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Doppio paracadute per assottigliare i divari tra territori PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:03

A tutelare le realtà più deboli saranno due distinti meccanismi di perequazione

A Guardalfiera, un borgo di mille anime inerpicato nell'entroterra molisano, quando il governo Prodi ha dato il via libera al fisco locale il comune non ha perso tempo e ha portato al massimo (0,8%) l'aliquota dell'addizionale locale: in cassa sono arrivati 54mila euro e qualche spicciolo, cioè 45 euro ad abitante. La stessa decisione l'hanno presa a Fosso', nella ricca riviera del Brenta fra Padova e Venezia, e il risultato è stato esattamente doppio: 586mila euro all'anno, 90 per ogni abitante. Il problema (o la sfida) principale del federalismo all'italiana è tutto qui, nelle differenze di ricchezza che soprattutto nelle migliaia di comuni medi e piccoli possono trasformarsi in abissi. Le tabelle sul reddito offrono l'aspetto più plateale di queste differenze, ma non l'unico: soprattutto nell'hinterland delle grandi città del Nord molti comuni hanno spinto i propri bilanci con il doping dell'edilizia, strada impercorribile nei tanti territori dove la domanda non c'è perché la popolazione non cambia. La presenza di aziende e centri commerciali, che ovviamente pagano Ici e Tarsu molto più ricche rispetto ai privati, possono fare la differenza per il bilancio, e lo stesso può accadere con un bel pezzo di rettilineo che passa alle porte del paese e trasforma l'autovelox in una fonte miracolosa. Imbrigliare in una regola unica queste differenze, e quelle ancora più pesanti che caratterizzano le regioni, è il rompicapo che l'attuazione del federalismo fiscale deve, risolvere. Per non lasciare a secco nessun ente, e nello stesso tempo per evitare di appianare dal centro tutte le differenze vanificando nei fatti la portata innovativa della riforma, la delega al governo contenuta nella legge 42/2009 ha diviso le attività delle amministrazioni territoriali in due grandi capitoli: quelle «fondamentali», di cui i cittadini non possono fare a meno, ad esempio la sanità e l'istruzione, dovranno essere garantite da un paracadute statale che permetta di funzionare anche agli enti dove la ricchezza locale non è sufficiente (perequazione verticale). Per il resto i territori dovranno farcela da soli, con l'aiuto di un meccanismo di equilibrio con cui le aree più ricche aiuteranno quelle più povere (perequazione orizzontale). Impossibile per ora dare numeri certi, ma ai livelli attuali le «funzioni fondamentali» di regioni ed enti locali valgono circa 165 miliardi di euro all'anno, solo per finanziare ospedali e scuole nelle regioni più povere potrebbe servire un assegno annuale dello stato da 20-25 miliardi. Prima di conoscere davvero le cifre in gioco, però, bisognerà far passare altro tempo. La commissione tecnica per il federalismo fiscale è al lavoro per costruire i costi e fabbisogni standard, cioè i «prezzi giusti» dei servizi che andranno finanziati anche dallo stato, ma l'entusiasmo espresso all'inizio da molti governatori non sembra oggi tradursi in fatti. Solo sei regioni hanno mandato a Roma i propri bilanci riclassificati per renderli confrontabili, nonostante il termine per farlo sia scaduto da due mesi e anche sull'altra gamba del federalismo, quella che governerà il passaggio ai territori del patrimonio demaniale statale, gli amministratori non sembrano impazzire per la fretta. Il decreto è stato approvato a inizio anno dal consiglio dei ministri, ma non è ancora stato esaminato dalla Conferenza stato-regioni e se non approderà a breve nell'ordine del giorno è probabile che il governo decida di accelerare e andare avanti senza l'intesa. Di ufficiale, al momento, non c'è nulla, ma questa freddezza si respira soprattutto dalle parti delle regioni, che vorrebbero avere un ruolo più pesante nella spartizione del patrimonio. «Discutiamo - concede Luca Antonini, presidente della commissione tecnica per il federalismo fiscale -, sapendo però che un criterio rigido, che decide a priori il livello di governo a cui è destinata ogni categoria di beni, è impraticabile perché le differenze sono troppe».

L’articolo di Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell’area Ufficio Stampa.