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Il decreto enti locali trova il sì della Camera PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:13

Confronto aperto sul via libera alle spese per i grandi eventi

Roma, Brescia, Reggio Emilia e Varese possono tirare un sospiro di sollievo, Milano meno: la conversione in legge del decreto enti locali si fa più vicina. Con 273 voti a favore, 238 contrari e tre astenuti la Camera ha approvato ieri in prima lettura il provvedimento, che consente l'attribuzione alla capitale di 600 milioni di euro per mettere a posto i conti, impone a chi nel 2007 ha escluso dal saldo i proventi da cessioni e dismissioni di farlo anche nel 2010 e 2011 c offre una disciplina di favore ai dividendi extra ottenuti da partecipate quotate. Perché tutto ciò sia legge, il decreto dovrà passare indenne il vaglio del Senato, dove i tempi si annunciano strettissimi. Il via libera finale deve arrivare entro sabato 27 marzo, ma la discussione in aula non comincerà prima di martedì 23. Lo ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, che accolto la richiesta dell'opposizione di poter discutere il provvedimento in commissione per tutta la settimana, mentre Pdl e Lega speravano di portarlo in assemblea già domani. La scelta di andare incontro a Pd e Idv può essere letta anche come volontà dell'esecutivo di far abbassare i toni ed evitare il ripetersi di quanto avvenuto a Montecitorio. Dove - complice l'ostruzionismo dell'opposizione provocato dal varo del decreto salva-liste - tra il voto di fiducia al maxi-emendamento dell'esecutivo e l'approvazione del provvedimento sono trascorsi 12 giorni. Come detto, il decreto consente innanzitutto una boccata d'ossigeno a Roma capitale. Oltre a sbloccare i 600 milioni di euro (di cui 500 per riempire il disavanzo pregresso e 100 per gli investimenti futuri) assegnati dalla finanziaria 2010 al comune guidato da Gianni Alemanno, il provvedimento stabilisce che la gestione ordinaria andrà separata da quella commissariale; precisando che a carico di quest'ultima resteranno tutti i debiti contratti entro il 28 aprile 2008. Nel derby dei grandi comuni, almeno per ora, Roma batte Milano perché l'esclusione dal patto delle spese legate all'Expo è limitata alla quota coperta dal finanziamento statale. L'emendamento, infatti, equipara queste uscite a quelle sostenute per gli stati di emergenza, che escludono dai vincoli di finanza pubblica «le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese». A Palazzo Marino sperano in qualcosa di più, anche per avviare il mutuo da oltre 400 milioni necessario a coprire la quota comunale degli investimenti per le metropolitane, finanziate per il resto da Cipe e privati. Un cambiamento del testo è escluso, perché i tempi non permettono un altro giro sulla navetta parlamentare, ma anche un chiarimento interlocutorio (tra le ipotesi circolate in questi giorni c'è, per esempio, quella dell'ordine del giorno) potrebbe essere utile a gestire la situazione in attesa che il quadro diventi definitivo. Gli altri provvedimenti nel decreto si concentrano in due capitoli. Il primo è l'ennesimo correttivo ai «costi della politica», che taglia le giunte (non i consigli) negli enti al voto fra due settimane, cancella i difensori civici comunali e salva le circoscrizioni nei comuni sopra i 250mila abitanti, i municipi a Roma e i direttori generali quando la popolazione supera le 100mila persone. L'altro capitolo riguarda il rinnovo dei fondi ai piccoli comuni, sia per la parte corrente sia per gli investimenti, e i «bonus» sui trasferimenti ordinari ai territori colpiti dal terremoto abruzzese dello scorso aprile.

L'articolo di Eugenio Bruno e Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.