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In rivolta le province abolite PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:46

Bossi: sarà guerra civile se le eliminiamo tutte - Tremonti frena

ROMA - «Abolirle tutte? Ci sarebbe la guerra civile, per ora ci fermiamo qui». Umberto Bossi sigilla così il dibattito sul taglia-province spuntato in extremis nella manovra. Le polemiche si sono subito concentrate sui criteri (220mila abitanti, appartenenza a regioni a statuto ordinario e assenza di confini con l'estero) che dividono i sommersi e i salvati, al punto che Udc e i finiani hanno chiesto di abolire tout court le province. In serata Giulio Tremonti ha spiazzato i parlamentari Pdl riuniti alla Camera affermando, insieme al premier Silvio Berlusconi,che«non ci sarà l'abolizione delle province». La agenzie di stampa hanno rilanciato la notizia e ne è nato un giallo poi chiarito dallo stesso ministero: la misura annunciata nella manovra c'è, ma serviranno una serie di decreti attuativi nei 120 giorni successivi alla conversione del decreto. Tremonti e il premier hanno anche sottolineato che per abolire le province in toto occorrerebbe modificare la Costituzione. Nel calcolo delle province è spuntato anche un altro piccolo giallo. Sono dieci,assicurano l'Economia e il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ma a Vercelli c'è chi ricorda che in Valsesia, sulle montagne oltre Alagna, la provincia incontra anche il confine svizzero, e tanto potrebbe bastare per far rientrare quella di Vercelli (180mila abitanti) tra le province «confinanti con altri stati» cui il nuovo taglia-enti non si applica. Sondrio, Belluno e Verbania schivano la mannaia proprio grazie ai loro confini mentre l'altra clausola, che salva i territori a statuto speciale, mantiene in vita nove mini-province (tra cui Ogliastra, meno di 60mila persone). Asti, invece, si salva grazie ai 124 abitanti che le fanno superare l'asticella dei 220 mila. Scontata la rivolta che già si è accesa fra i diretti interessati. «È incostituzionale» taglia corto Fabrizio Cesetti (centrosinistra), presidente della provincia di Fermo. La provincia esiste ufficialmente da 11 mesi, si è staccata da Fermo con il risultato che l'azzeramento previsto in manovra colpirebbe entrambe. «L'articolo 133 della Costituzione – si scalda Cesetti –dice che per cambiare le province serve l'iniziativa dei comuni del territorio, sentita la regione. Altre strade non ci sono ». Toni diversi, ma sostanza analoga a Biella: «Lavoreremo in Parlamento», spiega il presidente leghista, Roberto Simonetti, che è anche deputato. L'idea in Piemonte è di creare un «quadrante» a collaborazione rafforzata con Vercelli, Novara e Verbania, che ha già mosso i primi pas-si su rifiuti, acque e trasporti. «Questa è una via seria, mentre un taglio così offende la nostra dignità», chiosa Simonetti. I confini salvano invece Sondrio, ma il presidente Massimo Sertori (Lega) spiega che la questione non è formale: «Il nostro è un territorio tutto montano, produciamo il 13% dell'energia idroelettrica del paese e lavoriamo con la Svizzera su ambiente e trasporti. Senza la provincia, chi gestisce tutto questo».

L'articolo di Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.