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CARTELLINO OBBLIGATORIO, CITTA’ IN RITARDO PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:59

Nelle amministrazioni pochi rispettano la disposizione della Riforma Brunetta, in vigore da lunedì.


A ciascuno la sua scusa. «Rovina i maglioni» (Inail); «Non abbiamo ancora ricevuto la circolare» (Comune); «Non abbiamo mai avuto i tesserini, forse per noi non c'è l'obbligo» (Provincia); «La targhetta era qui fino a poco fa, l'ho solo spostata» (Inps). Pubblica amministrazione che vai, giustificazione che trovi. Ma, messo da parte l'elenco di attenuanti in tipico stile italiota, rimane un dato: in pochi, lunedì, hanno rispettato l'obbligo di indossare il cartellino identificativo o - in alternativa - di esporre una targa con il proprio nome sulla scrivania. Tutto questo nonostante la disposizione stabilita dalla Riforma Brunetta abbia solo ribadito con forza di legge un concetto (ogni dipendente a contatto col pubblico deve essere riconoscibile) che molti enti avevano introdotto diversi anni fa. Evidentemente senza successo. Nella galassia degli uffici cagliaritani c'è chi sa a malapena di cosa si tratti (nel Municipio di via Sonnino è un'impresa incrociare un impiegato con il cartellino) e chi invece cerca di rispettare (la direzione provinciale dell'Inps ad esempio, dove a parte qualche eccezione tutti hanno il nome sul tavolo) la nuova norma voluta dal ministro per la pubblica amministrazione. Che, semplicemente, consentirà di identificare chi sta dietro uno sportello.

 

Provincia. Il presidente Graziano Milia. I DIRIGENTI FACCIANO RISPETTARE LA LEGGE

 

Il presidente della Provincia - che tra le varie cariche ha pure quella di assessore al personale - Graziano Milia non nasconde lo stupore: «Il cartellino? Pensavo che ce l'avessero. È una norma che il nostro ente ha adottato da tempo». Invece nella sede di rappresentanza di palazzo Regio, i due impiegati all'ingresso non hanno neanche una targa sulla scrivania. «Non sappiamo dell'obbligo», spiega da dietro il vetro un uomo. «Io non ho mai ricevuto neanche il cartellino, non saprei cosa mettermi addosso», aggiunge una donna. I due però, dicono di essere giustificati: «Qui si riceve solo per appuntamento, non c'è molto pubblico solitamente. Forse da noi non serve». Anche in viale Ciusa non tutti hanno il cartellino, come negli altri enti pubblici della città.

Milia precisa: «Non è una mia responsabilità, l'assessorato dà solo gli indirizzi, al resto ci pensano i dirigenti. Sono loro che devono far rispettare l'obbligo». E forse ci vorrà ancora un po' di tempo.

Anche alle Poste, che ormai sono fuori dalla pubblica amministrazione, la norma è stata introdotta una decina di anni fa, ma è applicata in modo diverso: sul cartellino compare il nome per esteso, il cognome puntato e il numero di matricola. La Riforma Brunetta dice altro. Ma è sempre meglio di niente.

 

AL COMUNE SPARISCONO LE TARGHE

Nell'ufficio informazioni al piano terra fanno spallucce: «È vero, l'obbligo parte da questa settimana. Ma non abbiamo ancora ricevuto nessun ordine di servizio». Dunque niente cartellino. In via Sonnino, all'ingresso del Comune di Cagliari, non ci sono né nomi appuntati sulla giacca, né targhe. Anche salendo di due piani, al servizio anagrafe, la sostanza non cambia. «Il cartellino? Lo usavo ma ho smesso di appendermelo al collo dopo averlo perso. Me lo aveva ritrovato nei parcheggi una signora, per fortuna», racconta dietro la scrivania un'impiegata bionda, addetta alle informazioni. E la targa? «Ma si figuri. Qui mi hanno rubato il cappotto, una targhetta non durerebbe neanche un giorno...». Il dirigente del servizio, Andrea Pinna, spiega che i cartellini dovrebbero essere obbligatori da anni, ma non tutti hanno i “supporti” adeguati: «Gli impiegati degli sportelli aperti al pubblico non sanno dove appenderli». Anche in via Roma, fatta eccezione per i commessi del Gabinetto del Sindaco, al secondo piano, nessuno ha in vista il proprio nome. All'ingresso, quando l'assessore al personale Giuseppe Farris va a controllare, qualcuno lo tira fuori dalla tasca, le donne frugano nella borsetta. «È un obbligo», spiega, «che il Comune ha imposto da anni. Siamo stati tra i primi. Ora, non tutti rispettano questa disposizione, ma cercheremo di ricordarla con una circolare».

L'articolo pubblicato da L'Unione Sarda è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.