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Tagli a valanga per i Comuni dell’isola PDF Stampa
Venerdì 23 Dicembre 2011 09:42
Comune di Cagliari Cappellacci si è recato ieri nella tana del lupo, in quella commissione Bilancio che lo vuole esautorare dalla trattativa con lo Stato sulle entrate.
«Non sono qui per chiedere scusa a nessuno», premette, «perché non credo che ci sia motivo, ho fatto tutto il dovuto».
Il presidente della Regione riferisce dell’incontro col sottosegretario di Palazzo Chigi, getta acqua sul fuoco, chiede unità nella vertenza, annuncia che anche il governo Monti ha la necessità di compiere un’istruttoria sulla vicenda delle entrati spettanti alla Sardegna.
Cagliari. Stavolta però l’isola che ha aspettato invano durante gli anni del governo Berlusconi non è più disposta ad attendere:
«È legittimo che il governo faccia l’istruttoria ma pretendiamo una scaletta dei tempi molto rigida.
Non dobbiamo andare oltre il 15 gennaio», afferma Cappellacci che era accompagnato dall’assessore al Bilancio Giorgio La Spisa.
Un termine che, se fosse rispettato, consentirebbe al Consiglio regionale di discutere su una manovra con entrate certe e non fittizie.
 
 
Tra la commissione e il presidente Cappellacci si arriva a una tregua.
 
 
Il governatore sostiene che «non ci sono problemi nelle iniziative autonome del Consiglio» ma chiede anche che non si faccia attenzione a non peggiorare la situazione. Infine cade il segreto sinora mantenuto dalla Regione sul parere del costituzionalista Valerio Onida a proposito delle norme di attuazione per procedere dopo l’accordo che era stato raggiunto tra il governo Prodi e la Giunta Soru; Cappellacci si è detto pronto a renderlo pubblico dato che ormai «abbiamo avviato il contenzioso».
Il presidente della commissione Pietro Fois ricorda che quanto si è fatto sinora non è bastato, «e la Sardegna sta fallendo per colpa di un governo inadempiente. Lei vada avanti», conclude Fois, «noi siamo pronti a scendere in campo con un’altra voce robusta».
Il capogruppo del Pd, Giampaolo Diana, parla di una beffa: «A poco serve che il presidente chieda risposte a Monti entro il 15 gennaio.
Da Roma è tornato a mani vuote, anzi con altre brutte notizie». La prima è che il governo mette in discussione l’entità delle entrate: non più 800 milioni ma 500.
E poi la valanga si abbatterà sui Comuni dell’isola in maniera enorme. Nel decreto «salva Italia», infatti, le regioni speciali Friuli, Val d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano sono chiamate a un sacrificio di 920 milioni; i comuni e le province della Sardegna e della Sicilia, però, dove la finanza locale è tutta a carico dello Stato, dovranno ridurre la spesa di 1.450 milioni nel caso dei Comuni e di 415 per le Province.
«Non si tratta di aprire una nuova fase istruttoria», spiega Luciano Uras (Sel), «ma di rimuovere l’atteggiamento del precedente governo e dei ministri leghisti che, per stessa ammissione di Cappellacci, si sono opposti alla legge».
La Nuova Sardegna