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Enti locali, riflettori puntati sul ddl anticorruzione PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:20

Il ddl anticorruzione»  approvato dal governo all'inizio di marzo prevede una pluralità di norme che anticipano, per quanto riguarda i controlli interni negli enti locali, le disposizione contenute nel più organico disegno di legge sulla «carta delle autonomie». Le novità normative però sono timide e soprattutto non risolvono alcune criticità e, quindi, difficilmente consentiranno di ridare slancio a un sistema di controlli che negli anni ha palesato il suo fallimento. Non viene innanzitutto risolta la criticità legata alla nomina dei Revisori. Il disegno di legge prevede infatti, come unica novità, che l'elezione dell'organo avvenga, salva diversa previsione dello statuto, con la maggioranza dei due terzi del consiglio (senza abrogare la doppia preferenza). Si lascia di fatto, ancora nelle mani dell'organo politico la nomina dei revisori. La nomina da parte di un organismo esterno, quale la sezione di controllo della Corte dei conti, darebbe probabilmente maggiori garanzie di indipendenza dell'organo di controllo. Il disegno di legge mostra poi un altro segno di debolezza quando, anziché prevederli direttamente, demanda all'autonomia statutaria dell'ente l'individuazione dei criteri sottostanti alla nomina dei revisori, criteri che dovrebbero privilegiare la formazione continua e la specifica professionalità dei soggetti preposti al controllo. Il rischio è che il singolo comune attenui l'imprescindibilità di tali principi. Il ddl anticorruzione affida inoltre nuovi compiti ai revisori che saranno sempre più protagonisti della programmazione e gestione dell'Ente. I revisori dovranno rilasciare ulteriori pareri obbligatori di congruità, coerenza e attendibilità, alcuni dei quali di estrema importanza; fra gli altri, sarà loro richiesto il parere: per la costituzione o la partecipazione a enti o società esterne, per il ricorso all'indebitamento, per quasi tutti gli atti di programmazione e per la proposta di riconoscimento dei debiti fuori bilancio. I revisori saranno altresì chiamati a svolgere nuove e specifiche funzioni con conseguenti assunzioni di responsabilità. Probabilmente, in considerazione del ruolo sempre più importante che il progetto legislativo ha voluto dare ai revisori degli enti, si è prevista la facoltà di ripristino dell'organo collegiale, per i comuni con popolazione tra i 5 mila e i 15 mila abitanti. Ciò che lascia però sbigottiti è che questo debba avvenire ad invarianza di costi rispetto alla situazione attuale. In poche parole il compenso dell'attuale revisore unico, in caso di ripristino del collegio, dovrà essere diviso tra i tre professionisti. Se poi si considera che oggi il compenso del revisore unico di un comune tra i 5 mila e i 15 mila abitanti è rapportato, con un'interpretazione quantomeno discutibile, a quello previsto per la classe di comuni sino a 5 mila abitanti, i membri dell'ipotetico organo collegiale dovranno accontentarsi di un compenso inferiore ai 2 mila euro annui. Non ci pare questa la strada giusta per garantire la qualità dei controlli. Si sta probabilmente perdendo un'altra occasione per procedere a una reale riforma del sistema dei controlli degli enti locali, quasi mancasse il coraggio di incidere realmente sugli stessi, col rischio che alla fine, nonostante i buoni propositi, rimanga tutto com'è, o quasi.

L'articolo di Sandro Anedda pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.