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Le case fantasma alla resa dei conti PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:47

Due milioni da regolarizzare al catasto entro fine anno, ma resta il nodo degli abusi edilizi

Dovessero approfittare tutti della regolarizzazione, ci sarebbero sindaci costretti a far arrivare le ruspe da altre città. Soprattutto in Campania e in Sicilia, dove si trovano quasi 600mila dei 2 milioni di "case fantasma". Ma questo scenario, oggi come oggi, appare altamente improbabile. Anche se la manovra finanziaria dovesse concedere uno sconto fiscale a chi regolarizza entro fine anno un immobile non accatastato (alcuni esempi sono illustrati nel servizio qui sotto) rimarrebbe aperto il fronte urbanistico. In pratica, chi ha costruito una veranda, una casa o un garage abusivo, per far pace con il fisco dovrebbe mettere i propri dati a disposizione del comune. Che sarebbe tenuto a intervenire, con sanzioni tanto più pesanti quanto più è grave l'abuso. E con difficoltà pratiche enormi, visto che le demolizioni sarebbero molto impopolari e gli enti locali potrebbero non avere le risorse per anticiparne le spese. Il problema si pone soprattutto in alcune zone del Sud. In provincia di Avellino, ad esempio, l'agenzia del Territorio ha individuato 125,5 situazioni "sospette" ogni mille abitanti. Come dire: una ogni tre famiglie. E anche le province di Benevento, Vibo Va-lentia, Nuoro, Viterbo e Potenza si collocano oltre le 100 segnalazioni ogni mille abitanti. Quanto alle regioni centro-settentrionali, è vero che l'incidenza delle irregolarità tende a diminuire – sia pure con l'eccezione delle province laziali – ma i numeri restano elevati: le 143mila particelle della Lombardia, le 129mila del Piemonte o le 122mila del Veneto non sono molto distanti dalle 161mila della Puglia. Ecco perché il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, e quello onorario del Fai, Giulia Maria Crespi, hanno denunciato un «condono mascherato». Il condono edilizio non c'è, insomma, ma potrebbe rivelarsi un corollario della regolarizzazione catastale. A meno di non voler invertire la rotta, avviando un'operazione di assoluto rigore: niente sconti fiscali e niente sanatoria urbanistico-edilizia. Ma in questo caso è molto difficile che i proprietari si facciano avanti, e quindi è del tutto incerto che lo Stato incassi maggior gettito entro fine anno. Inoltre, la responsabilità di reprimere gli abusi – dopo gli accertamenti avviati dal Territorio nel 2011 –cadrebbe tutta sulle spalle dei comuni. Quegli stessi comuni che in alcuni casi non hanno neppure esaminato le domande dei vecchi condoni. E che l'anno scorso non sono riusciti a impedire che fossero costruite in tutta Italia 29mila abitazioni abusive (stima Cresme). Non tutte le "case fantasma", comunque, sono abusive. Anzi, molte non sono neppure case. Per capirlo, basta analizzare i 2 milioni di particelle – cioè, porzioni di mappe – su cui appaiono immobili non dichiarati. Dall'inizio dell'operazione al 30 aprile, i funzionari del Territorio hanno suonato alla porta di 519mila proprietari di particelle "sospette" e hanno fatto alcune scoperte molto interessanti: solo nel 45% dei casi ci sono effettivamente edifici da regolarizzare (sulle altre particelle ci sono tettoie e strutture che non vanno accatastate); in media, su ogni particella ci sono 1,4 edifici non dichiarati; solo il 33% di questi immobili sono abitazioni, mentre il resto sono magazzini (28%), garage (23%), cantieri (6%) e altre tipologie di costruzioni (10%). Proiettando questi dati sul totale – e sottraendo gli accatastamenti spontanei e quelli d'ufficio – si può stimare che oggi ci siano ancora da regolarizzare 290mila abitazioni, 250mila magazzini e 190mila garage, più alcune decine di migliaia di edifici diversi. Con ogni probabilità, coloro che finora hanno eseguito l'accatastamento spontaneo non avevano gravi problemi di abusivismo. Anche perché il programma Docfa, utilizzato per l'aggiornamento catastale, chiede di indicare la data di agibilità degli edifici. Gli altri immobili, però, qualche problema in più ce l'hanno. E non è solo una questione di piani regolatori. Metà del territorio italiano è sottoposto a vincolo paesaggistico: un aspetto con il quale si dovrà fare i conti anche se si sceglierà la via del condono. Così come si dovrà fare i conti con gli altri vincoli. Se di condono si tratterà, bisognerà decidere a che livello fissare l'asticella della "sanabilità". Una scelta decisiva per il gettito ricavabile, ma anche per la tutela del territorio.

L'articolo di Cristiano Dell'Oste pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.