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Ganau picconatore? PDF Stampa
Venerdì 09 Dicembre 2011 09:03
 Normale dialettica
Sassari. Il Pd deve darsi una scossa, deve rinascere attraverso i circoli,
 
slegato da logiche di capi-corrente che tengono imbalsamato il partito.
 
 
Gianfranco Ganau, ancora una volta ha lanciato il monito che ribadisce da mesi davanti alle platee del popolo del centrosinistra.
Stavolta, ha scritto un documento e l’altra sera lo ha illustrato davanti alla Direzione provinciale.
Una «scossa» ha percorso le schiene dei dirigenti del Partito democratico, ma nessuno ha voluto leggere sferzate nelle parole di Ganau. Normale dialettica, confronto, anzi «è stata davvero una bella e partecipata direzione». E allora, tutti approvano il messaggio «chiaro e forte» di Ganau perchè «il partito sta già cambiando, la conferenza programmatica è il nostro primo obiettivo avviato». Così Silvio Lai, il segretario regionale che preannuncia la scelta statutaria del «rafforzamento delle primarie parlamentari».
Così Giacomo Spissu, che da politico navigato sa bene di rappresentare una sua corrente, ma minimizza: «Abbiamo fatto i congressi su queste composizioni. I capi?
Ci sono i rappresentanti». Drastico invece Mario Bruno, vice presidente del consiglio regionale: «Il Pd deve decidere se confrontarsi o se disintegrarsi nelle lotte intestine». Non vuole sentirsi etichettato come capo-corrente, giammai come capo-bastone, Giovanni Giagu, già consigliere regionale: «Non ho ruoli nel Pd. Non capisco come sia stato tirato in ballo. Non mi si può impedire di fare politica e di frequentare amici politici. Stiamo attenti, è bene che non si confonda l’Amministrazione con i partiti, perchè è storia dei regimi, quelli che combatto», dice quasi come un messaggio decriptato.
Ma intanto, nella Direzione dell’altra sera, tutti erano pronti a firmare il documento Ganau. Il Pd è partito unito, coeso e convinto della necessità di una svolta?
È superato il vicino passato di Soriani e antisoriani? I capi-corrente fanno un passo indietro?
Non esistono i capi-corrente (e tanto meno i capi-bastone, termine che Ganau non ha usato, ma a cui l’altra sera qualcuno ha fatto cenno sottovoce). Niente capi-corrente, ci sono i rappresentanti delle componenti scaturite dai congressi. Il sindaco di Sassari, però, si mostra preoccupato del destino del Pd, un partito di popolo che però ha difficoltà «a venir percepito come alternativa credibile» al centrodestra e a raccogliere un largo consenso su cui costruire l’alternativa di governo.
Ma la stoccata va oltre, quando afferma che il Pd sardo «è imbalsamato in logiche che fanno capo a pochi capi-corrente, che decidono alleanze e divisioni non su convergenze o divergenze di linea politica ma su temi che al massimo riguardano vecchie logiche di potere quasi sempre in funzione esclusiva di posizionamenti elettorali futuri». E tengono sotto scacco i segretari di turno, impedendo di fatto il confronto.
È un pugno nello stomaco la vicenda delle poltrone, col politico di turno che passa su un altro fronte, per un mero interesse di nomina in qualche ente. Tema questo che ha sempre portato divisioni interne. Eppure, secondo Ganau basterebbe lasciare questa responsabilità politica a sindaci e presidenti della Provincia «figure deputate per legge alle nomine». Anche perchè il consenso «non si ottiene posizionando ai vertici gli “amici” ma facendo funzionare con efficienza i servizi dell’ente grazie a figure professionalmente capaci».
 Ganau apprezza il percorso di confronto sui programmi, iniziato a Baradili, che dovrà portare ad un aggiornamento e ridefinizione delle linee e «auspicabilmente a una ridefinizione degli schieramenti interni sulla base di posizioni politiche leggibili». Il sindaco fa cenno poi alla solitudine degli amministratori degli enti locali, mentre bisogna ristabilire un corretto rapporto tra partito/cittadini/amministratori.
Questo non succede perchè spesso mancano le strutture di base, i circoli appunto che, però, quando ci sono continuano spesso a funzionare come strumenti di “corrente”. Bisogna richiamare i militanti a un nuovo impegno: cominciare a fare politica dalla base.
Sì alle primarie per scegliere i migliori candidati. Poi il sindaco di Sassari si toglie il sassolino dalla scarpa, quando fa cenno a un partito inefficace in occasione delle recenti «tristi esperienze di nomina dei vertici degli organismi di rappresentanza degli enti locali (Anci, Ups, CdAut)» e ammonisce che «pratiche di accordo di parti del partito addirittura con i nostri avversari politici non solo non diventino la regola», ma siano sostituite dalle regole. Un’altra nota è riferita al territorio di Sassari, al confronto sulla crisi industriale, sui temi ambientali e sullo sviluppo equilibrato: «L’Amministrazione si è già espressa, il Pd no».
«È chiaro il monito di Ganau - dice Mario Bruno -.
Circoli, associazioni e cittadini, sono ben altra cosa rispetto ai capi-corrente». Perciò giudica positiva la conferenza programmatica, «avviata in modo itinerante e capillare in tutta la Sardegna, ma deve ora produrre una sintesi e un progetto unitario di Sardegna».
Il nord ovest dell’isola, in questo contesto, ha molto da dire «se non altro per il peso politico che ha dimostrato di avere». Non lesina critiche Bruno quando dice anche lui «basta all’egemonia di poche persone sulla cresta dell’onda da decenni, che vogliono condizionare ancora scelte e percorsi». E Silvio Lai, sposando la linea di Ganau («va rafforzata») è convinto che Sassari debba prendersi lo spazio di protagonista che merita. Nessun disaccordo, quindi, su nessun fronte. Anzi, tutti pronti a navigare insieme per far «rinascere» il Pd come forza alternativa di governo alla Regione.
La Nuova Sardegna