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Un viavai di candidati dalle Camere ai Comuni PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:57

NESSUN PONTE/Un Ddl bipartisan introduce limiti invalicabili all'eleggibilità di onorevoli e senatori a sindaci nelle città con più di 20mila abitanti

IN CANTIERE/Negata ogni possibilità di nomina nelle partecipate per chi negli ultimi tre anni è stato sindaco, assessore o consigliere nel Comune socio

Le regole per fissare una volta per tutte le incompatibilità, soprattutto fra il seggio parlamentare e la sedia in giunta o in consiglio negli enti locali, è all'esame (da luglio) della commissione affari costituzionali del Senato. Quelle per bloccare le porte girevoli fra i comuni e le loro società sono state approvate (a dicembre) dal governo, nel regolamento che attua la riforma dei servizi pubblici locali, ma aspettano ancora il via libera della conferenza unificata. Nel frattempo succede di tutto. Sul viavai tra Parlamento e politica locale domina un paradosso: il viaggio dal comune al parlamento (o alla regione) è impossibile, quello in senso contrario è all'ordine del giorno, come dimostrano anche le elezioni del prossimo marzo. In corsa per le poltrone locali ci sono anche tre esponenti del governo: il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a Venezia, il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli a Lecco e il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna alla Regione Campania. Gli unici problemi, in caso di successo, dovrebbero riguardare quest'ultima, che incapperà contro la legge dell'82 (la 154) che vieta di sovrapporre l'incarico di ministro ( o di parlamentare) a quello di consigliere regionale. Con tutta la buona volontà, però, nemmeno i ministri - parlamentari - candidati alle prossime elezioni potranno alimentare nuovi record nell'affollamento di incarichi intorno a un solo politico. Daniele Molgora, per esempio, già oggi indossa tre giacche, quella da deputato, da sottosegretario all'Economia e da presidente della provincia di Brescia. Il disegno di legge che vuole tagliare questi ponti è bipartisan ( lo hanno firmato Follini e Sanna per il Pd, e Augello e D'Alia per il Pdl), e per azzerare ogni bizantinismo su incompatibilità e ineleggibilità introduce semplicemente il divieto fra il mandato parlamentare e quello da sindaco di un comune con più di 20mila abitanti o da presidente di provincia. Niente limiti, invece, per le altre cariche locali, che già oggi mantengono un fitto dialogo con le due camere; Maurizio Leo, assessore al Bilancio al comune di Roma, è anche deputato e presidente di commissione (quella di Montecitorio chiamata a vigilare sull'anagrafe tributaria), e sempre in Campidoglio anche il vicesindaco Mauro Cutrufo è impegnato in Parlamento (è senatore). Per non essere da meno, anche Milano colloca sulla poltrona da vicesindaco un parlamentare di lungo corso: si tratta di Riccardo De Corato, alla Camera da due legislature dopo tre mandati passati a Palazzo Madama. La trama dei divieti proposti nel disegno di legge si concentra però su altre poltrone che spesso tentano i parlamentari; se il progetto sarà approvato, deputati e senatori non potranno per esempio essere nominati dal governo o dalle amministrazioni centrali per cariche in altre amministrazioni pubbliche o entrare in aziende pubbliche con il ruolo di direttore, consigliere d'amministrazione o membro del consiglio di amministrazione. Porte chiuse anche per i deputati e i senatori che aspireranno a cariche di vertice nelle aziende in cui lo stato ha una partecipazione superiore al 10 per cento. Sul problema dei rapporti troppo stretti fra i vertici degli enti locali e quelli delle loro società partecipate, invece, il regolamento che attua la riforma dei servizi pubblici locali rappresenta il secondo tentativo, dopo quello abortito nella scorsa legislatura. Il testo licenziato dal governo vieta la poltrona di consigliere di amministrazione nelle partecipate a chiunque abbia svolto negli ultimi tre anni qualsiasi incarico politico nel comune socio. Il blocco è assoluto, nel senso che non si limita a vincolare sindaci e assessori, ma si applica anche ai consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, e a quelli circoscrizionali: per tutti loro non sarà possibile entrare nei cda degli enti in cui hanno operato. In teoria, quindi, il muro potrebbe essere aggirato solo con accordi incrociati tra enti, ma bisogna tener conto del fatto che la regola si applica anche a unioni di comuni e comunità montane. Agli ex politici (negli ultimi due anni, però, anziché negli ultimi tre) sarà vietato anche far parte della commissioni di gara per i servizi affidati dal loro ente.

L'articolo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.