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I fari in concessione per uso turistico PDF Stampa
Venerdì 30 Dicembre 2011 00:00
Mare in Sardegna e fariLa delibera della giunta regionale riguarda tredici siti demaniali nell’isola, da Punta Scorno a Capo Sant’Elia Li gestirà la Conservatoria delle Coste, ai privati il compito di ristrutturarli e valorizzarli.
L’assessore Rassu Stiamo completando il percorso di successione dei beni e dei diritti patrimoniali dello Stato in applicazione dell’articolo 14 dello Statuto sardo...
CAGLIARI. Fari, semafori, torri costiere, immobili e infrastrutture di proprietà regionale: sono in tutto 13 i siti demaniali di cui la Conservatoria delle Coste curerà la gestione e valorizzazione, anche con l’affidamento in concessione a privati.
Tra gli immobili che verranno dati in gestione alla Conservatoria delle Coste spiccano i fari di Santa Maria (La Maddalena), Razzoli (La Maddalena), Capo d’Orso (Palau), Capo Mannu (San Vero Milis) e Torregrande (Oristano), oltre alle ex stazioni segnali e semaforiche di Punta Scorno (Isola dell’Asinara), Capo Sperone (Sant’Antioco), Capo Sant’Elia (Cagliari), Testiccioli (La Maddalena e Capo Figari (Golfo Aranci). Un importante patrimonio storico che la Regione sembra orientata a recuperare per utilizzarlo a fini turistici. La delibera è stata adottata dalla giunta su proposta dell’assessore agli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Nicola Rassu, d’intesa con l’assessore all’Ambiente, Giorgio Oppi.
«Prosegue il programma della giunta Cappellacci per la valorizzazione del patrimonio della Sardegna - ha commentato l’assessore Rassu -.
La Regione è sempre più impegnata nell’accelerare il processo di completamento del percorso di successione dei beni e dei diritti patrimoniali dello Stato, di natura immobiliare e demaniale (escluso quello marittimo), in applicazione dell’articolo 14 dello Statuto sardo».
 Nello specifico la delibera prevede che la Conservatoria, con l’assessorato agli Enti locali, dovranno individuare destinazioni d’uso per attività economiche o per attività di servizio ai cittadini che richiedono forti interventi di recupero, restauro e ristrutturazione degli immobili che si prospettano estremamente onerosi per l’amministrazione regionale. Per la gestione, finalizzata allo sviluppo di attività culturali ed economiche, è prevista la possibilità di utilizzare lo strumento di concessione d’uso a soggetti privati per la riconversione e riqualificazione dei beni immobili.
«È necessario proseguire in questa direzione - ha concluso l’esponente della giunta - perché gestire in modo oculato il nostro ricco patrimonio vuol dire permettere ai sardi di godere delle incontaminate bellezze della nostra terra e aumentare le possibilità di competere nel mercato turistico internazionale accrescendo un’adeguata economia di settore».
La concessione - secondo i programmi della Regione - avrà durata commisurata al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa e i canoni saranno in linea con i prezzi di mercato, modulati per consentire l’equilibrio degli investimenti di gestione.
La Nuova Sardegna
Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 10:47