte eccellenze soprattutto nell'innovazione digitale»), e quando parla della situazione italiana: «La crisi è complessa, ma avete le risorse per uscirne».
A Cagliari per una tappa del Digital economy forum, appuntamento organizzato dall'ambasciata Usa in collaborazione con Istituto europeo di design, Confindustria Sardegna meridionale e Sardegna ricerche, ha visitato il parco scientifico e tecnologico di Pula e incontrato prefetto, presidente della Regione, sindaco prima di aprire, a Villa Satta, una conferenza ricca di testimonianze stimolanti.
Ambasciatore, conosce Mario Monti?
«Sì, l'ho incontrato tre-quattro volte. È molto bravo, intelligente, apprezzato dalle autorità europee e questo è positivo». Sarà capace di trovare una soluzione alla crisi italiana?
Thorne sorride e articola una risposta complessa nella quale inserisce le sue competenze di finanziere - la società di cui è fondatore ha gestito grandi fondi di investimento - le sue doti diplomatiche, la sua conoscenza dell'Italia e la sua cultura americana.
«Quella che è in atto è una sfida tra paesi sviluppati e paesi emergenti e questi ultimi stanno assorbendo tutta la crescita del resto del mondo. In questa lotta si inseriscono gli speculatori e le banche.
Il problema è che i mercati sono diventati come bestie selvatiche e non si capisce dove si potrà arrivare». Quindi l'incertezza permarrà a lungo? «I mercati si sono scatenati contro l'Europa e lo tsunami dopo aver travolto Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, ora sta attraversando l'Italia e, a mio avviso, si sta dirigendo verso la Francia».
Che speranze è lecito avere? «Io sono ottimista per l'Italia, anche grazie al grande lavoro fatto dal presidente Napolitano, che ha favorito la nascita di un governo tecnico che avrà tra i compiti quello di calmare i mercati. Ma credo che non si vedranno risultati prima di quindici mesi».
A quali condizioni? «Non dovete dividervi e ragionare da Europa, non solo da Italia. Anche gli Stati uniti hanno l'Europa come interlocutore, non più i singoli stati. Noi negli Usa ragioniamo così da tempo».
Che impressione ha avuto della realtà sarda? «Mi ha sorpreso l'innovazione che avete saputo creare e dovete puntare molto, e questo vale per tutta l'Italia, sull'economia digitale. In Gran Bretagna il 10 per cento dell'economia è e-commerce, in Italia l'uno per cento».
In Sardegna ci sono eccellenze ma si fatica a sviluppare i business anche per carenza di fondi. «So che qui si conta soprattutto sui finanziamenti pubblici. Dovreste invece cercare di fare come noi e creare reti, cioè mettervi insieme, scambiare idee, in questo modo potete attirare anche capitali privati». Anche dagli Stati Uniti? «Perché no. Oggi chi investe in capitali di rischio guarda soprattutto alla Cina.
Dovete far venire gli investitori qui, mostrare loro che cosa sapete fare e convincerli a scommettere sulle aziende».
In quali settori? «In particolare sull'economia digitale, sull'innovazione. Nel mondo globale non importa dove vivi, ma è certo che in Sardegna si vive bene.
Dovete valorizzare le vostre risorse, trovare il senso del gruppo ed essere capaci di mettervi assieme e troverete la strada». Dell'argomento, Thorne ha parlato anche con il presidente della Regione Ugo Cappellacci e con il leader di Confindustria della Sardegna meridionale Alberto Scanu.
Se è vero che le multinazionali ormai producono dove costa meno, è anche vero che la qualità della vita e l'ambiente sono un altro dei fattori vincenti.
E su questo fronte la Sardegna può competere ai più alti livelli, soprattutto in tre campi: agroindustria, turismo green economy. L'ambasciatore e Cappellacci si sono lasciati con due promesse: favorire l'incontro tra le eccellenze sarde e gli investitori statunitensi e, sul fronte agroalimentare, lavorare per la ripresa dell'esportazione del pecorino romano che nel duemila valeva 230 mila quintali all'anno e 140 milioni di euro e oggi si è quasi dimezzata a causa dei falsi concorrenti prodotti in nord e sudamerica.
Thorne a Villa Devoto ha assaggiato e apprezzato alcuni pezzi di pecorino vero ed ha brindato con un bicchiere di cannonau. Il presidente gli ha anche regalato una leppa consegnandogliela dalla parte del manico, in segno di amicizia.
L'Unione Sarda