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I crediti dei comuni si fanno aspettare anche per 12 mesi PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:28

Record negativo in Calabria

ROMA - Nel rapporto con i loro fornitori di beni e servizi, Venezia e Bolzano sono gli unici comuni italiani capoluogo di provincia che possono dirsi in Europa. Solo loro si avvicinano, infatti, ai tempi medi di pagamento made in Ue, che oggi viaggiano poco sopra i 60 giorni, mentre per le imprese che lavorano con gli altri 115 capoluoghi la pazienza deve dare forti prove di sé. In media, tra la fattura e la liquidazione passano poco meno di 165 giorni, e in qualche caso l'anno di attesa diventa la regola: la macchina dei pagamenti si inceppa soprattutto a Sud, con Cosenza, Catania e Napoli che superano la barriera dei 300 giorni e Catanzaro che onora i propri debiti nel tempo record (negativo, ovviamente) di 339 giorni. La geografia però non dice tutto; Milano, Monza e Torino, per esempio, si comportano peggio di Roma. I dati emergono elaborando i «Rating della gestione finanziaria degli enti locali» elaborati da Buerau Van Dijk con la banca dati AidaPa, e presentati ieri mattina a Roma. Le pagelle ai bilanci (sul «Sole-24 Ore» del 12 aprile sono state anticipate quelle dei capoluoghi di regione) si basano su dieci indicatori, uno dei quali analizza lo stato dei residui passivi delle spese correnti, calcolando il rapporto fra i residui passivi e gli impegni di parte corrente. Proprio su questa base è possibile individuare i tempi medi con cui i comuni pagano i propri debiti commerciali (sono, quindi, esclusi i pagamenti relativi alle infrastrutture). I numeri, inediti, indicano da soli le dimensioni del problema, ma due considerazioni ulteriori aiutano a evidenziarne la gravità: quello relativo a ogni comune è un dato medio, che quindi nasconde casi anche peggiori, e i dati sono tratti dai consuntivi 2007, gli ultimi per ora resi disponibili dal ministero dell'Interno. È possibile che la situazione aggiornata sia addirittura peggiore, se si considerano anche gli effetti del patto di stabilità che registra (e quindi frena) i pagamenti in conto capitale, relativi agli investimenti. Il tema è sempre di stretta attualità, e anche ieri la Camera è tornata ad affrontarlo con il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, interrogato nel question time dall'Udc. «Il governo è intervenuto per accelerare i pagamenti con il decreto anticrisi di luglio – ha detto il ministro –, ma è presto per misurare l'efficacia della misura, e sarà l'Unione europea a dover risolvere compiutamente il problema». Il riferimento di Vito è all'articolo 9, comma1 del Dl 78/2009, che impone ai responsabili finanziari degli enti pubblici di dare il via libera agli atti di spesa solo dopo aver verificato che i relativi pagamenti siano in linea con il rispetto del patto di stabilità. Una misura nata per evitare l'accumularsi di nuovo debito, che però è stata al centro di critiche infuocate da parte degli amministratori locali perché assegna agli enti nuovi oneri (il mancato controllo determina responsabilità disciplinare e amministrativa) senza offrire una soluzione strutturale al problema. Dall'Europa, invece, è in arrivo una direttiva che fissa a 30 giorni il calendario massimo dei pagamenti pubblici, e prevede una sanzione del 5%, oltre agli interessi. Una misura draconiana, che secondo il vicepresidente della commissione Ue Antonio Tajani dovrebbe vedere la luce prima dell'estate e che, se adottata integralmente in Italia, si tradurrebbe in un salasso per le amministrazioni più lente. Lo stesso ministro Elio Vito, però, raffredda gli entusiasmi sul possibile effetto panacea della direttiva. «Rispetto alle esperienze di altri paesi – spiega – le valutazioni non sono univoche; in Spagna per esempio il termine ultimo è stato dimezzato da 60 a 30 giorni, ma sembra che il problema rimanga ». Per addolcire i problemi attuativi, il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, torna a proporre la revisione del patto di stabilità Ue, il quale «oggi rileva i pagamenti nel momento esatto in cui vengono effettuati». Un correttivo più flessibile permetterebbe alla Cassa di riscattare i debiti della Pa, almeno «per un periodo transitorio di due o tre anni che consenta di traghettare a regime il nuovo sistema».

L'articolo di Gianni Trovati pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.