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Crisi, taglio alle risorse e amministrazioni in difficoltà. Il Cal riunito con il Consiglio regionale, l'intervento del presidente Giuseppe Casti PDF Stampa
Mercoledì 18 Febbraio 2015 23:22

Intervento del Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali Giuseppe Casti in Consiglio Regionale

Signor Presidente, signor Governatore, onorevoli Consiglieri, Assessori, Rappresentanti delle Province e colleghi Sindaci,

 

quello di oggi è un importante momento di confronto e discussione tra le diverse Istituzioni della Sardegna e arriva in un periodo particolarmente delicato e significativo. In un momento così complesso per le istituzioni e la finanza pubblica e per il ciclo economico, dobbiamo basare la nostra azione di rappresentanza del sistema locale, insieme ad ANCI e alle altre associazioni, sul forte senso di cooperazione istituzionale. La necessità di far fronte a una situazione economica, che per gravità e durata della crisi ha pochi precedenti, deve indurci ad agire con celerità, evitando di attardarci in conflitti di ruolo, per dare, ciascuno nel campo delle proprie competenze, il meglio di noi stessi.

 

 

Questi ultimi anni sono stati per tutti molto duri, non esiste settore economico che sia stato risparmiato dalla crisi e la Nostra Isola ha pagato un peso maggiore rispetto a tanti altri territori della nazione. Una crisi che da economica, non poteva essere altrimenti, è divenuta una crisi sociale, accompagnata, oserei dire, anche da una crisi del “sistema politico italiano”.

 

Come Amministratore locale, e in qualità di Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, vorrei, però, focalizzare prima di tutto la mia attenzione sul problema delle finanza locale. Gli Enti Locali sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto nell’altare del risanamento economico dello Stato. Anche quest’anno, ancora una volta, la scure dei tagli si è abbattuta pesantemente sui Comuni e sulle Province.

 

Per un’applicazione, che personalmente ritengo distorta, del Principio di Sussidiarietà, nel corso degli ultimi vent’anni le competenze in capo agli Enti Locali si sono dilatate ma nel contempo le finanze si sono drasticamente prosciugate. Siamo chiamati, in qualità di Amministratori Locali, a dare, spesso senza averne i mezzi, risposte ai cittadini che si rivolgono ai Noi per qualsiasi loro problema, questo perché gli stessi Comuni sono diventati una sorta di Front Office dello Stato.

 

Le richieste dei cittadini, d'altra parte, anche a causa del contesto economico, sono diventate più numerose e pressanti. Situazioni che i Sindaci, tanto nei grandi centri quanto nei piccoli Comuni, conoscono molto bene, in quanto costretti, ogni giorno, a fronteggiare questo tipo di problemi.

 

Per chi amministra, e accade anche nei nostri Comuni, fare i conti con chi ha perso il lavoro e bussa alla porta del Municipio alla ricerca disperata di un aiuto, non è un fatto straordinario, ma rientra, purtroppo, nell'emergenza quotidiana. Giorno dopo giorno ci stiamo trasformando nella trincea della disperazione e della rassegnazione. Anzi forse sarebbe meglio dire che, a causa dei continui tagli che gli Enti Locali stanno subendo, il nostro ruolo si avvicina sempre più a quello di un centro di ascolto, che, appunto, ascolta ma è privo degli strumenti per arrivare alla soluzione.

 

Sappiamo tutti che i cittadini vedono nei Comuni, istituzione a loro più vicina, il luogo chiamato alla risoluzione di tutti i problemi, anche quando questi non dipendono dalla gestione amministrativa dell’Ente Locale, ma da livelli istituzionali diversi. La crisi economica di questi anni conferma questo fenomeno. I dati sulle persone assistite da ammortizzatori sociali, così come quelli di coloro che hanno perso il lavoro sono tutt'altro che consolanti.

 

Non minore attenzione merita l'aspetto legato alle tensioni sociali. Le cronache raccontano fenomeni che non devono essere sottovalutati come, per esempio, le rapine o anche i furti, alcune volte legati all’aumentata indigenza.

 

Non meno trascurabile deve essere l'aspetto relativo alla violenza sugli amministratori comunali. Non ultimo l'episodio avvenuto a Bultei. In questi casi le Amministrazioni comunali pagano, con i propri amministratori, il fatto di trovarsi in prima linea nel garantire il funzionamento delle Istituzioni. Molto spesso questi stessi amministratori, vittime di attentati, vivono nella condizione di chi si sente solo e quasi abbandonato dallo Stato. Sensazione che viene avvalorata da diversi fatti come, ad esempio, la chiusura dei Tribunali periferici o i tagli alle risorse destinate alla sicurezza.

 

Ribadisco che, sino a quando non si comprenderà a pieno la funzione centrale dei Comuni nella gestione del rapporto (che dovrebbe essere di rispetto e collaborazione) tra cittadini e istituzioni, continueremo ad allontanarci da quelle che sono le giuste richieste della popolazione.

 

Comprendere il ruolo dei Comuni non significa però - lasciatemelo dire - fornire loro un attestato di merito, ma molto più concretamente fornire agli Enti Locali mezzi reali, individuabili e immediatamente spendibili.

 

E’ anche a causa dei continui tagli alle risorse trasferite agli Enti Locali, che si avverte una certa difficoltà a trovare chi sia disposto a rappresentare i cittadini all'interno delle istituzioni locali, limitando di fatto la partecipazione democratica. Perché quando viene a mancare la competizione elettorale e quando non c'è una rappresentanza democraticamente eletta, si delinea una forte limitazione della democrazia, che è poi ciò che gli episodi di violenza perpetrati ai danni degli amministratori comunali vogliono ottenere.

 

Parlare di crescita di sviluppo e prospettiva significa avviare un processo di cambiamento e di rinnovamento che deve riguardare tutti. Sia chiaro, non si tratta di avviare un programma che preveda un finanziamento a pioggia fine a se stesso, al contrario è necessario dare il via libera  a interventi condivisi che pongano le basi per un percorso di ripresa economica e produttiva.

 

Giusto per fare un esempio e a scanso di equivoci: i mutui o finanziamenti vanno bene se finalizzati alla realizzazione di infrastrutture propedeutiche allo sviluppo delle attività produttive, come le reti stradali o portuali, meno bene se, invece, le risorse sono vincolate semplicemente alla realizzazione di nuove piazze, ossia per cantierare opere pubbliche che non migliorano o creano le precondizioni necessarie per lo sviluppo o l’insediamento delle imprese, le ricadute occupazionali e l’effettiva ripresa economica.

 

Naturalmente, in questo contesto, diventa indispensabile il coinvolgimento delle Amministrazioni locali che hanno una conoscenza più precisa delle esigenze, dei punti di forza e di debolezza dei territori.

 

Le infrastrutture auspicate sono fondamentali per quel processo di crescita che deve vedere viaggiare, su binari paralleli e complementari, da una parte lo sviluppo turistico, combinato con la valorizzazione delle ricchezze ed eccellenze culturali, ambientali e agrolimentari delle diverse realtà dell'Isola, dall’altra la conservazione del comparto industriale, che non può mai essere inteso come sfruttamento o consumo selvaggio dell'ambiente, ma lavoro produttivo all'interno di un contesto chiaro fatto di regole da rispettare nell’interesse della salute di tutti.

 

 

A fronte di ciò la legge di Stabilità, confermando una tendenza consolidata negli ultimi anni, non ha mancato di tagliare per l’anno 2015 il fondo di solidarietà, che perderà risorse per un miliardo e mezzo di euro. Mi pare quasi certo, anche se spero di venire corretto, magari oggi in questa stessa sede, che il legislatore Regionale si accinga, purtroppo, a seguire la stessa strada tracciata da quello nazionale.

 

Recentemente sia il Consiglio delle Autonomie Locali, sia l'Anci hanno preso posizione sulla finanziaria regionale, lamentando i tagli, uno su tutti quello operato sul Fondo Unico, risorsa spesso indispensabile nei Comuni per l’attuazione delle politiche sociali, per lo sviluppo e l'occupazione, per il diritto allo studio. In sintesi, per garantire i servizi fondamentali ai cittadini.

 

Nello specifico, sulla Legge finanziaria regionale, abbiamo sollevato sia nel confronto con la Giunta sia con il Consiglio, una serie di questioni, che non hanno portato a modifiche della proposta. Il cambio di toni e di atteggiamento da parte nostra, in uno sforzo di rilanciare la collaborazione istituzionale, non sembra aver prodotto risultati.

 

Registriamo novità positive nel confronto sul Capo II (opere pubbliche e infrastrutture), per la disponibilità a riscrivere la norma sul Fondo per la progettazione e per l’istituzione di un tavolo tecnico sul rapporto tra nuove regole di contabilità e procedure dei lavori pubblici di interesse locale, compresa la questione per noi fondamentale delle procedure di definanziamento, mentre in riferimento al Capo VI non vediamo nulla di nuovo sul tema delle risorse per gli Enti Locali.

 

Per quel che riguarda il Capo VI, ribadiamo le nostre proposte:

- Ripristino del fondo Unico;

- Copertura del patto verticale incentivato;

- Incremento delle risorse per il fondo sulle povertà estreme;

 

Guardando all’insieme degli strumenti della programmazione: Programma regionale di sviluppo, Programmi Operativi dei Fondi Europei alla Legge Finanziaria, fatichiamo a vedere un omogeneo disegno di sviluppo per l’Isola. Programmare non è qualcosa in cui inserire un po’ di tutto. A nostro giudizio dev’essere fatta chiarezza su quali siano le priorità e le direttrici di fondo, evidenziando quali siano le risorse da destinare per i singoli programmi e investimenti.

 

Anche il negoziato con Bruxelles, con le osservazioni pesantemente critiche della Commissione su Fesr e su Feasr, richiama tutti noi ad una riflessione di fondo sull’uso delle risorse della programmazione 2014-2020. Ci sembra ineludibile l’esigenza e l’urgenza di affrontare i nodi delle autorità di gestione e del Centro di programmazione. In particolare, per  noi è prioritario rivedere profondamente la collocazione della problematica dell’intervento nelle aree interne, sia come risorse sia come strumenti, ora presenti in modo marginale, mentre devono essere assunte come questione centrale della competitività complessiva del sistema Sardegna. L’intervento per le aree urbane, inoltre, non può essere limitato alle sole città di Cagliari, Sassari e Olbia.

 

La Legge di Stabilità ha un essenziale elemento di novità: prevede una forte riduzione dell’obiettivo nominale del Patto di Stabilità per il 2015. Ciò consentirà nel breve periodo di incrementare il volume degli investimenti pubblici, questi potranno, così, soprattutto se concentrati in un breve lasso di tempo, possono trasformarsi in volano per l’economia, capace di concorrere a rianimare un mercato asfittico.

 

Questa misura, a livello regionale, è da coordinare col cosiddetto Mutuo Regionale per le infrastrutture. Il CAL e l’ANCI hanno, sul tema, contribuito ad aprire e animare un  forte dibattito, che deve ora pervenire ad una sintesi soddisfacente tra piano regionale delle infrastrutture e coinvolgimento dei comuni in investimenti, che diano risposte immediate alla necessità di crescita e di nuova occupazione.

 

Nel Mutuo uno spazio importante deve essere riservato, secondo noi, agli investimenti infrastrutturali e a supporto dei progetti territoriali di sviluppo, per i quali non vediamo allo stato attuale risorse dedicate.

Sulla Sanità vorrei dire che la revisione della spesa in questo settore, nel senso di una  razionalizzazione ed eliminazione degli sprechi, deve essere il vero strumento di recupero di mezzi finanziari per agire sugli altri settori su cui si sono abbattuti i tagli lineari dello Stato e della Regione. Ricordo che la diminuzione dei costi, anche di un solo punto percentuale, liberebbe importanti somme da impiegare negli altri settori.

 

Sul piano degli interventi strutturali e di investimento per lo sviluppo, mi permetto di fare un passaggio sulle riforme, in particolare su AREA e Ente Foreste. Tali riforme richiedono il pieno coinvolgimento delle istituzioni locali e devono essere finalizzate a trasformare la gestione del territorio e dell'edilizia residenziale, settori fondamentali per le politiche urbane e rurali e per la soluzione del problema della carenza di abitazioni.

 

Come avvenuto nel recente passato, la finanziaria 2015 sembra andare in direzione opposta. Ebbene, questa finanziaria dovrebbe, invece, puntare sul coinvolgimento delle istituzioni locali: gli investimenti e gli interventi devono essere diretti alla valorizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, alla crescita di tutto il settore pubblico locale e al dialogo costante delle Aziende regionali con i territori. Aziende che devono essere messe nuovamente in grado di operare, cominciando a garantirne le strutture societarie, andando a sostituire i diversi commissari che spesso operano come feudatari.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Febbraio 2015 23:26