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Taglio soft solo per 4 province PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:50

L'annuncio di Calderoli: la prossima settimana l'autonomia impositiva

ROMA - Vercelli, Fermo, Isernia e Vibo Valentia. Sono le quattro province che dovrebbero saltare in virtù di una modifica al codice delle autonomie approvata ieri in commissione Affari costituzionali della Camera. Promesso in campagna elettorale dal premier Silvio Berlusconi e più volte accantonato per le notorie resistenze della Lega (l'ultima volta dieci giorni fa con la manovra correttiva 2011-2012), il taglio delle amministrazioni provinciali sta per diventare realtà. A disporre il taglio è un emendamento all'articolo 14 del relatore Donato Bruno (Pdl) che, nell'ambito della delega al governo per la razionalizzazione delle amministrazioni provinciali, impone la soppressione di quelle con una popolazione inferiore alle 200mila unità secondo i dati Istat 2009. Arricchito con un subemendamento della sua collega di partito Beatrice Lorenzin che esonera dalla sforbiciata gli enti che hanno più di 150mila abitanti e un territorio per il 50% montano. Un distinguo che dovrebbe garantire la sopravvivenza a Biella, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Rieti e Crotone. Almeno a detta dei rispettivi presidenti. La modifica è passata con i voti a favore della sola maggioranza. Contraria invece l'opposizione. Che si è vista respingere un emendamento a firma Linda Lanzillotta (Api) che puntava a cancellare le province con meno di 500mila abitanti e uno di Lorenzo Ria (Udc) che voleva estendere la potatura alle regioni a statuto speciale. Critico anche il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali, Gianclaudio Bressa, secondo cui la norma «viola l'articolo 133 della Costituzione che prevede che l'abolizione parta dal basso, dal livello territoriale, verso l'alto». Mentre il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione ritiene che ridurre la portata del codice delle autonomie «alle sole norme di razionalizzazione delle province vuol dire non assegnarle il grande valore di riforma dello stato che invece questa carta rappresenta». Con il voto di ieri l'esame in commissione del codice è terminato. Oggi verrà votato il mandato al relatore e da lunedì 14 il provvedimento dovrebbe arrivare in aula. Province a parte, il testo che rappresenta l'altra gamba del federalismo fiscale – visto che individua le funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane – si presenta rinnovato in più punti rispetto al disegno di legge varato dal governo il 19 novembre scorso. In primo luogo, sono state stralciate le disposizioni che riducevano il numero di assessori e consiglieri sia comunali che provinciali poiché in materia sono già intervenuti la finanziaria 2010 e il decreto enti locali; inoltre, viene previsto che se una funzione fondamentale verrà trasferita a un ente diverso da quello che la esercita attualmente bisognerà dotarlo anche delle «risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative necessarie al loro esercizio». Nessuna novità invece per la gestione del catasto, che da anni viene rivendicata dai sindaci e che non compare tra la lista di compiti essenziali delle amministrazioni municipali. Al tempo stesso sale da 15 a 100mila abitanti la soglia oltre la quale i comuni potranno dotarsi di un direttore generale. Novità, intanto, giungono anche sul fronte del federalismo vero e proprio. Intervenendo alla presentazione alla Camera del volume "Il federalismo fiscale: principi ed attuazione" curato da Gianfranco Bronzetti, Mario Mosconi e Federico Palmieri, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha assicurato che entro fine mese il governo non solo presenterà in parlamento la relazione tecnica con le prime simulazioni sull'impatto della riforma ma comincerà anche il confronto con gli enti locali sul secondo e terzo decreto attuativo. Che riguarderanno, rispettivamente, l'autonomia impositiva di comuni e province ( che dovrebbe essere pronto entro la prossima settimana) e l'introduzione di costi e fabbisogni standard. Se di accelerazione si tratta, ha spiegato l'esponente del Carroccio, lo si deve alla manovra e ai suoi tagli lineari che «incidono sia sulle efficienze che sulle inefficienze». Mentre, ha aggiunto, «se vengono stabiliti costi e fabbisogni standard con una incidenza sui trasferimenti, si incide sugli sprechi e si premia la virtuosità». Nella stessa sede il presidente della commissione tecnica paritetica per l'attuazione Luca Antonini ha anticipato che sui costi standard si seguiranno «metodologie innovative». Una delle quali potrebbe essere la cosiddetta «emersione delle consistenze», cioè stabilire che sei mesi prima del rinnovo dei consigli regionali il governatore uscente presenti un «bilancio sanitario certificato da soggetti terzi».



IL CODICE DELLE AUTONOMIE

Taglio delle mini-province

Il disegno di legge delega il governo a razionalizzare le province stabilendo l'ambito ottimale di popolazione e territorio per lo svolgimento delle loro funzioni. In quella sede andranno soppresse quelle con meno di 200mila abitanti (o 150mila se composte da un territorio per più del 50% montano).

Funzioni fondamentali

Nel decidere "chi fa che cosa" con le risorse distribuite dal federalismo fiscale il codice attribuisce ai comuni compiti in materia di attività produttive, anagrafe, infrastrutture e territorio, settore socio-culturale e sicurezza urbana. L'edilizia scolastica sarà svolta insieme alle province che si occuperanno anche di pianificazione dei trasporti, manutenzione stradale e prevenzione delle emergenze. Una volta istituite le città metropolitane baderanno a pianificazione territoriale, coordinamento dei servizi pubblici e dello sviluppo economico e sociale.

Direttori generali

Potranno essere istituiti solo nei comuni con più di 100mila abitanti.

 

L'articolo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.