Home Ultime La manovra che cambia.
La manovra che cambia. PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:53
Il costo della politica e i tagli agli statali.

Non ci sono solo le motivazioni locali che giustificano il forte astensionismo (a Cagliari ha votato un elettore su 4) dei sardi al ballottaggio delle elezioni provinciali e comunali e della pesante sconfitta del centrodestra. Ad esse si aggiungono considerazioni più generali di livello nazionale.

Si prenda ad esempio la manovra economica di Tremonti.

Il ministro dell'Economia, in risposta a una battuta di Calderoli che proponeva di decurtare lo stipendio dei politici del 5%, aveva fatto notare che quello era solo l'antipasto, lasciando intendere che a ben più impegnativi sacrifici sarebbe stata chiamata la classe politica nel suo insieme. Oltre agli stipendi (il 10% di tagli, un raddoppio sulla proposta Calderoli), infatti, Tremonti aveva annunciato di voler intaccare tutti i costi della politica, dal rimborso elettorale ai partiti (taglio proposto 50%, pari a 65 milioni di euro, sceso poi al 10%, pari a 13 milioni) all'abolizione degli enti inutili (quantificati inizialmente in 232 e poi ridotti a 27), per seguire con l'abolizione delle province e degli altri enti intermedi (Comunità montane) utili solo a replicare le indennità degli organi politici e le spese di autogestione (14 miliardi su 17 di costo totale sono spese di questa natura), ma del tutto inutili ad erogare servizi reali ai cittadini.

Nel caso delle province, ad esempio, i 3 miliardi di servizi da esse erogati per la manutenzione di strade e edifici scolastici possono continuare ad esserlo anche dalle regioni, senza ulteriori aggravi di costi se non in misura minima.

Per non parlare delle svariate centinaia di imprese cosiddette in house o municipalizzate, che sono cresciute come funghi negli ultimi anni, tutte gestite a livello locale per la sistemazione dei politici

sfortunati alle elezioni. Un sistema, quello politico italiano, che Luca Cordero di Montezemolo (stipendio 2009 di 5,2 milioni), al recente convegno dei giovani industriali di Santa Margherita Ligure, ha definito come la più grande industria del paese, che non conosce mai la crisi e che offre il più alto saggio di rendimento al capitale investito.

Non è poi vero che la manovra sia finanziata dai tagli di spesa e non aumenti le tasse. A parte il fatto che il congelamento degli stipendi agli statali e le riduzioni di stipendio (5% oltre i 90 mila euro e 10% oltre i 150 mila) sono nella sostanza assimilabili a un incremento delle tasse con l'aggravante della distorsione che colpisce solo alcune categorie di contribuenti al di fuori di qualsiasi principio di generalità e progressività del sistema tributario, si calcola che il 40% della manovra a regime è composto da maggiori entrate, tra cui rientrano anche gli 8 miliardi di incrementi sperati dalla lotta

all'evasione. Si vada poi a spiegare che è giusto bloccare per 3 anni lo stipendio degli insegnanti a 1800-2000 euro, quando nessuna misura restrittiva è stata introdotta ai super bonus dei dirigenti privati, tutti come Montezemolo con stipendi multimilionari; e neanche agli stipendi dei dirigenti pubblici per i quali il recente regolamento di Renato Brunetta non pone alcun tetto allo stipendio, ma fissa solo un limite di 311 mila euro ai compensi aggiuntivi a quelli attuali.

L'articolo di Beniamino Moro pubblicato da L'Unione Sarda è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.