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Statali in permesso per 34 milioni di giorni PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:09

Approvata la stretta per l'assistenza ai portatori di handicap e la revisione dei congedi

La svolta rigorista, in parte messa in cantiere e in parte subito operativa, riguarda tutti. Ma l'epicentro delle nuove norme su congedi e permessi previste dal "collegato lavoro", approvato mercoledì dopo due anni di lavorio parlamentare, è il pubblico impiego, dove le situazioni che permettono l'assenza dall'ufficio valgono (ferie e malattia escluse) 34 milioni di giornate lavorative all'anno. Lo dicono i numeri, che per esempio mostrano come i dipendenti pubblici utilizzino i permessi per l'assistenza a portatori di handicap con un'intensità sei volte maggiore rispetto ai privati, e lo conferma lo stesso ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, da cui è partita la spinta a rivedere le regole: «Se eliminiamo i comportamenti opportunistici – aveva spiegato in autunno – libereremmo centinaia di milioni di euro per assistere chi ne ha davvero bisogno, con buona pace di approfittatori e fannulloni». In quell'occasione il ministro si riferiva ai tre giorni di permesso mensile per l'assistenza ai disabili, disciplinati dal 1992 con la legge 104, e proprio qui punta la parte subito operativa della svolta. Il problema nasce dal confronto secco fra due dati: nel pubblico impiego questo strumento è utilizzato dal 9% dei dipendenti a tempo indeterminato mentre nel privato, secondo la rilevazione diffusa dalla Funzione pubblica, riguarda solo 1,5 lavoratori ogni 100. Una disparità che naturalmente fatica a essere spiegata con una minore incidenza dell'handicap nelle famiglie dei dipendenti privati. Il "collegato lavoro" (articolo 24) taglia confini e platea di questi permessi. Le nuove regole, prima di tutto, escludono dall'applicazione parenti (zii e nipoti da fratelli) e affini (cioè i coniugi di zii e nipoti da fratelli di terzo grado), perché i permessi per l'assistenza a chi ha più di tre anni scatteranno solo fino al al secondo grado (nonni, nipoti, fratelli, sorelle e cognati). L'unica opportunità residua per i parenti di terzi grado quando i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano superato i 65 anni, o siano anche loro affetti da disabilità grave. Ma le attese maggiori nella lotta contro i «comportamenti opportunisti » arrivano da un'altra novità, che cancella ogni possibilità di assistenza multipla. Ogni disabile determinerà il diritto al permesso per assisterlo in capo a una sola persona, tranne che peri genitori naturali o adottivi: nel loro caso, i permessi potranno essere riconosciuti a entrambi, che però ne usufruiranno alternativamente, senza mutare quindi il conto complessivo per il datore di lavoro. Cancellata del tutto, poi, la norma che disciplinava la possibilità di seguire i figli maggiorenni conviventi o che necessitino di assistenza «continuativa ed esclusiva». Che la lente sia puntata soprattutto sugli uffici pubblici è confermato dalla caratura delle verifiche previste sulla situazione attuale. Inps e datori di lavoro sono incaricati di verificare i casi in cui vengono meno le condizioni per l'assenza giustificata,ma è la Funzione pubblica a mettere in pista un piano di controlli a tappeto, in cui tutti gli enti pubblici sono chiamati a inviare a Palazzo Vidoni i nomi dei dipendenti che utilizzano i permessi, il numero di ore da questi utilizzato e nomi e comune di residenza degli assistiti. Entro sei mesi, poi, il governo dovrà ridisegnare le regole per tutti i permessi e congedi, dalla maternità ai diritti sindacali, da quelli riservati a chi ricopre cariche politiche alle ore concesse ai donatori. Il riordino dovrà razionalizzarne l'impianto (oggi sono una ventina di tipologie diverse) e rivederne presupposti e requisiti, con il limite (ovvio) di non mettere in pericolo le «posizioni giuridiche » tutelate dalla Costituzione. L'incarico affidato al ministero della Pa prevede l'accordo con la Conferenza unificata e le commissioni parlamentari, ma se l'intesa non arriverà in tempo utile il dicastero guidato da Renato Brunetta potrà comunque proseguire per rispettare i sei mesi previsti dalla delega.

L'articolo di Gianni Trovati pubblicato Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.