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Indennizzo da mancata autotutela PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:45

Il contribuente può avere restituite dal fisco le spese di ricorso

Importante vittoria dei contribuenti sui tributi non dovuti al fisco. L'amministrazione deve risarcire il cittadino dei danni subiti per il mancato o ritardato annullamento in autotutela dell'atto impositivo illegittimo. Danno che consiste nel fatto che il contribuente si vede costretto, in questo caso, a fare causa all'ufficio delle entrate e a sopportare, fra l'altro, le spese legali. A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 698 del 19 gennaio 2010, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. Ma non basta. Nelle motivazioni i giudici spiegano che il contribuente può fare causa, per ottenere il risarcimento del danno, direttamente all'ufficio periferico delle imposte che ha ignorato la sua richiesta di annullamento dell'atto impositivo in via di autotutela. «Ove il provvedimento di autotutela non venga tempestivamente adottato», si legge infatti in un passaggio chiave, «al punto di costringere il privato ad affrontare spese legali e d'altro genere per proporre ricorso e per ottenere per questa via l'annullamento dell'atto, la responsabilità della pubblica amministrazione permane ed è innegabile». E pensare che quasi un anno fa il Massimo consesso di Piazza Cavour sembrava aver fatto tramontare la speranza nutrita da tutti i contribuenti, soprattutto in tempi come questi di cartelle pazze, di potersi «autotutelare» da atti fiscali illegittimi. Con la sentenza n. 3698 depositata a febbraio le Sezioni unite avevano infatti stabilito che il rifiuto del fisco di ritirare un atto impositivo definitivo in via di autotutela non poteva essere impugnato dal contribuente. In particolare, si legge i quelle motivazioni che «l'atto con il quale l'Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui all'art. 19 del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l'attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo». Con la sentenza di due giorni fa la Cassazione, almeno sul fronte risarcimento, riscatta questo strumento di difesa dei cittadini. Riceverà qualche centinaio di euro di risarcimento un cittadino di Patti che aveva ricevuto un accertamento illegittimo. Sicuro di non dovere al fisco le maggiori imposte il contribuente aveva presentato istanza di annullamento dell'atto impositivo in via di autotutela. Ma l'ufficio di Patti, per negligenza (così viene ricostruito in sentenza) non aveva provveduto. A questo punto l'uomo era stato costretto a fare causa al fisco e aveva vinto. I giudici avevano dichiarato l'illegittimità dell'accertamento. Ma non si era fermato qui. Aveva citato in causa davanti al giudice di pace della città l'ufficio delle imposte che aveva ignorato la sua domanda di annullamento dell'atto. Il magistrato onorario gli aveva dato ragione riconoscendo lui circa 700 euro e il danno esistenziale. Contro questa decisione il fisco ha fatto ricorso in Cassazione ma ha perso definitivamente la causa. La terza sezione civile del Palazzaccio, senza entrare nuovamente nelle polemiche sul danno esistenziale, ha riconosciuto il diritto dei cittadini ad essere risarciti per l'inadempimento dell'ufficio delle entrate sulle istanze di autotutela. Quindi, se per la sentenza dell'anno scorso l'inammissibilità dell'istanza presentata dal contribuente non può essere impugnata per la decisione di due giorni fa il silenzio immotivato del-l'amministrazione almeno dovrà essere risarcito.

L'articolo di Debora Alberici pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.