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Demolibili due milioni di case? PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:56

Salvo che per gli abusi più eclatanti, serve un condono

Il drastico e quasi risentito «no» opposto dal governo a qualunque ipotesi di condono edilizio versa del sale su una ferita mai curata del Sistema paese, che ha del surreale e del tragico. Quella dell'abusivismo su vasta scala. Lo ha fotografato ( letteralmente, dagli aerei) l'anagrafe territoriale realizzata dall'agenzia del territorio che ha scoperto oltre due milioni di immobili mai accatastati (subito ribattezzati «case fantasma») e, in larga maggioranza, del tutto abusivi. Che ne sarà di questi immobili, e cosa sarà imposto ai loro proprietari? Ovvero: senza un condono, saranno tutti demoliti? «Chi, sia pur tardivamente, iscriverà a catasto il suo immobile non censito…una forma di sanatoria fiscale dovrà pur averla. Pagando, cioè, potrà mettersi in regola. Vedremo con quali modalità, ma è ovvio che sia così». In questo modo si limitano a spiegare all'Anci, l'Associazione nazionale dei comuni d'Italia che è la principale «beneficiaria» dell'Anagrafe territoriale sviluppata dall'agenzia nell'ultimo anno sotto la guida di Gabriella Alemanno. I comuni si sono visti piovere dal cielo (è il caso di dire: le rilevazioni sono frutto di aerofotogrammetrie) la mappa indiscutibile delle costruzioni che insistono sul territorio di ciascuno e la segnalazioni di tutte quelle che non sono iscritte nelle mappe catastali. Il lavoro svolto dall'agenzia del territorio, nell'ultimo anno, ha evidenziato insomma come l'entità dell'abusivismo edilizio in Italia sia ancora enorme, sia una specie di enorme «bolla», fino a ieri ancora ufficialmente ignota allo Stato. Ciò che i comuni avranno il diritto di fare, immediatamente, appena ultimato l'aereo-censimento degli immobili non accatastati, è ricevere il frutto fiscale della «messa in regola» degli immobili stessi da parte dei proprietari, ovvero degli intestatari delle «particelle catastali» sulle quali gli immobili mai censiti sorgono. Ma se questo passaggio dall'accertamento al pagamento delle tasse evase è chiaro, assolutamente incerto è il successivo destino degli immobili non censiti. Saranno condonati? Saranno demoliti? Se fosse vero che il governo non permetterà più alcun condono edilizio, dovrebbero essere tutti demoliti. Ma è impensabile che sia così. Certo, nel caso degli abusi più spregevoli, quelli paesaggisticamente deturpanti o incompatibili con beni artistici o archeologici, i comuni coinvolti potranno chiamare le ruspe. Ma in tutti gli altri casi, quelli dell'edilizia popolare abusiva, quelli dei fabbricati residenziali rurali, quelli delle trasformazioni non autorizzate di immobili strumentali in abitazioni, come si procederà? Una «linea» politica centrale su questa spinosa materia ancora non si vede. E lo «scaricabarile» dalla periferia al centro e ritorno è già iniziato. Di sicuro si sa che l'agenzia del territorio si è occupata di due tipi di immobili: 1,4 milioni di case «fantasma» e 870mila fabbricati ex rurali. Finora, perché il totale aumenterà. E si sa che entro il 31 dicembre 2010 i proprietari di immobili non censiti, contattati dal catasto, dovranno presentare, ai fini fiscali, la dichiarazione di aggiornamento catastale. E pagare il corrispettivo. Questa sarà la «sanatoria» fiscale. Seguita o meno dal condono edilizio? Se non arrivasse anche un condono, si potrebbe dare il caso estremo di un proprietario che paga le tasse catastali arretrate, paga l'Ici e si vede demolire la casa. Impensabile e surreale. Come tutta la materia, in Italia, fino ad oggi. Una situazione di «impasse», che i comuni e il governo si palleggiano, perché nessuno vuole addossarsi la responsabilità dell'ennesima sanatoria ma nessuno può nemmeno controfirmare un'invasione di ruspe.

L'articolo di Sergio Luciano pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.