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Buonuscita a rate da 90mila euro PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:48

Le due soglie dei 90mila e 150mila euro diventano la regola anche per la liquidazione a rate dei dipendenti pubblici. Per rivedere la disciplina della rateizzazione, che secondo le prime versioni del provvedimento dovevano scattare poco sotto i 24mila euro, il decreto sulla manovra riprende gli stessi due tetti che determinano il taglio del 5 e del 10% alle retribuzioni di manager pubblici, magistrati e docenti universitari. La novità salva il versamento unitario per gran parte del personale non dirigente, perché fino a 90mila euro la buonuscita sarà garantita in soluzione unica secondo le vecchie regole. Oltre quella somma scatta la dilazione, che nella seconda rata potrà garantire altri 60mila euro (fino, appunto, a raggiungere il tetto dei 150mila), rimandando al terzo anno l'appuntamento con l'eventuale quota eccedente. La nuova scansione interessa prima di tutto i dirigenti, in particolare quelli che occupano gli scalini più alti della gerarchia pubblica. Un dirigente di prima fascia in un ente pubblico non economico, con 40 anni di anzianità e 200mila euro di reddito lordo nell'ultimo anno di attività, può avere diritto a una liquidazione che supera i 500mila euro: nel suo caso, le prime due rate offriranno circa il 30% della buonuscita, lasciando l'altro 70% al terzo anno. Con importi meno pesanti, la dilazione della buonuscita interesserà anche i dirigenti di seconda fascia. L'unico modo di evitare le nuove regole consiste nel giocare con il fattore tempo, perché la liquidazione a singhiozzo sarà versata a chi si vede accogliere le domande di cessazione dopo il 30 novembre prossimo. Nulla cambia, invece, sul calendario dei versamenti, perché l'Inpdap continuerà a incappare negli interessi del 5% se tarderà più di tre mesi nel firmare l'assegno. In caso di rateazione, il termine riguarda ovviamente solo la prima tranche, mentre le altre saranno versate 12 e 24 mesi dopo. È invece fissato al 1° gennaio 2011 l'appuntamento con l'altra novità, destinata ad alleggerire in modo strutturale la liquidazione dei dipendenti pubblici. Con il nuovo anno, la loro buonuscita sarà disciplinata dalle stesse regole previste per i lavoratori del settore privato, per i quali l'articolo 2120 del Codice civile prevede l'accantonamento annuale con aliquota del 6,91 per cento. Il nuovo parametro, che si applicherà pro quota solo alle quote maturate dopo il 1° gennaio, è profonda soprattutto per gli statali già in servizio al 31 dicembre 2000, che oggi godono di un assegno d'addio pari all'80%della retribuzione mensile (1/12 dell'ultimo lordo annuale, per la precisione) moltiplicato per gli anni di servizio.

L'articolo di Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.