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Statali: aumenti oltre l'inflazione PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:41

Hanno superato il tetto tre contratti su quattro, in linea (+3,52%) solo il 2008-2009

ROMA - Tre tornate contrattuali su quattro nel pubblico impiego hanno assicurato aumenti sopra l'inflazione. C'è una costante che la relazione della Corte dei Conti ha evidenziato nelle conclusioni delle trattative con esecutivi di diverso orientamento politico. È accaduto nel 2002-2003 con il primo governo Berlusconi quando a fronte di un tasso di inflazione programmata del 3,1% le finanziarie riconoscevano risorse per il 5,66% di aumenti, ma l'incremento effettivo è stato del 6,51%. Analogamente nel biennio successivo l'incremento concesso dal centro destra è stato del 5,61% (rispetto al 3,3% di inflazione programmata). Nel 2006-2007 con il governo Prodi si è ripetuto lo stesso copione e il divario è stato tra il 3,7% programmato e il 5,52% effettivo. Mentre secondo i magistrati contabili l'eccezione "virtuosa" è rappresentata dalla tornata 2008-2009, quando a fronte del 3,2% previsto l'incremento reale assegnato dall'intesa raggiunta con il governo Berlusconi è stato del 3,52%. L'identikit del pubblico dipendente, tuttavia, rileva livelli salariali molto differenti. La retribuzione media è di 33.396 euro secondo l'ultima rilevazione del conto annuale della Ragioneria generale dello stato relativa al 2008, che per 7.265 euro (22%) è fatta di indennità fisse e voci accessorie oggetto di contrattazione integrativa. Si tratta però di una cifra puramente indicativa, visto che si oscilla dal minimo dei ministeriali con 28.557 euro medi (con il record negativo alla Difesa di 25.779 euro), al massimo dei magistrati ( 126.258 euro). Tra i magistrati, inoltre, il picco si registra alla Corte dei conti dove la retribuzione complessiva raggiunge i 178.080 euro (con 13.990 euro tra indennità fisse e voci accessorie), segue il Consiglio di stato con 162.841 euro. Sul versante basso della graduatoria, i ministeriali sono preceduti dai dipendenti di regioni e autonomie locali con 28.996 euro e dagli insegnanti con 29.280 euro. Sul costo del lavoro incidono anche l'anzianità di servizio che in media è di 18,3 anni (è più alta nella magistratura ed enti pubblici non economici) e l'età media che nel pubblico impiego è di 47,5 anni (ben più alta in magistratura e nella scuola). Guardando al triennio 2006-2008 la variazione del costo del lavoro è stata del 2,52%, per una spesa totale di 166 miliardi e 735 milioni di euro. L'aumento sale al 6,7% se si prende in considerazione la dinamica 2007-2008. A causa del ritardo nella chiusura delle vertenze contrattuali, al netto delle competenze arretrate, la variazione annua del costo del lavoro è stata del 4,77% tra il 2006 e il 2008. Da notare, inoltre, che nel triennio preso in considerazione è lievitato il numero di incarichi esterni di studi, ricerche e consulenze: nel 2008 ne risultavano 57.074 contro i 36.188 del 2006 (+57,7%), mentre il costo annuo delle consulenze è cresciuto del 19,5% (da 450,50 a 538,24 milioni). Nello stesso periodo è diminuito dello 0,51% il numero dei dipendenti pubblici con contratti a tempo indeterminato: la Ragioneria al 31 dicembre 2008 ne ha censiti 3milioni 375mila. A questi vanno aggiunti i circa 50.699 dipendenti dei corpi di polizia e forze armate (in calo del 25,63% tra il 2008 e il 2006), i 108mila lavoratori dipendenti con contratti flessibili (-5,17%), gli oltre 33.758 interinali e lsu (-17,73%) per un totale di 3 milioni 567mila dipendenti, un numero in calo dell'1,32% rispetto al 2006. I dipendenti sono distribuiti in prevalenza nella scuola (33,5%), nel servizio sanitario nazionale (20,4%), tra regioni ed autonomie locali (15,5%). Per il triennio 2010-2012 punto di riferimento per gli aumenti è il nuovo indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo (Ipca) calcolato dall'Isae all'1,8% (2010), 2,2% (2011) e 1,9% (2012). La Finanziaria 2010 ha previsto la sola indennità di vacanza contrattuale di 9 euro per il 2010, 10 euro per il 2010, 19 euro a regime. Gli aumenti in applicazione del nuovo indice comporterebbero 5,3 miliardi di costi aggiuntivi che il governo non ha: di questi 1,6 miliardi riguardano il 2010, circa 2miliardi il 2011 e 1,7 miliardi il 2012.

 

L'articolo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.