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Strade, treni, centrali: ecco la fotografia dell'Italia bloccata PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:54

Il 2009 anno record di progetti contestati - IL FENOMENO/Secondo l'Aris i nuovi impianti «osteggiati» sul territorio sono stati 151: in Lombardia e Veneto il 27 per cento dei casi

Un Paese ingessato, disperatamente bisognoso di infrastrutture e nuovi investimenti ma stoppato dalla guerra dei veti. Più o meno quello che succede in Italia, dove i vincoli di bilancio pubblico consentono poche iniziative mentre gli investimenti privati sono frequentemente sottoposti a un'estenuante guerra di trincea da parte di comitati cittadini, ambientalisti, comuni, province, regioni ed enti territoriali. Così alla fine di ogni anno è inevitabile che si allunghi la lista delle opere bloccate o sottoposte a procedimenti giudiziari di vario tipo: l'anno scorso nel mirino sono entrati 151 nuovi progetti per la cui realizzazione saranno forse necessari tempi doppi o tripli rispetto alle attese. Due casi per tutti: la vicenda dell'Alta velocità Lione-Torino arenatasi in Valsusa e il rigassificatore di Brindisi che, a dieci anni dall'avvio dell'iter autorizzativo e 200 milioni investiti, il cantiere è fermo e sotto sequestro. «In dicembre - osserva Damiano Ratti, ad di British Gas Italia - la commissione tecnica del ministero dell'Ambiente ha dato il via libera alla Valutazione d'impatto ambientale. Ora attendiamo le firme dei ministri Prestigiacomo e Bondi e dopo il recepimento da parte del ministero dello Sviluppo economico». Quindi si riaprirà il cantiere? «Magari - sorride Ratti - Entro giugno dovrebbe riunirsi la conferenza dei servizi, nella quale presenteremo il progetto definitivo e si parlerà anche di compensazioni ambientali. Speriamo di chiudere entro l'anno». Alla fine del 2009 la lista nera delle opere colpite dalla sindrome Nimby (not in my backyard, non nel mio cortile) e censite nell'ultimo quinquennio sono 283, di cui, appunto, 151 avviate nel 2009. Sono queste alcune anticipazioni della quinta edizione dell'Osservatorio Nimby Forum promosso da Aris, associazione no profit attiva nei settori ambiente, energia e infrastrutture. I dettagli verranno divulgati in un convegno che si terrà in febbraio. Nella classifica delle opere contestate svettano le 70 centrali a biomasse e i 41 termovalorizzatori. E poi centrali a metano, impianti eolici, discariche di rifiuti urbani, infrastrutture stradali e ferroviarie, gasdotti e impianti industriali. La novità degli ultimi anni del Nimby mette nel mirino non solo le discariche dei rifiuti prodotti dagli stessi cittadini che li contestano o le canne fumanti delle centrali turbogas, ma anche gli impianti a biomasse, cioè alimentati con legno e piante erbacee, o gli innocui mulini a vento a impatto zero, se si esclude quello visivo. «A volte - commenta Flavio Sarasino, presidente di Federpern, la Federazione dei produttori di energie rinnovabili - basta un club di canoisti a rallentare l'iter delle concessioni. Potrei scrivere un libro su questo argomento, anche se in generale in Italia lo sfruttamento dell'idroelettrico è vin modello ben sviluppato. Nonostante le bizzarrie di alcune regioni: per esempio, in Piemonte recentemente hanno messo al bando i mini-impianti sotto il megawatt». Ma chi sono i soggetti che si mettono di traverso? In un quarto dei casi censiti dall'Osservatorio Nimby Forum si tratta di comitati locali dei cittadini e per un altro quarto sono i Comuni interessati dal progetto. Per il resto ci sono pressoché tutti: amministrazioni provinciali, regioni, enti territoriali, ambientalisti e persino sindacati. Oltre la metà dei casi è concentrata nel Nord, di cui Lombardia e Veneto si ritagliano il 27 per cento. «Il fenomeno Nimby - conclude Aris - muta rapidamente, tende a politicizzarsi e a evolvere verso il Not in my terra of office, non durante il mio mandato governativo. Non di rado la protesta viene strumentalizzata e si creano contrasti anche tra i vari livelli della pubblica amministrazione, in assenza di una chiara pianificazione e distribuzione delle competenze».

L'articolo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.