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Il mini comune non può fare da sé PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:51

Funzioni da gestire in forma associata. Ma cosa resta agli enti?


I comuni al di sotto dei 5 mila abitanti restano in vita, ma la stragrande maggioranza dei loro compiti deve essere necessariamente gestita in forma associata: essi vengono spogliati di competenze gestionali. Siamo così arrivati, sulla base di una scelta contenuta nel dl n. 78/2010, la cosiddetta manovra estiva, a un punto di svolta che modifica radicalmente il ruolo, le competenze e le attività della stragrande maggioranza dei comuni italiani: ricordiamo che su circa 8.100 municipi quasi 6 mila sono al di sotto di questa soglia demografica. Si arriva a questa conclusione dopo oltre 24 anni di dibattito tra l'accorpamento obbligatorio dei comuni di modesta dimensione (proposta che l'allora presidente del consiglio Bettino Craxi avanzò all'assemblea dell'Anci di Padova nell'ottobre del 1986) e la incentivazione (strada che fu avviata dalla legge n. 142/1990, che istituì le unioni come strumento ponte in vista della unificazione, e che è stata proseguita dalla legge n. 265/1999, che ha liberalizzato e incentivato le forme di gestione associata). Alla base di questa scelta vi è, in primo luogo, la volontà di realizzare forme di risparmio e di semplificazione, ma vi è anche la constatazione che su basi volontarie si sono raggiunti significativi risultati (oltre 200 unioni che raggruppano migliaia di comuni), ma che il loro esito è ancora largamente insufficiente. Infatti sono poche le unioni che gestiscono servizi rilevanti ed in troppi casi la loro attivazione è subordinata alle incentivazioni disposte dalle leggi statali e da quelle regionali. Il provvedimento dispone in primo luogo che queste disposizioni hanno carattere vincolante in quanto sono dettate per il coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento delle spese. Altra disposizione di carattere generale è quella che stabilisce che l'esercizio delle funzioni fondamentali è obbligatorio da parte di tutti i comuni. Esse sono individuate in via provvisoria, cioè fino all'approvazione della nuova carta delle autonomie, che nei prossimi giorni sarà esaminata in prima lettura da parte della camera, direttamente da parte dello stesso provvedimento in quelle previste dall'articolo 21 comma 3, della legge n. 42/2009 (articolo 14). Ricordiamo che esse sono le seguenti funzioni: generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70% delle spese come certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della presente legge; di polizia locale; di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione, nonché l'edilizia scolastica; nel campo della viabilità e dei trasporti; riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché per il servizio idrico integrato; del settore sociale. Si stabilisce che le funzioni fondamentali sono necessariamente gestite in forma associata tramite convenzioni o unioni da parte dei comuni che hanno fino a 5 mila abitanti. Sempre nelle stesse forme tali funzioni sono gestite da parte dei comuni che hanno fino a 3 mila abitanti ovvero alla soglia individuata dalla regione e fanno o hanno fatto parte di comunità montane, con il che si assesta un ulteriore durissimo colpo alla stessa esistenza questo livello istituzionale. Come si vede, ai comuni più piccoli rimane ben poco da gestire direttamente: tutti i compiti di maggiore rilievo infatti dovranno obbligatoriamente essere gestiti in forma associata. Occorre inoltre aggiungere che, ad ulteriore supporto di questo processo, le regioni, nelle materie in cui hanno competenza legislativa esclusiva o concorrente, dovranno individuare le dimensioni ottimali per la gestione da parte dei comuni, che entro il termine dalla stessa avviato, danno vita alla gestione associata; tale vincolo non si applica ai comuni capoluogo ed a quelli con popolazione superiore a 100 mila abitanti. La concreta entrata in vigore di queste nuove disposizioni sarà fissata in un decreto del presidente del consiglio dei ministri da adottare entro il mese di settembre. Tale provvedimento individuerà anche la soglia minima di abitanti delle gestioni associate. Viene inoltre previsto, scelta che sembra applicarsi a tutti i comuni a prescindere dalla loro soglia demografica, che sussiste un duplice divieto: gestire singolarmente le funzioni fondamentali svolte in forma associata e che la stessa funzione sia gestita da più di una forma associata.

 

L’articolo di Giuseppe Rambaudi pubblicato da Italia oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell’area ufficio Stampa.