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Parere corte dei conti 9/2013 - Inapplicabilita della deroga regionale ai limiti delle assunzioni imposti dalla disciplina statale PDF Stampa

La sezione regionale della Corte dei conti pone un severo monito di prudenza alle deroghe regionali in materia di assunzione del personale a tempo determinato e a tempo indeterminato.

Nell'esame dell'evoluzione legislativa sui limiti alle spese del personale e alle assunzioni è stata rilevato un differenza sostanziale fra le norme derogate dalle leggi regionali e il quadro complessivo dei limiti imposti dal legislatore nazionale che intervenendo ripetutamente con provvedimenti  diversi ha previsto regole ed eccezioni nuove rispetto alla disciplina che la legge regionale intendeva disapplicare.

Con la deliberazione n 9/2013 in risposta ad una richiesta di parere del comune di Sestu, ritiene che a seguito degli ulteriori e recenti interventi del legislatore nazionale, la disposizione di cui all’art. 2, comma 7, della L.R. n.10 del 18 marzo 2011 sia anche concretamente inapplicabile in virtù delle regole generali che disciplinano i rapporti tra fonti normative.

 

Si afferma che il processo di progressivo allargamento dell’area di applicabilità della deroga contenuta nell'art. 2, comma 7, della legge regionale 10/2011 inizialmente prevista in favore delle assunzioni derivanti da processi di riorganizzazione e decentramento di funzioni assegnate ex novo alle amministrazioni locali si è sviluppato senza il necessario coordinamento con le modifiche normative intervenute a livello statale che la sentenza della Corte costituzionale n. 212 del 31 luglio 2012 ha ritenuto principi di coordinamento della finanza pubblica.  Questo è avvenuto alla luce delle modifche introdotte dall'art. 1, comma 26, della legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 che hanno ampliato la casistica delle eccezioni, senza far riferimento al riformulato quadro statale di tagli di spesa e demarcazioni alle assunzioni.

 

Assunzioni a tempo indeterminato.

Orbene, sino a quando tali ultime due norme integravano ed esaurivano interamente in subiecta materia il precetto dei vincoli statali, non si poneva per la verità alcun problema interpretativo della legge regionale, la quale, di fatto, derogando ai commi 7 e 9 dell’art.14 del d.l. 78/2010 in concreto derogava, per relationem, all’art.1 comma 557 della legge n.296/2006 ed all’art.76, comma 7, del d.l. 112/2008 in quanto tali norme trovavano piena coincidenza di contenuti.

Ma allorquando il legislatore statale, ha ripetutamente modificato i vincoli statali agendo direttamente sulla formulazione dell’art.76, comma 7, del d.l.112/2008, e non attraverso modifiche alla novella che lo aveva riformulato, ovvero l’art.14, comma 9 del d.l.78/2010 (si vedano al riguardo: l’art.20, comma 9, del D.L. 6 luglio 2011 n.98, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214; l’art.4, comma 103 lett.a) della legge 12 novembre 2011 n.183; e soprattutto l’art.4 ter, comma 10, del D.L 2 marzo 2012 n.16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012 n.44), ebbene, da quel momento la disciplina regionale subisce, per così dire, un disallineamento rispetto alla mutata disciplina vincolistica in vigore nell’ordinamento statale, rispetto alla quale non potrebbe spiegare alcun effetto derogatorio in ragione del suo limite testuale di riferimento.

Esiste infatti sostanziale diversità dell’attuale formulazione dell’art.76, comma 7 del d.l. 112/2008, rispetto a quella – derogata dalla disciplina regionale – introdotta dall’art.14 comma 9 del d.l.78/2010.

La deroga regionale, in conclusione, non riveste più carattere di attualità rispetto al quadro della disciplina vincolistica statale nel frattanto modificata.

Ne deriva, in conseguenza, la sua inapplicabilità secondo i principi generali.

 

Assunzioni a tempo determinato

Discorso simile deve essere effettuato per l’ultima delle norme che il citato art.2, comma 7, della L.R. 10/2011 richiama e deroga, ovvero l’art.9 comma 28 del D.L. 78/2010 (ivi comprese le modifiche di cui alla legge 183/2011), previsione che impone alle amministrazioni pubbliche ed agli enti locali di rispettare, per le forme di lavoro flessibile ivi indicate, un limite complessivo di spesa pari al 50% di quella sostenuta nel 2009.

Anche in questo caso si deve infatti evidenziare che successivamente all’introduzione delle modifiche di cui alla legge n.183/2011 - e cioè le sole considerate dall’art.2, comma 7 della L.R. 10 del 2011 - con l’art.4 ter, comma 12, del D.L. 2 marzo 2012, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n.135, il legislatore statale è intervenuto a modificare nuovamente il limite previsto dall’art.9, comma 28 del d.l. 78/2010, mitigandone il regime di applicazione. Infatti “ A decorrere dal 2013 gli enti locali possono superare il predetto limite per le assunzioni strettamente necessarie a garantire l’esercizio delle funzioni di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale; resta fermo che comunque la spesa complessiva non può essere superiore alla spesa sostenuta per le medesime finalità nell’anno 2009”.

Pertanto la norma di riferimento ai fini dell’applicazione della deroga regionale, è sostanzialmente mutata, assumendo uno spettro d’applicazione diverso rispetto a quello considerato dal legislatore regionale. La diversità della norma statale vigente rispetto a quella considerata e derogata dal legislatore regionale, rende di fatto inattuale ed inapplicabile anche la previsione della deroga regionale.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Gennaio 2013 15:04