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Finanziaria regionale, il parere espresso dal Consiglio delle Autonomie locali della Sardegna PDF Stampa
Lunedì 19 Gennaio 2015 20:34
Il testo integrale del parere sulla Finanziaria regionale espresso dal Consglio delle autonomie locali della Sardegna riunito ad Abbasanta. 
"l Consiglio delle Autonomie locali esamina il disegno di legge finanziaria 2015 con il senso di responsabilità proprio dei rappresentanti delle amministrazioni più prossime ai cittadini e più sensibili alla realtà sociale della regione. Gli effetti della crisi e le grandi difficoltà di questi anni impongono una apertura al dialogo costruttivo fra gli interlocutori istituzionali, un dialogo che ultimamente risente di decisioni e scelte non propriamente coordinate con il sistema locale, basti pensare alla questione dei de finanziamenti delle opere pubbliche, che ha aggiunto ulteriori elementi alla indeterminatezza delle finanze locali a causa della frequenza dei correttivi di finanza pubblica nazionale e regionale".

 

CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE LOCALI DELLA SARDEGNA

 

Parere ai sensi dell'art. 9, co. 3, della legge regionale 17 gennaio 2005 n. 1 sui disegni   di legge finanziaria e di bilancio, manovra finanziaria regionale per gli anni 2015-2017.

 

Il Consiglio delle Autonomie locali esamina il disegno di legge finanziaria 2015 con il senso di responsabilità proprio dei rappresentanti delle amministrazioni più prossime ai cittadini e più sensibili alla realtà sociale della regione. Gli effetti della crisi e le grandi difficoltà di questi anni impongono una apertura al dialogo costruttivo fra gli interlocutori istituzionali, un dialogo che ultimamente risente di decisioni e scelte non propriamente coordinate con il sistema locale, basti pensare alla questione dei definanziamenti delle opere pubbliche, che ha aggiunto ulteriori elementi alla indeterminatezza delle finanze locali a causa della frequenza dei correttivi di finanza pubblica nazionale e regionale.

Si registra positivamente l’intenzione di privilegiare strategie di sviluppo rispetto alle politiche di solo rigore. In conseguenza è accolto favorevolmente il ricorso all’indebitamento, se rivolto agli investimenti e a logiche di prospettiva. Peraltro questo strumento sembra adombrare le ottimistiche previsioni di agibilità finanziaria seguite all’accordo con il governo del 21 luglio scorso.

Leva fiscale e finanziaria

L’esclusione dal patto di stabilità importa dei vantaggi e dei margini di manovra più ampi per la Regione ma questi sono annacquati dal fondo di svalutazione crediti. Rimangono invece in vigore i vincoli del patto di stabilità sugli enti locali regionali.

La premessa della relazione introduttiva del disegno di legge finanziaria regionale fa chiara ammissione della riduzione delle entrate, costituite in gran parte da compartecipazioni che diminuiscono in presenza di un basso livello di attività economica, quale conseguenza immediata ed automatica  della crisi economica.

Questa dato di fatto pone la necessità di superare l’accordo Governo-Regione del 21 luglio 2014 e di riaprire completamente la vertenza delle entrate con il Governo.

La regione deve acquisire interamente le competenze in materia di finanza locale allargando correlativamente gli spazi di compartecipazione delle entrate proprie e, su modelli già collaudati (si veda il Friuli), anche il vincolo del patto di stabilità degli enti territoriali dovrebbe essere interno alla Regione. Su questo obiettivo tutto il sistema delle autonomie affiancherebbe con energia la Regione nel confronto con il Governo. Qualsiasi richiamo alla correttezza nell’adempimento degli impegni presi deve trovare uguale lealtà dei rapporti.

Il ripristino in capo agli enti pubblici delle aliquote IRAP  di cui agli articoli 16, comma 1 e 45,   del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 toglie agli enti locali quelle risorse che nel corso del 2014 sono servite per tamponare l’insufficienza delle dotazioni per il contrasto alla povertà.

Nel corso del 2015 il fronte del disagio delle famiglie si registra in crescita. Sarà un altro anno difficile per gli amministratori locali che con più frequenza sono esposti ad episodi di tensione sociale. Per essere più aderente alla realtà l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 21, comma 9, del disegno di legge finanziaria, dovrebbe essere aumentata almeno sino a 40 milioni di euro.

 

La razionalizzazione della spesa nel  settore pubblico

Gli interventi di riorganizzazione della struttura amministrativa regionale sono un piccolo timido passo per ripensare l’intero settore pubblico regionale. Di fatto occorre aver riguardo alla prospettiva generale delle dinamiche amministrative che scaturiranno dal riordino degli enti locali. Investire in modo tecnicamente errato sulle unioni deprime qualsiasi impulso alla crescita di una nuova classe del pubblico impiego della Regione. In  termini di competitività, mobilità, flessibilità e maturazione, dare attuazione all’articolo 12 della Legge Regionale 12 giugno 2006, n. 9, che istituisce il "Comparto unico di contrattazione collettiva della Regione e degli enti locali" avrebbe ben altro impatto. È incomprensibile che la Regione sia la prima responsabile della mancata applicazione dei propri provvedimenti legislativi..

Condizione indispensabile per la razionalizzare ed armonizzazione del “Sistema dell’Amministrazione pubblica della Sardegna” è l’investimento anche sulla classe amministrativa regionale. Gli Stati Uniti d’America, lo stato più liberista al mondo, investono enormi risorse di bilancio sulla pubblica amministrazione, assumendo persino dei premi nobel, ben coscienti che la funzione  pubblica deve essere snella ma di altissima qualità.

La revisione della spesa della sanità, nel senso della razionalizzazione e dell’eliminazione degli sprechi, deve essere il vero strumento di recupero di mezzi finanziari per agire sui settori su cui si sono abbattuti i tagli lineari dello Stato e della Regione. Poiché da sola assorbe oltre metà della spesa regionale, la diminuzione dei costi anche di un solo punto percentuale liberebbe importanti somme da impiegare negli altri settori.

Sul piano degli interventi strutturali e di investimento per lo sviluppo, il Consiglio delle Autonomie  Locali richiama alcune linee di indirizzo sollecitate in altre occasioni.

Le invocate  riforme di Ente Foreste e di AREA, richiedono il pieno coinvolgimento delle istituzioni locali, e devono volgere a trasformare la gestione del territorio e la gestione dell’edilizia residenziale, due fondamentali settori d’intervento amministrativo. Detti enti regionali devono diventare veri e propri motori  di sviluppo economico locale e regionale con l’obiettivo indiretto di spegnere enormi focolai di tensione sociale.

Come avvenuto nel recente passato, la finanziaria 2015 sembra andare in direzione opposta. L’idea di attribuire ulteriori funzioni ad AREA con il preciso intento di eliminare “gli intermediari esterni”, lascia intendere una visione dirigista che esclude a priori qualsiasi considerazione di corresponsabilità nelle scelte di governo della Regione. Ebbene, questa finanziaria dovrebbe svoltare verso il coinvolgimento delle istituzioni locali, gli investimenti devono essere diretti alla valorizzazione delle pubbliche amministrazioni e devono puntare alla crescita di tutto il settore pubblico locale e al dialogo costante delle Aziende regionali con i territori.

L’impostazione del disegno di legge, al contrario, appesantisce il fardello degli enti locali, oberato dai tagli della legge di stabilità per il 2015. Il fondo unico non solo non risulta consolidato ma addirittura è diminuito ed eroso attraverso norme che caricano sullo stesso interventi sui quali gli enti locali non hanno alcuna influenza.

Si sollecita il cofinanziamento sul patto verticale incentivato. Lo Stato ha reso disponibile per la Sardegna la somma di 60 milioni di euro, ma affinché il meccanismo del patto regionale incentivato possa funzionare è necessario un cofinanziamento per almeno 30 milioni di euro da parte della Regione. Tale finanziamento, che manca dall'attuale proposta di legge finanziaria, è  tanto più importante trattandosi non di spazi finanziari, ma di somme immediatamente disponibili per gli Enti.

 

Nel dettaglio

Articolo 3:

le disposizioni in materia di IRAP riportano a carico delle pubbliche amministrazioni la quota all’ 8,50 per cento. Gli enti Locali nel corso del 2014 hanno utilizzato i risparmi consentiti dalla riduzione dell’IRAP per tamponare il fenomeno in aumento delle estreme povertà. L’onere conseguente non è compensato da quanto previsto dal comma nove dell’art. 21. L’autorizzazione di spesa per trenta milioni di euro per il sostegno economico a famiglie e persone prive di reddito e in condizione d’accertata povertà di cui all’art. 35, commi 2 e 3, della legge regionale 29 maggio 2007 n. 2 e  successive modificazioni ed integrazioni è assolutamente incapiente rispetto al dilagare della crisi.

Articolo 4

Comma 1:

nella norma è necessario prevedere che vengano coperte e puntualmente trasferite le risorse ai soggetti attuatori delle opere delegate.

Articolo 5:

comma 1:

Si richiama integralmente quanto detto in precedenza. Il commissariamento di AREA, l’intento di aggiungere la fase di progettazione, studio e attuazione delle opere pubbliche contraddice le finalità proprie dell’Azienda che non può prescindere dalla costante interrelazione con i comuni anche e soprattutto nella fase della programmazione. Sembra affacciarsi una mentalità che sotto l’abito dell’efficienza contiene forti elementi di dirigismo, alquanto dannosi soprattutto quando le funzioni sono rivolte a soddisfare esigenze primarie del cittadino.

È essenziale ricordare che esiste un’evidente discrasia fra la disciplina in materia di lavori pubblici e il nuovo sistema di contabilità armonizzato. Si ritiene opportuno estrapolare l’articolo 5 al fine di approvare in tempi brevissimi un’apposita legge di coordinamento.

comma 3:

Si ritiene  positiva l’istituzione del fondo purché non vada a gravare, come previsto dalla stessa norma, sul fondo unico, altrimenti lo stesso diventa sempre meno capiente ed inoltre in tal modo risulta totalmente a carico degli EE.LL.,  con l’aggravio di essere spogliati anche dell’autonomia programmatoria. È auspicabile che, per tale fine,  vengano stanziate nuove risorse da parte della RAS senza caricare sul fondo Unico.

comma 4:

è necessario escludere il definaziamento e la correlativa sanzione qualora l’inerzia non sia attribuibile alla responsabilità dell’ente beneficiario. È necessario aggiungere dopo “la mancata assunzione dell’OVG nei tempi previsti….” l’inciso “se dipendente dall’ente beneficiario”

comma 9:

lett. b) occorre sostituire le parole “è già stata assunta” con le parole “non è stata assunta”

lett. c) occorre integrare con “se è già stata assunta l’obbligazione giuridicamente vincolante e, nel periodo compreso tra ……..” Si ritiene necessario inserire quanto previsto al successivo comma 11.

Comma 10:

Il disimpegno dei residui presenti in bilancio e la cancellazione di quelli in perenzione amministrativa non può avvenire  in modo automatico. Prima della cancellazione l’ente interessato deve essere invitato a dimostrare che permane l’utilità del residuo per il completamento degli interventi finanziati.

Comma 13:

La costituzione di un fondo destinato  alla realizzazione di interventi nel settore della viabilità e delle infrastrutture portuali, idrico multisettoriale, irriguo, idrico integrato e per la viabilità, edilizia scolastica, difesa del suolo e assetto idrogeologico. La somma prevista complessivamente in € 454,761.000 è assolutamente insufficiente per tutti i settori d’intervento previsti.

Si richiede uno specifico stanziamento aggiuntivo di almeno 15.000.000 di euro per la manutenzione delle strade. Si tratta del minimo indispensabile per non peggiorare i già insufficienti livelli di sicurezza. In mancanza le Province, che oltre ai deficit finanziari subiscono il disordine ordinamentale, allo stato attuale,  sono impossibilitate a garantire il servizio.

Si ricorda ancora una volta la necessità di rivedere l’istituto del rimborso dei costi di cessione dei crediti commerciali vantati verso la regione, le agenzie e gli enti regionali e gli enti locali. il mantenimento dei limiti della “de minimis” ha reso inapplicabile la disposizione e gli stanziamenti. Le obiezione che l’eventuale superamento delle soglie de minimis costituiscono aiuti di stato è annullata dal fatto che i costi delle cessioni sono compensati dai risparmi sulle penali e sugli interessi dei ritardati pagamenti.

 

Articolo 22

Comma 1:

L’importo previsto dal disegno di legge, per le ragioni già espresse, deve essere ricondotto ai livelli del 2013 e va data attuazione al principio di piena autonomia degli enti locali che ha ispirato la costituzione del fondo di cui all’art. 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 . Dello stesso articolo mantiene validità il comma 5 che dà precisi indirizzi alla riforma dell'ordinamento delle autonomie locali e alla riforma del vigente regime dei rapporti finanziari fra Regione, province e comuni attraverso l'attribuzione di una quota della compartecipazione regionale ai tributi erariali in sostituzione dei trasferimenti finanziari al sistema delle autonomie locali.

Gli importi assegnati agli enti locali con il fondo unico devono essere nella loro piena disponibilità in autonomia. Sono respinte tutte le norme che caricano spese o vincoli estranei al fondo unico.

Il disegno di legge prevede una drastica riduzione del fondo soprattutto per le Province, non tenendo per nulla in considerazione che queste comunque devono ad oggi continuare a garantire tutti i servizi sinora svolti e che stanno subendo insostenibili tagli da parte dello Stato.

Si ritiene quindi che il fondo di cui all'articolo 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n.2 e successive modifiche ed integrazioni, debba essere riportato alle quantità degli anni precedenti il 2014 è cioè  che sia determinato per l'anno 2015 in euro 580.500.000 di cui: euro 510.300.000 a favore dei comuni; euro 70.200.000 a favore delle province, di cui una quota pari a euro 500.000 a favore dell'Amministrazione provinciale di Nuoro per il funzionamento del museo MAN.

Comma 2:

Il secondo comma dello stesso articolo è esemplare. Caricare sul fondo il processo di trasferimento delle funzioni comunali alle unioni dei comuni e alla comunità montane con un aumento percentuale sulla riserva  a favore dei comuni è un errore tecnico che vanifica qualsiasi efficacia alla scelta di favorire le associazioni. Tale misura colpirebbe  anche i comuni non soggetti ad obblighi associativi.  I comuni maggiori perderebbero somme per milioni di euro non compensati da misure di riequilibrio.

Peraltro l’introduzione di una riserva così ampia a favore delle unioni a riforma dell’ordinamento degli enti locali ancora ai blocchi di partenza si rivela intempestiva ed inopportuna. Non tiene conto di alcuni segnali, anche nazionali, di un rinvio o di adattamenti regionali. Lo dimostrano alcuni interventi fatti in altre regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta) ma anche in molte regioni ordinarie. È preferibile costituire un’apposita dotazione estranea al Fondo Unico e accompagnare con gradualità il percorso verso l’associazione delle funzioni facendo ricorso alla potestà statutaria.

Comma 3:

positivo ricondurre ad apposito capitolo i trasferimenti a favore degli enti locali delle quote sostitutive delle soppresse accise dell’energia elettrica ma è bene precisare che la soppressione delle accise prevista dall’art. 4, comma 10, del decreto 2 marzo 2012, n. 16 , convertito nella legge 26 aprile 2012, n. 44, reintegra le somme a favore degli enti medesimi con le risorse recuperate per effetto del minor concorso delle stesse alla finanza pubblica, mantenendo la natura di somme proprie degli enti locali e senza discrezionalità alcuna della Regione .

La somma derivante dalle accise, pari a € 49.129.000 spetta esclusivamente e direttamente agli enti locali e non può in alcun modo assumere natura di trasferimento regionale

Comma 4 :

ancora una volta si esprime contrarietà a caricare sul fondo unico gli oneri derivanti dall’inserimento volontario nelle proprie dotazioni organiche del personale delle comunità montane che cessano per effetto dell'applicazione della  HYPERLINK "http://bd20.leggiditalia.it/cgi-bin/FulShow?TIPO=5&NOTXT=1&KEY=28LX0000280855" legge regionale n. 12 del 2005.

Comma 6 :

va cancellato l’ultimo periodo del 6° comma. Le somme erogate ai sensi della legge regionale 1 giugno 1999 n. 21 devono essere mantenute a favore delle Province per coprire le spese del servizio Si tratterebbe di riportare il quadro normativo alla situazione che ha regolato i rapporti tra la Regione e le Province successivamente al trasferimento della funzione quando non era richiesto alcun rimborso per la retribuzione del personale.

La quantificazione degli oneri del trasferimento della funzione venne fatta tenendo conto che i costi delle retribuzioni del personale restavano a carico della Regione. Il mutato atteggiamento della Regione, che ha richiesto il rimborso dei costi retributivi, impone la rideterminazione del contributo a favore delle Province a copertura dei costi del servizio erogato, in assenza del quale, la Regione deve farsi carico del  costo del personale comandato senza pretenderne il rimborso .

Tabella D

Si ritiene che dalla tabella D vada eliminata la voce L.R. 1/2005 e L.R. 25/25/12, articolo 17 – Consiglio Autonomie Locali, in quanto successivamente all’entrata in vigore della Legge regionale 17 dicembre 2012, n. 25, con la sostituzione della parola “valutati” con la parola “determinati”, si è voluto dare certezza al CAL, relativamente alle risorse di cui può disporre  per il suo funzionamento, trattandosi di organismo avente rilevanza Costituzionale.

Con detta modifica legislativa si è inteso specificare che la norma finanziaria di detta legge non ha valenza di autorizzazione legislativa di spesa ma determina la quantificazione di una spesa obbligatoria che va necessariamente inserita annualmente in bilancio.

Per quanto detto, la spesa per il funzionamento del Consiglio delle Autonomie Locali, non rientrando fra quelle per le quali possono determinarsi riduzioni e/o incrementi di autorizzazione legislativa di spesa da inserire in apposita tabella da allegare alla legge finanziaria, va riportata direttamente in bilancio nella misura di euro 516.000, come determinato dalla legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1 , come modificata dall’articolo 17, comma 1 lett. b), della legge regionale 17 dicembre 2012, n. 25.

 

Il parere sul disegno di legge finanziaria è condizionato all’accoglimento delle osservazioni esposte

 

 

 

Parere approvato nella seduta del 19 gennaio 2014 in Abbasanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Gennaio 2015 20:45