Home Ultime La Tia fa ancora i conti con l’Iva
La Tia fa ancora i conti con l’Iva PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:19

Per 5,5 milioni di cittadini si continua ad applicare l'imposta sul valore aggiunto - LA PARTITA DEL PASSATO/Per gli utenti privati c'è in gioco una massa di rimborsi che secondo l'Anci ammonta a un miliardo

MILANO - Non c'è Corte costituzionale, commissione tributaria o circolare Anci che tenga. In questi primi mesi del 2010 la tariffa d'igiene ambientale (Tia) sembra ostinarsi a continuare come prima, e a comportarsi come «corrispettivo» che si paga con l'aggiunta dell'Iva. In gioco non ci sono solo le nuove richieste agli utenti, ma anche una massa di rimborsi (almeno un miliardo di euro secondo l'Anci) che "regalerebbe" qualche centinaio di euro agli utenti privati, con anche il rischio di determinare un effetto domino fra utenze commerciali e industriali ed erario (perché la restituzione bloccherebbe anche il meccanismo delle detrazioni da parte dei soggetti che operano in campo Iva). Nonostante la Consulta, che nella sentenza 238/2009 ha chiarito che la Tia è una «tariffa» solo nel nome, ma nella pratica non si distingue dalla Tarsu e quindi rappresenta nei fatti un tributo. Se la Tia è un tributo non può essere accompagnata dall'I va, è stata la conclusione ovvia che ha scaldato i consumatori e preoccupato le amministrazioni locali, ma almeno per ora le aziende sembrano orientate in maggioranza a non cambiare strada. A dirlo sono i numeri di un monitoraggio condotto da Federambiente, l'associazione delle aziende attive nei servizi pubblici ambientali, che ha analizzato le scelte condotte dalle imprese che servono circa 12,5 milioni di italiani, cioè il 78% dei 16 milioni di cittadini che pagano la Tia: a 5,5 milioni, cioè al 44% di loro, l'Iva sarà chiesta anche nel 2010, e un altro 18% (2,3 milioni) deve ancora attendere la decisione definitiva da parte dell'aziende di servizi. pubblici. Solo il 38% (4,7 milioni) vedrà quindi sparire l'Iva, e il conto si fa ancora più sbilanciato prendendo a riferimento i comuni e non gli abitanti: la tariffa, infatti, è tornata a essere un tributo solo nel 22% degli enti locali. Alla base delle scelte aziendali non c'è un deliberato disinteresse nei confronti dei giudici costituzionali, ma una lettura "alternativa" della sentenza 238/2009, supportata anche da un parere affidato al costituzionalista Niccolò Zanon (docente alla Statale di Milano). La sentenza incriminata, ha argomentato il parere, non si è tradotta nella bocciatura di una norma controversa, ma nella dichiarazione di infondatezza sulla questione sollevata dal giudice; la pronuncia, quindi, non è vincolante, e in questo quadro la fatturazione con Iva non è un'opzione, ma un atto dovuto. Lettura opposta quella di Anci e Ifel, l'istituto per la finanza e l'economia locale, che in una circolare hanno dettato la road map per gli enti che devono riconvertire la Tia al trattamento tributario. Incerta, infine, la posizione dei giudici tributari: la commissione tributaria regionale della Toscana, per esempio, ha "promosso" l'Iva quando a gestire il servizio rifiuti sia un «soggetto societario», mentre la commissione provinciale di Modena ha bocciato imposta e fattura (si veda «Il Sole 24 Ore» del 6 febbraio per la prima pronuncia, e del 21 per la seconda). Il più esitante, però, finora è apparso il legislatore, che nonostante gli appelli di comuni e imprese in cerca di «certezze» non si è finora pronunciato sul tema. Qualche timido tentativo di avviare la macchina dei rimborsi c'è stato, sotto forma di emendamenti che non sono però mai approdati al voto, mentre ora si affacciano nuove ipotesi di segno contrario. I parlamentari eletti in Emilia Romagna, per esempio, hanno ricevuto la scorsa settimana dall'Anci regionale un pacchetto di emendamenti che modificano il Dlgs 49/1997 stabilendo che «la tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti urbani» (e quindi è gravata dall'Iva), e che le controversie sul tema passano dalla giurisdizione tributaria a quella ordinaria; sulla stessa linea si potrebbero muovere anche altre iniziative parlamentari. L'unico dato certo, per ora, è che rimborsi a parte il futuro non riserva buone notizie alle utenze. Se la Tia è un tributo, entrate e uscite entrano nel bilancio comunale e per evitare perdite saranno necessari ritocchi per compensare l'imposta venuta a mancare. Per i privati, quindi, non cambia nulla, mentre per le imprese il conto è negativo perché senza Iva cade anche la detrazione.

L'articolo di Gianni Trovati publicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.