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Nuovi contratti, tetto agli stipendi PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:54

I manager di stato non potranno ottenere importi superiori a 274mila euro

ROMA - Dirittura d'arrivo per il regolamento che fissa un tetto agli emolumenti per incarichi nella Pa, che non potranno superare lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, pari a circa 274mila euro lordi l'anno (ma ogni anno sarà il ministro guardasigilli a comunicare gli adeguamenti). Oggi lo schema del Dpr che dà attuazione alla norma introdotta con la Finanziaria 2008 arriva in preconsiglio e il suo varo definitivo è atteso nella riunione del Consiglio dei ministri di domani. La novità più importante rispetto alla versione approvata lo scorso mese di ottobre s'incontra all'articolo 6 del testo, dove si introduce l'obbligo per il dipartimento per la Funzione pubblica di monitorare gli incarichi di «chiunque percepisca retribuzioni o emolumenti nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo, direttamente o indirettamente a carico delle pubbliche finanze, con le amministrazioni dello stato, le agenzie, gli enti pubblici economici e non economici, gli enti di ricerca, le università, le società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica e le loro controllate». I risultati di questo controllo, che riguarderà una platea di manager pubblici e dirigenti assai più vasta di quella che dovrà rispettare il tetto massimo indicato dalla legge, verranno comunicati ogni anno al Parlamento dal ministro per la Pa e l'Innovazione. La più estesa garanzia di trasparenza recepisce in pieno le richieste avanzate dalle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera e la prima Commissione Senato, dove il Dpr è transitato in questi mesi per il previsto parere dopo aver incassato il via libera del Consiglio di stato e del Garante per la protezione dei dati personali. Dal tetto restano esclusi gli incarichi in Bankitalia e nelle authority indipendenti (che saranno comunque tenute a garantire pubblicità e trasparenza sui rispettivi siti web riguardo alle retribuzioni e gli emolumenti superiori al limite fissato). Piena applicazione, invece, nelle Spa pubbliche non quotate ma con un limite fondamentale, visto che dal calcolo degli emolumenti è esclusa la retribuzione globale o la pensione che il manager già percepisce in virtù di un altro incarico, ed esclusa è anche la quota che lo stesso soggetto «è obbligato a versare in fondi». Liberi dal vincolo anche gli incarichi all'estero (dagli ambasciatori ai dirigenti delle sedi oltreconfine di enti, istituti e agenzie), nonché gli incarichi professionali, compresi quelli non continuativi e i contratti d'opera determinati ai sensi dell'articolo 2389 del Codice civile – come i contratti che applica la Rai – nonché gli arbitrati. Detta con un esempio: gli emolumenti del direttore generale della Tv pubblica (intesi come retribuzione di base) non sono soggetti al tetto dei 274mila euro lordi annui e lo stesso vale per tutte le retribuzioni base per ruoli apicali della Pa, mentre il tetto si applica per gli eventuali altri incarichi aggiuntivi. Ma i limiti all'applicazione non si fermano qui: nei prossimi tre anni tutte le amministrazioni potranno derogare per incarichi di carattere eccezionale (per qualità e quantità delle prestazioni richieste) che dovranno tuttavia essere sottoposti al vaglio del dipartimento Funzione pubblica. Il tetto si applicherà solo sui nuovi contratti e un clausola di salvaguardia (singolare per un norma che pone un tetto alle retribuzioni) prevede che dalla sua applicazione non dovranno derivare nuovi oneri per la finanza pubblica.

L'articolo di Davide Colombo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.