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Farmer market, potere ai comuni PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:55
Ai sindaci il controllo sulla vendita diretta dei prodotti agricoli


I mercati agricoli di vendita diretta saranno soggetti all'attività di controllo dei comuni nel cui territorio avranno sede, ma anche al controllo del Corpo forestale dello stato e degli altri organi di polizia. L'obiettivo delle verifiche (violazioni reiterate, anche in tempi diversi, potrebbero provocare la chiusura del farmer's market) sarà accertare il rispetto del disciplinare di mercato e delle nuove disposizioni in arrivo sulla vendita di prodotti a km zero. Stiamo parlando del disegno di legge, recante «norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e di qualità», il cui impianto è stato già anticipato da ItaliaOggi il 28 gennaio 2010. Ieri il preconsiglio dei ministri ha varato lo schema definitivo e ha calendarizzato l'esame del ddl per il prossimo consiglio dei ministri. Quello, cioè, successivo al cdm di oggi. E l'individuazione dei comuni, quali unica amministrazione pubblica competente a vegliare sui farmer's market è frutto proprio dell'ultima limatura. La bozza di ddl approvata in preconsiglio, infatti, apporta alcune correzioni al testo originario, pur confermandone l'impianto. Resta, per esempio, il taglio del 50% ai costi burocratici gravanti su chi intende costruire grandi strutture di vendita e centri commerciali. In sostanza, sia il contributo per il rilascio del permesso di costruzione sia gli oneri legati agli altri atti autorizzatori o concessori in materia di edilizia o urbanistica verranno dimezzati qualora i committenti dei nuovi supermercati si impegnino, all'atto della richiesta, «a porre in vendita prodotti alimentari a chilometro zero provenienti da filiera corta e prodotti di qualità in misura non inferiore, in termini di valore, al 30% delle produzioni agricole e agroalimentari complessivamente acquistate su base annua». Tradotto: chi promette di vendere un minimo di prodotti di qualità certificata o a km zero incasserà un maxi-aiuto per la costruzione dei supermercati. Questo impegno, come detto, era già previsto nella prima bozza di ddl. Non solo. Nella prima stesura questa era una promessa senza scadenza. L'ultima bozza licenziata dal preconsiglio, invece, la limita temporalmente: cinque anni e non uno di più, entro cui rispettare i patti. Altrimenti scatta il pagamento della sanzione prevista, che ricordiamo essere «il pagamento integrale del contributo, con un tasso di interesse superiore di due punti a quello legale decorrente dalla data di concessione delle agevolazioni». Finita qui? Non proprio: lo schema di ddl corregge il tiro anche in merito alla facoltà concessa alle strutture commerciali di vendere prodotti a km zero. Arrivando a prevedere la possibilità di istituire una sorta di «riserva» nei supermercati per i soli prodotti agricoli e agroalimentari di qualità o a chilometro zero provenienti da filiera corta; una riserva grande fino al 30% della superficie totale di ogni singola struttura commerciale. L'obiettivo di questa operazione, dichiarato dall'esecutivo, è accorciare la filiera agroalimentare, potenziando i mercati contadini, nati circa 20 anni fa negli Usa e attivi da poco più di un biennio sul territorio italiano. Ovviamente, l'idea non è cosa di oggi. Infatti, il ddl su farmer's market e km zero segue il decreto del ministro delle politiche agricole del 20/11/2007, attuativo dell'art. 1, comma 1065, della Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006), che già disciplina i mercati riservati alla vendita diretta degli imprenditori agricoli. In quest'ultimo step, però, l'esecutivo fa leva su un nuovo trend: secondo recenti studi, i farmer's market negli Usa sarebbero cresciuti di quasi il 30% negli ultimi cinque anni, passando da 3.000 a 3.700, con oltre 40 mila imprese agricole coinvolte in forme di commercializzazione diretta.

L'articolo di Luigi Chiarello pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.