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Tributi locali ancora bloccati in attesa del federalismo PDF Stampa
Venerdì 13 Gennaio 2012 10:33

 

Enti locali. L'Economia boccia gli incrementi tranne l'Irpef


Il congelamento dei tributi di Regioni ed enti locali «fino all'attuazione del federalismo fiscale» è in vigore anche nel 2012, anche se i decreti legislativi previsti dalla legge 42/2009 sono stati approvati e la delega è scaduta. A dirlo è il ministero dell'Economia, che in una nota boccia la scelta compiuta dalla Provincia di Firenze di aumentare del 25% la quota base dell'imposta provinciale di trascrizione e di portare dall'1 al 4% il tributo ambientale (Tefa). La legge 220/2010, sostiene invece il dipartimento delle Finanze di Via XX Settembre, ha confermato il congelamento delle leve fiscali in mano agli enti territoriali «fino all'attuazione del federalismo fiscale», e quella previsione va considerata ancora in vigore perché i tributi che sfuggono al blocco (dall'addizionale Irpef di Regioni e Comuni all'Imu anticipata al 2012 dal decreto «salva-Italia») sono stati "liberati" da norme ad hoc.

 

Di conseguenza, la Provincia è chiamata a rinunciare all'idea di spalmare la tassazione e può ricorrere solo alla quota provinciale dell'Rc Auto, i cui aumenti sono stati resi possibili dal decreto legislativo sul Fisco di Regioni e Province (decreto legislativo 68/2011). Quella trasmessa nella nota dell'Economia a Firenze è la prima interpretazione ministeriale di un quesito che si sta ponendo la maggioranza degli enti locali italiani. Liberate l'Imu, l'addizionale Irpef e l'Rc auto delle Province, infatti, rimane un nutrito gruppo di tributi (oltre a Ipt e Tefa si può citare la tassa per l'occupazione degli spazi pubblici e l'imposta sulla pubblicità) su cui le norme tacciono. Di qui l'incertezza degli amministratori locali sulla possibilità di intervenire anche su quei prelievi per risolvere il rebus dei preventivi 2012. Con i decreti legislativi in «Gazzetta Ufficiale», il federalismo fiscale si può considerare «attuato»? La risposta dell'Economia è negativa, e sembra imporre l'arrivo di norme ad hoc per scongelare i tributi rimasti bloccati. Il caso dell'Ipt, tra l'altro, rende ancora più stringente il quadro: il decreto legislativo 138/2011, infatti, ha equiparato la tassazione di tutti gli atti a prescindere che siano soggetti o meno all'Iva e quindi ha comportato un «aumento del prelievo», come riconosce lo stesso ministero, ma non si è occupato delle aliquote regionali, che quindi devono rimanere ferme. Il quadro, in realtà, è ulteriormente complicato dalla successione non proprio ordinata delle norme. Lo stop tributario fino all'attuazione del federalismo fiscale è stato rilanciato dall'articolo 1, comma 123 della legge 220/2010, dove viene «confermata» (quindi espressamente richiamata) la sospensione originaria «di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93». Peccato, però, che quest'ultima norma sia stata abrogata dal decreto «salva-Italia» (articolo 13, comma 14, lettera a del Dl 201/2011). Al momento, però, la cancellazione del mattone originario non sembra in grado di far cadere l'intero edificio del bloc-co tributario. © RIPRODU-ZIONE RISERVATA

                                                                                                                                                                   Gianni Trovati

LA PAROLA CHIAVE

Blocco tributario

La sospensione del potere di Regioni ed enti locali di deliberare aumenti di tributi, addizionali, aliquote o maggiorazio-ne di aliquote è stata disposta con l'articolo 1, comma 7 del Dl 93/2008 (che però è stato abrogato dal decreto «salva-Italia») e confermata dalla legge 220/2010 (articolo 1, comma 123). Estranei al blocco sono solo i tributi espressamente liberati da norme ad hoc, come l'addizionale regionale e comunale all'Irpef o l'Imu anticipata al 2012.

 

Fonte: Il Sole24Ore 13gennaio2012

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Gennaio 2012 10:49