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Enti, una bussola dalla Corte conti PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:53

Ai raggi X certificazioni Ici, spese di personale, emolumenti

La Corte dei conti scende in campo in aiuto degli enti locali, dissipando alcuni dubbi su una serie di questioni sulle quali si erano espresse, in qualche caso in modo diverso, alcune sezioni regionali. Le problematiche trattate dalla sezione autonomie toccano temi diversi: si va dai criteri metodologici per la verifica delle certificazioni Ici alle problematiche inerenti alla spesa di personale degli enti locali, per finire con gli emolumenti percepiti dagli amministratori locali. Vediamo nel dettaglio gli orientamenti elaborati dai giudici contabili. Verifica certificazioni Ici. Con la deliberazione n. 1/2010, la sezione autonomie ha analizzato la problematica relativa alla definizione di criteri metodologici per la verifica dell'attendibilità delle certificazioni del mancato gettito Ici per la prima abitazione. Il riesame si è reso necessario alla luce delle diverse scelte operate da alcune sezioni regionali. Infatti, mentre da un lato le scelte metodologiche sono risultate conformi nel seguire il criterio della gradualità dell'approccio alla valutazione di attendibilità, secondo le indicazioni fornite dalla stessa sezione autonomie con la delibera n. 8/2009, dall'altro lato i metodi proposti differiscono nella scelta di selezione dei criteri da utilizzare per ritenere il dato certificato discordante, o meno, dalle quantificazioni ipotizzabili in base ai dati consolidati. È necessario, secondo i giudici contabili, definire, quale utile criterio di verifica di attendibilità del mancato gettito accertato, quello che suggerisca la preliminare definizione di una linea di concordanza tra i dati consolidati e i dati da verificare, tracciata sulla base della maggiore disaggregazione possibile dei dati storici (abitazione principale, altri fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli) ed evidenziando le variazioni percentuali intervenute tra Ici globale 2006 e 2007, nonché tra i sottoaggregati. In conclusione, i giudici, rinviando a una successiva adunanza l'individuazione di un criterio omogeneo, sottolineano che la verifica di attendibilità, qualunque sia la metodologia seguita, deve concludersi con una specifica pronuncia da riferirsi alle singole certificazioni. Spese di personale. Con tre deliberazioni (2/2010, 3/2010 e 5/2010) la sezione autonomie, sollecitata da alcune sezioni regionali, ha fatto chiarezza su alcune questioni inerenti alla spesa di personale degli enti locali. Con il primo provvedimento è stato precisato, innanzitutto, che l'anno di riferimento per il calcolo della riduzione della spesa di personale è quello precedente, «in modo tale da garantirne una diminuzione in termini costanti e progressivi, di anno in anno, coerentemente con il vigente quadro normativo». Un altro importante chiarimento riguarda l'inclusione o meno dei rinnovi contrattuali nel computo dell'aggregato «spesa di personale». Al riguardo la sezione autonomie ha condiviso l'orientamento espresso dalla sezione Lombardia (parere n. 42 del 24/2/2009), riconoscendo agli enti soggetti al patto di stabilità l'esclusione degli oneri derivanti dai contratti collettivi nazionali intervenuti (per i comuni non soggetti al patto è la legge a prevederne l'esclusione: si veda art. 1, comma 562, legge n. 296/2006). Con la deliberazione n. 3/2010, la sezione autonomie, soffermandosi sull'individuazione della normativa di riferimento per una corretta modalità di calcolo dell'aggregato spesa di personale per l'anno 2009, ha confermato che il parametro di riferimento deve essere rappresentato, per gli enti soggetti al patto di stabilità, «dall'omologa voce di spesa dell'anno immediatamente precedente». Inoltre viene precisato che l'obbligo di ridurre l'incidenza percentuale delle spese di personale rispetto al complesso delle spese correnti (così come previsto dall'art. 76, comma 5, dl n. 112/2008) non opera fino all'emanazione del previsto dpcm, mentre risulta immediatamente operante la norma (art. 76, comma 7, dl 112/2008) che vieta agli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 50% delle spese correnti di procedere ad effettuare assunzioni a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale. Un'ulteriore questione è stata trattata nella deliberazione n. 5/2010. In particolare i giudici contabili hanno precisato che il personale trasferito ad un'Azienda dei servizi alla persona (Asp) deve essere considerato nell'aggregato spesa di personale dell'ente, stante anche la natura giuridica dell'ente partecipato. Infatti se gli enti partecipanti, si legge nel testo della delibera, ritornassero, in futuro, a svolgere i propri compiti assistenziali in forma separata, facendo rientrare tali funzioni all'interno della propria struttura organizzativa, non potrebbero non reinserire il personale dell'Asp nella propria pianta organica. Emolumenti degli amministratori locali. Con le deliberazioni nn. 4/2010, 6/2010 e 7/2010, la sezione autonomie della Corte dei conti ha posto l'attenzione sulle indennità degli amministratori locali. In particolare con la prima delibera, i giudici contabili hanno analizzato la questione relativa alla possibilità o meno di cumulo tra l'indennità di funzione di amministratore di ente locale e il gettone di presenza erogato allo stesso amministratore in qualità di componente del consiglio di un'Unione di comuni. A tal fine la sezione, richiamando quanto già sostenuto dal ministero dell'interno con riferimento ad altre forme associative tra enti locali (comunità montane e consorzi), ha espresso l'orientamento in base al quale l'attuale art. 82 del dlgs n. 267/2000, così come novellato dalla legge finanziaria 2008, non consente il cumulo tra indennità di funzione e gettone di presenza per mandati elettivi presso enti diversi. Con la deliberazione n. 6/2010 è stata affrontata la problematica relativa all'individuazione della normativa per una corretta modalità di calcolo delle indennità degli amministratori locali. Dall'analisi del contesto normativo (art. 1, comma 54, legge n. 266/2005, art. 2, comma 25, legge n. 244/2007, art. 76, comma 3, dl n. 112/2008) si rileva «l'attuale intenzione del legislatore di negare ogni ipotesi di incremento delle indennità (_) rispetto alla misura massima edittale di cui al dm 119/2000», sottolineando come l'art. 1, comma 54, della legge n. 266/2005 (Finanziaria 2006), che prevedeva la riduzione del 10% delle indennità degli amministratori locali, deve ritenersi non più in vigore. Infine, con la deliberazione n. 7/2010, la sezione autonomie ha specificato che, ai fini dell'individuazione della dimensione demografica, che costituisce il parametro per l'adeguamento delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza degli amministratori locali, deve farsi riferimento al criterio fissato dall'art. 156 dlgs n. 267/2000, in base al quale si considera la popolazione residente, calcolata alla fine del penultimo anno precedente. Il suddetto criterio, in quanto riferito a dati concreti e più attuali, prevale su quelli più astratti e risalenti all'anno 2001, anno dell'ultimo censimento.

L'articolo di Matteo Esposito pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.