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Entrate: in Sardegna trattativa riaperta PDF Stampa
Martedì 20 Dicembre 2011 08:15

Ieri incontro a palazzo Chigi tra Cappellacci e Catricalà.

Il presidente chiede unità.

«Ma serve il sostegno di tutti i politici sardi o falliremo».

La news da L'Unione Sarda...

 

 

Il presidente della Regione Ugo Cappellacci incontra a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, riapre formalmente la vertenza entrate ma invita il Consiglio, tutto il Consiglio, e i parlamentari sardi a fare quadrato «perché stiamo trattando una questione vitale e presentarci disuniti ancora una volta può significare fallire ancora».

 

 

Un appello accolto, per ora, solo dal Pdl ma che non convince né Riformatori né opposizioni.

 

 

All'ex garante della concorrenza, ieri il numero uno di Villa Devoto ha sottoposto, ancora una volta, il “Pacchetto Sardegna” ottenendo la garanzia di una riapertura dell'istruttoria.

 

 

VERTENZA ENTRATE

 

 

In primo piano c'è soprattutto la vertenza entrate, sulla quale la Regione era stata letteralmente presa in giro.

 

 

L'accordo con il governo Berlusconi, sulla base del quale il Consiglio regionale aveva modificato l'articolo 8 dello Statuto speciale, prevedeva una maggiore quota di compartecipazione delle entrate e l'erogazione di 800 mila euro all'anno per due anni a partire dal primo gennaio del 2010. In cambio la Regione si era impegnata a farsi carico degli oneri della continuità territoriale e di quelli per istruzione e sanità precedentemente a carico dello Stato.

 

 

La Sardegna ha mantenuto gli impegni ma Roma non ha fatto altrettanto.

 

 

LA FREGATURA ROMANA

 

 

Perché il governo Berlusconi dopo il via libera in Commissione paritetica Stato-Regione non ha mai discusso le norme di attuazione non rispettando di fatto i patti a causa, fu la Ragione ufficiale, della strenua opposizione della Lega.

 

Quei soldi sono stati messi nel bilancio della Regione, come le altre entrate, ma se il governo Monti non farà ciò che i predecessori non hanno fatto, la Sardegna dovrà accontentarsi di una Finanziaria povera e non avrà fondi “manovrabili” per la crescita né potrà sbloccare i fondi per pagare migliaia di imprese che hanno effettuato lavori pubblici.

 

 

 

RIAVVIATO IL TAVOLO

 

 

 

«Catricalà aveva in mano il dossier che ripercorre la vertenza che nei giorni scorsi avevo consegnato al presidente Monti e l'ho pregato di riattivare quei corretti rapporti istituzionali che erano stati interrotti con il governo Berlusconi», ha spiegato Cappellacci.

 

 

«Il sottosegretario mi ha garantito di aver riavviato l'iter e siamo rimasti d'accordo che ci rincontreremo nei prossimi giorni per fare il punto».

 

 

 

 

COMMISSIONE BILANCIO

 

 

 

Forse non è un caso che il numero uno di Villa Devoto abbia accelerato i contatti con il governo proprio nel momento in cui grazie a un inconsueto asse Riformatori-opposizioni in commissione Bilancio del Consiglio regionale si stava per decidere di attivare un canale parallelo e di andare da Monti per ottenere «ciò che Cappellacci non ha ottenuto in due anni».

 

 

La tesi delle opposizioni (e più implicitamente del presidente della Commissione bilancio Pietro Fois) è che Cappellacci non abbia ottenuto niente perché succube di Berlusconi. Il governatore ha sempre respinto con sdegno quella tesi. «Dopo lo sgarbo del governo ho lasciato il Pdl ed abbiamo promosso un conflitto presso la Corte costituzionale, questi mi sembrano fatti inequivocabili».

 

 

 

TRATTATIVA NECESSARIA

 

 

 Proprio il conflitto in corso potrebbe aver indotto il governo Monti a riavviare la trattativa. Se la sentenza della Corte dovesse essere favorevole alla Sardegna, Palazzo Chigi potrebbe essere costretto a trasferire nelle casse dell'Isola 1,6 miliardi e questo, oggi, sarebbe un dramma.

 

 

La trattativa, di contro, potrebbe consentire al governo di trattare nuove condizioni o, ad esempio, di concedere qualcosa sul patto di stabilità, allargando le maglie per l'Isola.

 

 

ASSE COMUNE

 

 

Cappellacci spera ancora che la gravità della crisi possa indurre parlamentari e consiglieri regionali ad agire unitariamente e per questo ha annunciato che nei prossimi giorni convocherà una riunione di deputati e senatori sardi e capigruppo in consiglio regionale.

 

«Se siamo ancora in questa situazione», sostiene il presidente della Regione, «è perché non abbiamo avuto la forza politica per fare massa critica e sostenere con la necessaria forza le questioni sarde».

 

 

L'Unione Sarda