Home Ufficio Stampa Sardegna sull’orlo del sottosviluppo
Sardegna sull’orlo del sottosviluppo PDF Stampa
Venerdì 25 Novembre 2011 08:49

Sassari. Le donne dell’iRS diffondono uno studio della Sose commissionato da Cappellacci.

Ormai la parola «crisi» la si può chiudere in un cassetto.
Non è efficace, non è più pertinente quando si parla di economia in Sardegna.
La nostra isola infatti è - molto più drasticamente - una regione sottosviluppata.
Lo dice l’indagine realizzata dalla società per gli studi di settore Sose che, su incarico del presidente Cappellacci, ha monitorato l’evoluzione della crisi economica sarda tra il 2007 e il 2010. Ne è venuto fuori un vero disastro.
L’indagine fatta dalla società creata dal ministero dell’Economia - basata sull’analisi di un campione di partite Iva di imprese sarde - rivela una realtà drammatica: rispetto alle altre regioni italiane la Sardegna nel 2010 ha registrato la maggiore riduzione del totale delle operazioni attive (-3,8 per cento) con un crollo degli investimenti che, nel caso di alcune province come quella di Carbonia-Iglesias, arriva a toccare il 73 per cento.
Risultati sconosciuti alla popolazione
Ma le donne di iRS, che per due settimane hanno presidiato il palazzo di via Roma a Cagliari, sono riuscite ad avere il rapporto della società per gli studi del settore e, soprattutto, a diffonderlo. Hanno iniziato dalla prefettura di Sassari e proseguiranno con Nuoro e Cagliari. «La situazione è tragica ma a Roma sembra non importare - hanno spiegato - Di fronte a questi risultati hanno risposto picche. Silenzio totale». E così, ieri mattina, il famoso camper è approdato in piazza d’Italia.
Con in testa il leader Gavino Sale, le donne hanno incontrato il viceprefetto di Sassari Salvatore Serra. A lui è stato consegnato il resoconto dell’indagine: ora la documentazione verrà spedita al ministero degli Interni.
Il presidente Ugo Cappellacci lo scorso 8 novembre aveva inoltrato l’esito del monitoraggio al governo accompagnandolo con una lettera nella quale chiedeva esplicitamente che venissero «avviate le procedure per il riconoscimento del territorio regionale come area di crisi» e perché si provvedesse «secondo quanto previsto dall’articolo 51 dello statuto sardo alla sospensione almeno annuale dell’applicazione di tutte le norme relative alla riscossione volontaria e coattiva delle imposte, dei contributi e dei relativi oneri accessori che gravano sulle imprese sarde».
Un freno, in sostanza, a Equitalia, un po’ di ossigeno per i piccoli imprenditori, gli artigiani, i tartassati afflitti dalle cartelle esattoriali.
D’altronde - lo hanno ribadito più volte Bettina Putzolu e Claudia Aru - oramai il caso Sardegna sta diventando una vera e propria emergenza sociale.
«Cresce il numero dei suicidi, è un dato di fatto. Nel nostro camper sono venute madri di famiglia disperate, minacciavano di ammazzarsi. Hanno perso la speranza, hanno case e terreni pignorati, nessuna prospettiva per il futuro».
La Sose ha delineato un quadro che non può essere ignorato dal governo nazionale. Elenca anche i casi estremi, ossia i settori maggiormente interessati dalla crisi: al primo posto figurano gioielleria e oreficeria, seguono gli intermediari del commercio di macchine, impianti industriali, navi e aeromobili, macchine agricole, macchine per ufficio e poi accessori per abbigliamento e il commercio di motocicli e ciclomotori. «Su 160mila aziende esistenti in Sardegna - ha spiegato la Aru - 80mila sono iscritte al ruolo, 2350 sono state dichiarate fallite e a dicembre ne falliranno altre 8mila». Lacrime amare per piccoli imprenditori e commercianti.
«Sono 750mila le cartelle esattoriali in Sardegna - ha detto Gavino Sale - dobbiamo puntare all’azzeramento del debito con Equitalia e possiamo farlo dal momento che la Sardegna vanta un credito di dieci miliardi con lo Stato italiano». «Basta con questa illegalità nella gestione del debito, basta soprattutto ai tassi usurai nell’applicazione delle more» aggiungono Bettina Pitzolu, Claudia Aru e Nello Cardenia. Ora non resta che attendere.
«I prefetti delle province sarde faranno da intermediari con il governo - dice iRS - Dinanzi a un simile disastro chiediamo interventi concreti e immediati».
La Nuova Sardegna