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Seduta congiunta Cal e Consiglio regionale sardo. L'intervento del presidente Ganau PDF Stampa
Mercoledì 18 Febbraio 2015 23:20

Sig. Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna, Signori Sindaci, On. Presidente della Regione, sig. Assessori, On. colleghe e colleghi del Consiglio, é con vero piacere che apro questo incontro tra Consiglio Regionale e Consiglio delle Autonomie della Sardegna. Incontro che cade a dieci anni dalla legge istitutiva del Secondo organo costituzionale della nostra Regione. Lo faccio con l'orgoglio di aver avuto l'onore di presiedere il massimo organo di rappresentanza delle autonomie locali della Sardegna, prima che il parlamento dei Sardi, in questa giornata che rappresenta un momento obbligatorio di incontro, e come ho avuto modo di dire più volte, che deve uscire da ogni ritualità e formalità per assumere sempre più carattere di riflessione e confronto vero sui tanti temi che riguardano la Sardegna, i territori e i cittadini. In questa legislatura abbiamo avuto già momenti di incontro congiunto in occasione della manovra di assestamento di bilancio, ma il confronto vero è quello che si svolge e deve svolgersi quotidianamente, sempre più stringente e necessario per affrontare i numerosi problemi e le difficoltà che riguardano le vostre comunità, gli Enti Locali e più in generale l'intera Sardegna. In tutti noi è ben chiara la gravissima crisi che stiamo attraversando che comporta difficoltà sempre maggiori nella capacità di rispondere alle necessità dei cittadini, a causa della diminuzione delle risorse disponibili neanche minimamente compensate da un incremento, anche improprio, della tassazione locale (che ha superato i limiti della sostenibilità) e che solo in parte resta nelle disponibilità degli EE.LL., condizione che comporta una sempre più seria difficoltà ad erogare i servizi ed a mantenerne i livelli minimi, a stare vicini insomma alle crescenti difficoltà dei cittadini. Una crisi economica e sociale drammatica con segnali di malessere progressivo che non possono essere sottovalutati e che devono trovare le migliori risposte possibili. Questo è compito della politica, quella buona, che tutti vogliamo rappresentare. Ma questa situazione, di oggettiva difficoltà, non può in alcun modo giustificare azioni criminali, aggressioni, attentati e minacce che sempre con maggiore frequenza si rivolgono contro i sindaci e gli amministratori. I sindaci non possono essere il capro espiatorio della crisi ma rappresentano l'ultimo baluardo contro di essa, quello più vicino ai problemi dei cittadini e, anche per questo, non possono essere lasciati soli. Colgo l'occasione per ribadire, a nome dell'intero Consiglio Regionale, la piena solidarietà al sindaco di Bultei e con lui a tutti i troppi sindaci vittime di attentati, aggressioni e minacce. Ma oggi la solidarietà non basta. È necessario stare al fianco dei sindaci, come detto, vero baluardo del sistema democratico, ma è ora che arrivino quei segnali di attenzione da parte degli organi preposti e si concretizzino in quelle azioni più volte sollecitate di prevenzione e tutela da parte delle forze dell'ordine, che consentano il pieno e libero esercizio delle funzioni amministrative, la tutela degli amministratori e delle loro famiglie e che siano in grado di assicurare alla giustizia i criminali. Oggi siamo chiamati a definire il miglior utilizzo delle risorse ed a programmarle per l'anno in corso. Il confronto è in atto sulla legge finanziaria. Abbiamo il compito, non semplice, di correggere e reimpostare politiche non adeguate o superate, con altre innovative e sostenibili, nei diversi settori della società sarda. Dobbiamo rispondere alle esigenze di un sistema formativo moderno e di qualità, alle richieste di una risposta sanitaria omogeneamente diffusa sul territorio e vicina ai cittadini, a moderne politiche sociali innovative, al sostegno strategico ai settori produttivi, ad un sistema di viabilità e trasporti pubblici moderni. Per citare solo alcune delle sfide che abbiamo davanti. Contemporaneamente dobbiamo affrontare le numerose crisi, ad iniziare da quelle industriali, senza alcuno sconto per chi ha sfruttato e prodotto danni ambientali, ma avendo il coraggio di non guardare con nostalgia ad un passato oggi non proponibile, guardando avanti per cogliere e creare le condizioni per uno sviluppo produttivo che tenga conto dei mutati quadri di mercato e delle produzioni innovative. Molte sono le criticità, ormai storiche, che ci trasciniamo irrisolte da decenni. Siamo arrivati ad un punto in cui non esistono ulteriori margini di tempo. Il futuro della nostra Regione, il futuro nostro e dei nostri figli, la possibilità di sviluppo, occupazione e crescita, sono legate alla nostra capacità di dare risposte rapide ed adeguate a questi problemi. Non abbiamo più tempo e non possiamo sbagliare. In questo quadro dobbiamo sfuggire alle tentazioni centralistiche come scorciatoia facile ad una contingenza così difficile, a scelte che privilegino l'accentramento delle funzioni piuttosto che un più diffuso esercizio alla base. Personalmente sono convinto che la conquista del fondo unico vada sostenuta anche in momenti come questo dove i Comuni sono chiamati a dimostrare, ancora una volta, tutta la responsabilità nell'uso delle risorse, sia pure procedendo ad una rivisitazione dei criteri di ripartizione. Credo anche che a questo strumento debba essere affiancato un attento utilizzo delle risorse aggiuntive che la Regione sta decidendo di mettere in campo mediante la contrazione di significativi mutui. Utilizzo che deve richiedere un forte lavoro di condivisione indirizzato alla realizzazione di opere di carattere strategico, ad iniziare da quelle di mitigazione del rischio idro-geologico e alle problematiche relative alla viabilità. Il confronto tra noi dovrà procedere nei prossimi giorni per definire una riforma degli Enti Locali che risponda alle esigenze di efficienza e sostenibilità ma che sia rispettosa dei territori e della loro storia, individuando le migliori soluzioni di coordinamento sovracomunale e sopratutto la collocazione delle funzioni che vi debbono essere esercitate, evitando appunto quelle scorciatoie, citate prima, che potrebbero ulteriormente rafforzare il deleterio centralismo regionale. Così pure all'interno della discussione sulla legge statutaria che ridefinisce i rapporti tra i diversi livelli ed organi di governo della Regione, dovrà trovare spazio l'aggiornamento della Legge regionale 1 del 2005 istitutiva del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna, aggiornando la composizione dello stesso sulla base delle novità istituzionali caratterizzate dal superamento delle Province e - soprattutto - attribuendo al CAL funzioni più incisive sui provvedimenti che riguardano direttamente gli EE.LL. Abbiamo davanti un anno difficile, ricco di sfide per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi, in una contingenza difficilissima. Obiettivi però irrinunciabili che possono essere raggiunti solo con il faticoso esercizio del confronto, a tutti i livelli, che porta alla condivisione e alle migliori soluzioni. Purtroppo quello che è successo in questi giorni in parlamento sulle riforme non è un bell' esempio. Il mio augurio è che proprio qui in Sardegna, nel prossimo confronto sulla legge finanziaria, saremo in grado di dare un esempio di esercizio alto di buona politica, sviluppando la migliore dialettica e capacità reciproca di ascolto. A questo non possiamo sottrarci, pena un progressivo ed ulteriore allontanamento tra cittadini e istituzioni, anche quelle più vicine. Gianfranco Ganau Presidente Consiglio regionale della Sardegna