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Tritolo per uccidere la democrazia PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:11
La denuncia di Tore Cherchi (Anci): «Poca repressione, troppi impuniti»


Piaga grave come gli incendi Il ministero degli Interni deve assegnare mezzi e risorse

SASSARI. Il nemico invisibile che piazza la bomba, polverizza la quiete e fa vacillare la democrazia, sa di avere due elementi a suo favore. Il primo: la prevenzione è impossibile, a meno che non si decida di pattugliare abitazioni, uffici, automobili e terreni appartenenti all’esercito di amministratori che popola l’isola. Il secondo: la repressione si scontra con gli occhi sgranati delle vittime, che dicono: «Non so darmi una spiegazione, io non ho nemici». Sarà per questo che la Sardegna svetta nella classifica degli attentati e che la maggior parte restano impuniti.  Una media di ottanta all’anno, dati in crescita dal 2006. Un paio le aree più calde, Nuorese e Ogliastra, ma nessuna zona franca, «e quello che è successo ad Arzachena lo dimostra», dice Tore Cherchi, presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani). Ma tra i numeri ufficiali non compaiono gli episodi che sindaci, assessori e consiglieri non denunciano, per paura o perchè li sottovalutano. Come il pacco di anguille e pesci morti lasciato alla fine del 2008 all’ingresso dell’abitazione di Gino Nanni, assessore alla Viabilità e Qualità urbana a Orosei. Uno scherzo di cattivo gusto, pensò lui, che fece finta di nulla. Un mese dopo una bomba devastò la sua casa di campagna, il gennaio scorso il figlio dodicenne trovò una bomba carta nel cortile. Nanni, il più votato nel 2006, non molla: «Mi dimetterei se sapessi chi ce l’ha con me e perchè». Certo, la tranquillità diventa un felice ricordo del passato. E di fronte al nemico invisibile, la ricandidatura viene valutata con attenzione e spesso accantonata. Questa, dice Tore Cherchi, si chiama «menomazione della democrazia, perchè le intimidazioni spingono a seppellire in un cassetto la voglia di essere protagonisti della vita della comunità». Il ruolo impone a Tore Cherchi il compito di portare solidarietà agli amministratori colpiti. Un rituale che di recente è diventato frequente, persino tre volte in una settimana, e sempre accompagnato da una certo imbarazzo. Anche questa volta il presidente dell’Anci manifesterà vicinanza all’assessore di Arzachena Agostina Chiodino «e dirò che mi impegnerò per evitare che fatti del genere di ripetano». Lui non ha la bacchetta magica, ma si fa portavoce di una serie di suggerimenti. Secondo Tore Cherchi, deve essere rivisto l’approccio al problema. È vero che per prevenire gli attentati, quando i potenziali obiettivi sono migliaia, non basterebbe un esercito di supereroi. Ma, dice Cherchi, «dal punto di vista investigativo il fenomeno è sottovalutato. Nonostante gli attentati agli amministratori pubblici siano, come gli incendi, una piaga tutta sarda: ci tiene testa solo la Calabria. E mentre contro i roghi si è fatto tanto e gli episodi sono diminuiti, chi mette le bombe o spedisce proiettili a domicilio resta quasi sempre impunito». Due le strade da seguire, per invertire la rotta. La prima è quella dell’educazione civica, a casa e a scuola, perchè «nell’uomo che usa violenza c’è un ragazzino che non ha imparato metodi leali di confronto». La seconda è il riconoscimento degli attentati come «fenomeno di criminalità che va debellato», compito che spetta al Ministero degli Interni. Tradotto, significa più forze in campo per dare la caccia al nemico invisibile. Che, se si accorge di essere inseguito, magari la prossima volta se ne sta buono.

 

L'articolo pubblicato da La Nuova Sardegna è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.