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Il milleproroghe torna all'origine PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:52

Eliminati gli emendamenti estranei. Tra cui il condono edilizio

Falcidiati gli emendamenti al milleproroghe. Non ci sarà nessuna riapertura del condono edilizio, né alcuna estensione del piano casa. Le proposte di modifica (la prima a firma dei senatori Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli del Pdl, la seconda a firma del relatore Lucio Malan) sono state dichiarate inammissibili in commissione affari costituzionali del senato che in totale ha cassato oltre 300 dei 650 emendamenti presentati. Come annunciato dal presidente della commissione, Carlo Vizzini, sono stati espunti tutti gli emendamenti non omogenei alla materia e privi dei requisiti di necessità e urgenza. «Il piano casa e il condono edilizio», ha detto Vizzini, «sono questioni politiche e i gruppi parlamentari dovranno affrontarle ma con altri provvedimenti». In questo modo dovrebbe essere scongiurato il rischio che il tradizionale decreto di fine anno in materia di proroga di termini (dl n. 194/2009) venga snaturato e trasformato in un decreto omnibus. È finito nel cestino anche l'emendamento a firma di Giuseppe Valditara (Pdl) che puntava ad anticipare di due anni la pensione dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola. La novità, se fosse andata in porto, avrebbe interessato circa 20 mila insegnanti attorno ai sessant'anni di anzianità e vicina ai 35-36 anni di contributi. L'emendamento sul condono edilizio (si veda ItaliaOggi del 28 gennaio 2010) avrebbe reso possibile la presentazione, entro il 31 dicembre 2010, di una nuova domanda (o la riproposizione di un'istanza bocciata) per sanare le opere realizzate in aree sottoposte a vincoli ambientali e culturali. E in più avrebbe congelato i procedimenti sanzionatori penali o amministrativi in corso. Sul piano casa l'emendamento del relatore prevedeva, invece, procedure accelerate per gli interventi di trasformazione edilizia e territoriale, riconoscendo incentivazioni volumetriche e di semplificazione burocratica, anche in deroga alle norme e agli strumenti di pianificazione vigenti. Stop anche all'emendamento del relatore che prevedeva che le risorse derivanti dalla distribuzione di dividendi determinati da operazioni straordinarie di società di utility quotate non vengano computate nel calcolo del saldo finanziario 2007 ai fini del patto di stabilità degli enti locali. È saltata anche la proposta del relatore (simile a un emendamento della Lega già stralciato) sulla restituzione dell'Iva sulla tariffa sui rifiuti indebitamente pagata dai cittadini, così come la proposta «salva Eutelia» del Pd, per l'istituzione presso l'Inps di un fondo di garanzia per i lavoratori che non ricevono gli stipendi da oltre quattro mesi. Eliminata anche la proposta di Malan sul federalismo infrastrutturale che avviava di fatto una privatizzazione dell'autostrada Venezia Trieste. Si è salvato, invece, almeno per ora, l'emendamento (riveduto e corretto) del relatore che punta a realizzare un'ulteriore cura dimagrante agli organici della pubblica amministrazione centrale. Entro il 30 giugno 2010 gli uffici dirigenziali di livello non generale, e le relative dotazioni organiche, già tagliati dal dl 112/2008, dovranno essere ulteriormente ridotti in misura non inferiore al 10% (si veda ItaliaOggi del 27/1/2010). E dovranno essere rideterminate le dotazioni organiche del personale non dirigenziale, a esclusione degli enti di ricerca, in modo da ridurre di almeno il 10% la spesa complessiva risultante a seguito dei tagli del 2008. È stato ritenuto ammissibile anche l'emendamento del senatore Francesco Pontone (Pdl) che propone di estendere fino al 31 marzo 2010 (coprendo dunque tutta la prossima campagna elettorale) la sanatoria prevista dal milleproroghe dell'anno scorso (dl 207/2008) sulle violazioni in materia di affissioni di manifesti politici. Il mini-condono, consentirebbe di sanare le violazioni, anche ripetute e continuate, commesse versando, «per il complesso delle violazioni» 1.000 euro per anno e per provincia. La votazione sugli emendamenti non inizierà oggi perché bisognerà attendere il parere della commissione bilancio. A confermarlo a ItaliaOggi è lo stesso Malan. «Non vogliamo ripetere lo stesso errore dell'anno scorso, quando abbiamo iniziato a votare senza aver atteso il parere della quinta commissione». Malan ha anche escluso che possano essere inseriti emendamenti dell'ultim'ora, almeno da parte dei senatori. «Il governo può sempre farlo, ma quanto a noi non credo ci siano margini, perché altrimenti si dovrebbe attendere un nuovo parere della commissione bilancio». Il provvedimento approderà in aula martedì per la discussione generale.

L'articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.