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Prove tecniche di Terzo Polo per la Regione PDF Stampa
Martedì 29 Novembre 2011 10:04
CAGLIARI. Il caso Alghero accende i riflettori sulle grandi manovre del Terzo Polo in Sardegna.
Ma fa anche emergere qualche contrasto nella strategia delle alleanze: per le Comunali di primavera (e non solo quelle catalane) Udc e Psd’Az sono già orientati a sinistra, i finiani di Fli si mostrano molto cauti, i Riformatori sembrano sfilarsi del tutto.
E nessuno - almeno per il momento - pensa di rimettere in discussione gli accordi regionali con il Pdl sui quali si regge la Giunta di Ugo Cappellacci: forse perché la nascita del governo di Mario Monti potrebbe aver allontanato le elezioni politiche alla fine naturale della legislatura.
Altrimenti, col rinnovo del Parlamento alle porte, la caduta di Marco Tedde avrebbe avuto un effetto domino sino a travolgere l’inquilino di Villa Devoto. Trovandosi in «perfetta sintonia» con i dirigenti locali, il segretario dell’Udc, Giorgio Oppi, ha seguito con attenzione gli sviluppi politici algheresi. La sua presa di distanze da Tedde e dai centristi disubbidienti è stata chiara sin dall’inizio di questa vicenda. Oppi, che è assessore all’Ambiente con Cappellacci, ha sempre preferito non dare una esplicita valenza politica alla crisi dei rapporti con il sindaco catalano e con il Pdl locale. Ma ha colto la palla al balzo per ribadire la totale autonomia politica del suo partito.
«Con il Pdl e con Cappellacci - ha spiegato - abbiamo un accordo politico e programmatico limitato alla Regione, accordo che noi stiamo onorando più del Pdl». Giorgio Oppi ha troppa esperienza per non sapere che in questa fase l’Udc deve tenersi le mani libere dato che nessuno sa cosa succederà da qui alle elezioni politiche.
«Per le elezioni di primavera - si è sbilanciato il segretario dell’Udc - c’è un nostro orientamento ad alleanze con il Pd per ragioni locali, in quanto è stato il Pdl, sia ad Alghero sia a Oristano, a rifiutare il nostro apporto. Ragioni locali che non hanno mai pregiudicato i rapporti politici regionali». Il leader del Psd’Az Giacomo Sanna, presidente del partito e capogruppo regionale, ha detto di non volersi sbilanciare sulla valenza strategica del caso Alghero. Ma a un certo punto gli è sfuggito:
«E’ un primo passo». Cosa significa, che alle prossime elezioni comunali i sardisti andranno a sinistra pronti poi a fare il ribaltone alla Regione? «Per i Comuni - ha risposto - le scelte sono esclusivamente dai rapporti politici locali, dai programmi e dai candidati sindaci». E’ così, in sostanza, che Sanna punta a spiegare le future alleanze del Psd’Az a sinistra, almeno ad Alghero e Oristano (l’altro grande centro in cui si voterà in primavera è Selargius).
Più cauto è Ignazio Artizzu, il coordinatore di Fli che sta preparando il primo congresso regionale (sabato 3 dicembre) e la visita di Gianfranco Fini (10 dicembre). «Quello di Alghero - ha detto Artizzu - è un episodio locale, ma con Udc, Psd’Az e Riformatori abbiamo una strategia come Terzo Polo che prevede un rapporto unitario.
E’ un dato politico che va oltre i confini algheresi». Anche Fli è orientato a sinistra per le prossime elezioni comunali?
«Non è ipotizzabile - ha risposto Artizzu - una nostra alleanza a sinistra.
Può succedere nelle realtà locale, ma senza valenza politica, solo in base alla figura forte di un candidato. Comunque, è del tutto prematuro fare previsioni».
Per Oristano, Artizzu ha lanciato l’ipotesi che il Terzo Polo possa andare da solo: «Lì possiamo vincere senza allearci né col Pdl né con il Pd». Chi getta un po’ di acqua sul fuoco degli entusiasmi di Fli è Michele Cossa, coordinatore dei Riformatori.
Ad Alghero i Riformatori, nonostante il patto con le altre sigle, non hanno firmato il documento delle dimissioni. Perché? «La questione - ha spiegato Cossa - è stata seguita dal consigliere regionale Pietrino Fois e, come sempre in questi casi, le decisioni sono state prese sulla base delle condizioni locali». Resta confermata la strategia sarda del Terzo Polo?
«Io - ha risposto Cossa - non credo molto al Terzo Polo se questo significa un ritorno alla politica dell’ago della bilancia, di chi decide di volta in volta con chi schierarsi, contro la quale i referendari hanno lottato per imporre il bipolarismo».
In nome del bipolarismo i Riformatori resteranno sempre con il Pdl? «Noi - ha detto il coordinatore - noi abbiamo un’altra idea, del tutto autonomistica, che è quella del Partito dei sardi, un soggetto moderato che superi sia noi sia il Pdl e le altre sigle per confrontarsi con lo schieramento avversario». E, in attesa di questo progetto, alle Comunali di primavera come si schiereranno i Riformatori? «Sono scelte locali, dipenderà anche dai candidati».