Home Ultime C'è un tesoro sotto la sabbia
C'è un tesoro sotto la sabbia PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:55

Le regioni studiano la valorizzazione di spiagge e zone balneabili

Un inverno "caldo" attende le sabbie delle spiagge italiane. A scaldarle non sarà il solleone fuori stagione, ma il federalismo demaniale che spingerà le regioni, a cui passerà la titolarità, a valorizzare un "tesoretto" quasi dimenticato sparso lungo 4mila chilometri di coste balneabili. Il loro compito si preannuncia molto impegnativo. Dovranno fissare nuove regole e aliquote per migliorare la redditività di risorse che l'anno scorso, in base all'audizione della Corte dei conti davanti alla commissione per l'attuazione del federalismo fiscale, ha fatto incassare in media solo 24,2 euro per metro lineare di spiaggia balneabile. Complessivamente 98 milioni di euro. La difficoltà non sarà tanto nel fissare i parametri che individuano i tratti di maggior pregio - il Lazio, per esempio, ha già provveduto in tal senso - , ai quali si applicherà un canone maggiorato rispetto alla costa ordinaria, ma gli aumenti dei canoni di concessione. «Non siamo contrari a un aumento, ma si deve utilizzare un meccanismo oggettivo ed equilibrato per determinarlo – sottolinea Riccardo Borgo, presidente della Sib, l'associazione delle imprese balneari che fa capo a Fipe-Confcommercio – e il punto di partenza potrebbero essere i parametri della Finanziaria 2007». «È uno degli argomenti più urgenti e non posso escludere un aumento dei canoni di concessione » interviene Michele Pelillo, assessore al bilancio e programmazione della regione Puglia, 700 chilometri di coste che nel 2009 hanno reso solo 10 euro al metro. Work in progress anche in Veneto, dove però il metro di arenile fa incassare dieci volte tanto. «Siamo ancora in alto mare e non è stato definito nulla – fanno sapere dall'assessorato al turismo - ed è un tema molto spinoso per la giunta». In Emilia-Romagna, dove l'incasso del Demanio è di 116 euro al metro, si attende la pubblicazione della parte attuativa. «Vogliamo prima conoscere quali beni ci verranno trasferiti – dice Luciano Pasquini, direttore generale della direzione Risorse finanziarie e strumentali –.Solo allora avremo gli elementi necessari per intervenire». In Toscana, dove gli stabilimenti a 5 stelle sono solo una ventina sui 900 attivi e l'incasso al metro si ferma a 25,7 euro, la regione oggi applica un'addizionale del 15% sui canoni da cui ha incassato nel 2009 circa 1,7 milioni e trasferito ai comuni 1,3 milioni. Già decisi invece gli elementi qualificanti che fisseranno la "classe" del litorale nel Lazio. I parametri utilizzati, spiega Stefano Zappalà, assessore al turismo, spaziano dalla presenza di opere per la difesa dell'arenile (segno di una forte attività erosiva e quindi con una valenza negativa) al numero degli arrivi turistici per stagione, i posti letto e le presenze in hotel, le seconde case, la qualità delle acque ai fini delle balneazioni, le «bandiere e approdi blu» individuati dalla Federazione per l'educazione ambientale, organizzazione internazionale non governativa e no profit con sede in Danimarca che punta alla diffusione dalla sostenibilità ambientale. Sotto la lente anche la viabilità e la presenza di piste ciclabili. Se il punteggio è elevato il litorale rientra nella fascia A, a maggiore pregio altrimenti è nella più comune zona B. E per i canoni? Al momento dalla regione non traspare nulla se non l'intenzione di "valorizzare" le nuove risorse. Dalle Cinque terre a Sanremo per gli stabilimenti di maggior pregio dovrebbe essere applicato il raddoppio del canone. Il motivo, fanno sapere dalla regione, è nella difficoltà di individuare oggi dei criteri di classificazione. Un'altra via che potrebbe portare a un aumento del gettito verrebbe dalle pertinenze: quelle di "facile rimozione" sono le più numerose e ora pagano un canone basso, mentre quelle in muratura seguono i canoni di mercato. Con una manovra di riequilibrio, spiegano, il canone verrebbe fissato secondo l'attività e la redditività della stessa. Non manca un curioso paradosso. In Italia, secondo le rilevazioni dell'Adoc, una giornata al mare per 4 persone costa in media quasi 100 euro. Le regioni dove il costo è sopra la media nazionale sono Sardegna, Toscana e Liguria, dove l'erario ha incassato nel 2009 per un metro di litorale balneabile rispettivamente 7, 25,7 e 34,4 euro.

L'articolo pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area ufficio Stampa.