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Giurisprudenza e amministrazioni in ordine sparso PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:06

SENZA CERTEZZE/Dalle Ctp pronunce divergenti sui risvolti fiscali mentre mancano ancora indicazioni sul nuovo «tributo»

La sentenza 238/2009 della Corte costituzionale sta avendo gli effetti di un classico sasso in piccionaia, determinando comportamenti difformi fra i diversi soggetti interessati. Si va dal silenzio del legislatore all'immobilità delle aziende (che tuttavia stanno informando l'utenza), agli interventi apparentemente risolutori da parte di un comune, alle sentenze contrastanti delle commissioni tributarie, che dovrebbero essere gli unici soggetti ad avere giurisdizione sulla questione. Ma andiamo con ordine, cercando di capire inizialmente quale sia la valenza della sentenza. Sulla guida «Che cosa è la Corte costituzionale», rinvenibile sul sito web della Consulta, quando ci si riferisce a sentenze di negazione di un'istanza di supposta incostituzionalità, fornendo al contempo una interpretazione delle leggi, si dice che «queste decisioni, che affermano un'interpretazione "costituzionale" della legge, formalmente non vincolano i giudici diversi da quello che ha sollevato la questione: ad essi spetta applicare le leggi in piena autonomia». Questo spiega quindi come mai la Ctr Toscana si sia pronunciata in modo difforme dalla sentenza, mentre altre commissioni l'abbiano recepita in toto, sia pure con ragionamenti diversi. Infatti, la Ctp di Pisa (sentenza 39 depositata il 5 febbraio 2010) che in passato aveva sempre sostenuto l'applicabilità dell'Iva sulla Tia, prende spunto dalla sentenza 238 per riconoscere che se la Tia è un tributo, sullo stesso non può gravarne un altro, e stabilendo quindi la restituzione dell'Iva a suo tempo addebitata all'utente con compensazione di spese di giudizio data l'oggettiva complessità della questione. Per contro, la Ctp di Reggio Emilia, equivocando sulla valenza della sentenza della Corte (nelle motivazioni viene richiamato l'articolo 136 della Costituzione e l'articolo 30 della legge 87/1953 che regolamenta le modalità per far conoscere le sentenze dichiarative dell'incostituzionalità di una disposizione di legge) non solo condanna l'azienda alla restituzione dell'Iva, ma anche alla restituzione dell'imponibile, basandosi unicamente sulle carenze formali della bolletta; dimenticando che se di tributo si tratta, e l'atto ha raggiunto il suo scopo (cioè il pagamento del tributo) e il contribuente ha adito la giurisdizione competente la sostanza dovrebbe superare la forma. In buona sostanza, come si vede, la questione sollevata dalla sentenza 238 è lontana dall'incardinarsi in binari certi e condivisibili per cui, nel silenzio delle fonti ufficiali, stanno prendendo piede soluzioni «fai da te», che se da un lato hanno il pregio di risolvere il problema per il futuro (ad esempio la deliberazione del Comune di Verona che riassume nel proprio bilancio la gestione funzionale del servizio) dall'altro aprono nuovi capitoli di incertezza derivanti dalla necessità di concedere le gestioni operative del servizio solo dopo espletamento di una gara di appalto, gara a cui gli attuali gestori faranno fatica a partecipare in quanto generalmente titolari dell'erogazione di altri servizi quali l'acqua, il gas, l'energia elettrica. C'è da augurarsi che entro il nuovo termine del 30 giugno 2010 il legislatore emani finalmente il regolamento previsto dall'articolo 238, comma 6, del Dlgs 152/2006, rendendo operativo un sistema di bollettazione che identifica meglio (anche se non del tutto) quella sinallagmaticità che la Corte costituzionale ha ritenuto essere alla base della corrispettività della tariffa rifiuti. Per quanto riguarda il passato, è del pari auspicabile che venga trovata una soluzione per una questione che coinvolge circa 16 milioni di utenti, 1.300 comuni e univa superiore al miliardo.

L'articolo di Paolo Maggiore pubblicato da Il Sole 24Ore Norme e Tributi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.