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PARERE 85/2011 personale - Mobilità in entrata - Limiti - Proventi sanzioni codice della Strada - Assunzioni a tempo determinato – Limiti PDF Stampa

 

MOBILITA' IN ENTRATA E LIMITI ALLE ASSUNZIONI

PROVENTI SANZIONI CDS E ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO

Con deliberazione n. 85 del 2011 la Corte dei Conti, sezione per la Sardegna interviene ancora una volta sulla corretta interpretazione da dare alle mobilità in entrata di personale proveniente da altri enti, rispetto ai vincoli derivanti dal patto di stabilità. Nell’articolato parere, inoltre, si è pronunciata anche sulla qualificazione della spesa per assunzioni a tempo determinato ex art. 208 comma 5 bis del codice della strada, sempre ai fini della quantificazione del tetto di spesa per il personale.

Quanto alla prima delle questioni affrontate, giova richiamare la pronuncia a sezioni riunite, n. 59 del 2011, ove la Corte ha effettuato una ricostruzione della vigente normativa in materia di mobilità e delle concrete modalità attuative dell’istituto con riferimento alle diverse tipologie di enti, così come disciplinate da circolari e direttive del Dipartimento della la funzione pubblica.

 

Gli enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno sono destinatari di una specifica normativa in materia di assunzioni che individua i vincoli, i presupposti ed i limiti per avviare le procedure di reclutamento di nuove unità di personale.

 

In particolare, da ultimo, l’articolo 1, comma 562, della legge finanziaria per il 2007 (legge 296/2006), citato ai punti precedenti, dispone, relativamente a tali enti, che “….le spese di personale non devono superare il corrispondente ammontare dell'anno 2004.”. La norma prosegue specificando che i predetti enti “possono procedere all'assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno”.

 

Relativamente agli enti sottoposti a regime vincolistico delle assunzioni, la norma fondamentale in materia di mobilità volontaria del personale, tutt’ora vigente, è contenuta nell’articolo 1, comma 47 della legge 30 dicembre 2004 n. 311 che così dispone: “In vigenza di disposizioni che stabiliscono un regime di limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, sono consentiti trasferimenti per mobilità, anche intercompartimentale, tra amministrazioni sottoposte al regime di limitazione, nel rispetto delle disposizioni sulle dotazioni organiche e, per gli enti locali, purché abbiano rispettato il patto di stabilità interno per l’anno precedente”.

Tale norma per gli enti sottoposti a vincoli assunzionali configura, dunque, la mobilità come un’ulteriore e prodromica possibilità di reclutamento in deroga ai limiti normativamente previsti.

 

Al fine di garantire la necessaria neutralità finanziaria delle operazioni di trasferimento il Dipartimento della funzione pubblica con la circolare n. 4 del 2008 e, in seguito, con alcuni specifici pareri, (confronta da ultimo quello reso alla Croce rossa italiana n. 13731 del 19 marzo 2010) ha chiarito che, poiché l’ente che riceve personale in esito alle procedure di mobilità non imputa tali nuovi ingressi alla quota di assunzioni normativamente prevista, per un ovvio principio di parallelismo e al fine di evitare a livello complessivo una crescita dei dipenderti superiore ai limiti di legge, l’ente che cede non può considerare la cessazione per mobilità come equiparata a quelle fisiologicamente derivanti da collocamenti a riposo. Espletate le procedure di mobilità l’ente ricevente resta, infatti, libero di effettuare un numero di assunzioni compatibile con il regime vincolistico e con le vacanze residue di organico.

In tale ricostruzione consentire all’ente cedente di procedere a propria volta alla sostituzione del personale trasferito significherebbe, in definitiva, autorizzare l’ingresso dall’esterno, nel complessivo insieme di tutte le amministrazioni sottoposte a limiti assunzionali, di un numero di dipendenti maggiore di quello complessivamente consentito.

Il Comune che ha assentito al trasferimento, al fine anche di favorire e legittime aspettative dei propri dipendenti richiamate nella delibera delle Sezione Sardegna, potrà, comunque, beneficiare del relativo risparmio di spesa - che rappresenta pur sempre una delle imprescindibili condizioni per procedere a nuove assunzioni - e, ove ritenga necessaria la sostituzione delle unità cedute potrà a sua volta avviare una procedura di mobilità in entrata attraverso il previsto interpello.

La mobilità si configura, dunque, come strumento per una più razionale distribuzione del personale tra le diverse amministrazioni preliminare alla decisione di bandire procedure concorsuali in ossequio al principio che, prima di procedere alla immissione, nei limiti consentiti dall’ordinamento, di nuovo personale, appare opportuno sperimentare iniziative volte ad una migliore e più razionale collocazione dei dipendenti già in servizio presso amministrazioni diverse.

 

La normativa e le procedure sopracitate riguardano, peraltro, l’ipotesi di mobilità intercorrente tra amministrazioni entrambe sottoposte ad un regime vincolistico delle assunzioni.

Diverso il caso in cui un ente sottoposto a limitazioni dia l’assenso al trasferimento di un proprio dipendente presso amministrazioni non soggette vincoli assunzionali.

In tal caso per l’ente ricevente la mobilità in entrata si configura a tutti gli effetti come ingresso di una nuova unità di personale, risultato che potrebbe essere alternativamente ottenuto attraverso il ricorso alle normali procedure di reclutamento, non ponendosi il problema dell’imputazione del trasferimento ad un non previsto contingente di nuove assunzioni. In tale ipotesi non osterebbe alla neutralità finanziaria dell’operazione considerare la cessione per mobilità come utile ai fini del calcolo delle nuove assunzioni consentite all’ente di provenienza del dipendente.

 

Conclusivamente “Relativamente agli enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno, nei confronti dei quali operano i vincoli in materia di assunzione previsti dall’articolo 1, comma 562 della legge n. 296 del 2006, le cessioni per mobilità volontaria possono essere considerate come equiparabili a quelle intervenute per collocamento a riposo nella sola ipotesi in qui l’ente ricevente non sia a sua volta sottoposto a vincoli assunzionali”.

 

Tanto premesso, i giudici contabili forniscono con il parere in commento ulteriori precisazioni.

 

Nel caso di specie, la mobilità atterrebbe a enti assoggettati al patto di stabilità, con la duplice conseguenza che la mobilità in entrata non potrebbe essere considerata assunzione ma bensì operazione neutra per la finanza pubblica, e che i nuovi ingressi non debbano essere imputati alla quota di assunzioni normativamente prevista nel limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno precedente.

 

Si rende tuttavia necessario verificare la sussistenza di ulteriori requisiti:
- Che sussista vacanza in pianta organica dell’ente ricevente;

- Che ove l’ente sia soggetto al patto di stabilità questo sia stato rispettato nell’anno precedente;

- Che comunque la spesa per l’ente ricevente non comporti un incremento oltre i limiti imposti dalla disciplina ex art. 1 comma 557 della legge finanziaria per il 2007;

- Che, infine, l’incidenza della spesa per il personale sulla spesa corrente, pur dopo il nuovo ingresso, sia inferiore al 40%.

 

La Corte passa quindi alla seconda delle questioni affrontate, ovvero la qualificazione della spesa per assunzioni a tempo determinato ex art. 208 comma 5 bis del codice della strada, sempre ai fini della quantificazione del tetto di spesa per il personale. La norma recita:”La quota dei proventi di cui alla lettera c) del comma 4 può anche essere destinata ad assunzioni stagionali a progetto nelle forme di contratti a tempo determinato e a forme flessibili di lavoro.. (omissis) “.

 

Tali risorse, così destinate, non concorrono alla determinazione della spesa complessiva per il personale e quindi non incidono sulla verifica del rispetto del patto di stabilità.

 

Alle medesime conclusioni, peraltro, era già arrivata anche la deliberazione n. 9 del 2011 con la quale la Corte dei Conti si è pronunciata in ordine alla possibilità, da parte degli enti locali, di utilizzare i proventi derivanti dagli accertamenti delle violazioni al codice della strada per finanziare progetti di potenziamento dei servizi di controllo, finalizzati alla sicurezza urbana e stradale, e per la prevenzione degli illeciti di cui agli artt. 186, 186 bis e 187 C.d.S, anche mediante assunzioni di personale a tempo indeterminato.

 

Il giudice contabile, ha, anzitutto chiarito che le risorse sono sottoposte ad un vincolo di destinazione nelle seguenti misure:
- almeno un quarto (del 50% che dell’importo della sanzione pecuniaria spetta all’ente accertatore e quindi il 12,5% del totale accertato) per interventi riguardanti la segnaletica delle strade di proprietà dell’ente;

- almeno un altro quarto (del 50% che dell’importo della sanzione pecuniaria spetta all’ente accertatore e quindi il 12,5% del totale accertato) per il potenziamento delle attività di controllo e accertamento delle violazioni;

- il residuo (pari o inferiore al 25% del totale accertato) per un ventaglio di diverse fattispecie.

 

La Corte ha altresì statuito che non si potrà procedere ad un assunzioni a tempo indeterminato (per le quali vigono stringenti vincolo di legge) essendo possibili solo assunzioni stagionali con contratti a tempo determinato.

 

Infine, il potenziamento delle attività di polizia urbana dovrà avvenire proprio in riferimento alla prevenzione ed alla repressione della guida in stato di alterazione psicofisica.



Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Dicembre 2011 12:48