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La mezza riforma dei Tar PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 09:57
Con il nuovo codice il processo amministrativo si è avvicinato sempre più a quello civile. A questo punto sarebbe più logico abolirlo


Dal 16 settembre entrerà in vigore il nuovo codice della giustizia amministrativa. Una riforma importante nel senso della trasformazione del contenzioso con la pubblica amministrazione in un «giusto processo», che ormai poco si discosta dalle regole e dalla finalità del-l'ordinario processo civile. Fino a una decina di anni fa il procedimento davanti al Tribunale amministrativo serviva in sostanza a garantire un privilegio fondamentale della parte pubblica, tanto che lo scopo era essenzialmente quello di stabilire se l'atto impugnato fosse illegittimo o meno. E anche in caso di annullamento dell'atto, spesso il cittadino non otteneva alcun ristoro. Nel 1999 la Corte di cassazione, con la fondamentale sentenza n. 500, ha detto che anche gli interessi legittimi possono essere fonte del risarcimento del danno causato al cittadino, ponendo così la pubblica amministrazione sullo stesso piano del cittadino. Da qui è iniziato un percorso che ha portato nei giorni scorsi all'approvazione del codice della giustizia amministrativa, con il quale si disciplina per la prima volta in modo organico il rito davanti a Tar e Consiglio di stato con l'obiettivo di assicurare alle due parti in causa la stessa dignità. Si introducono così istituti quali le verifiche tecniche con consulenti imparziali (prima erano compiute dalla stessa amministrazione), la possibilità della testimonianza, il nuovo regime della fase cautelare e delle spese di soccombenza (chi perde paga) e addirittura un embrione di giudice monocratico per la fase istruttoria. C'è insomma una evidente assimilazione del processo amministrativo a quello civile e un venir meno quasi completo del privilegio garantito alla parte pubblica, che era il motivo fondamentale dell'esistenza di una giustizia parallela rispetto a quella ordinaria. A questo punto tanto varrebbe abolire del tutto questo quasi-doppione e rimettere tutte le cause alla giustizia civile. Si renderebbero i processi più veloci e si risparmierebbe qualche euro. Ma soprattutto si spazzerebbero via i residui di una mentalità ottocentesca (anzi, hegeliana) che ancora vede nei cittadini dei sudditi e nei funzionari pubblici i titolari di una potestà legittimata a guardare tutti dall'alto in basso.

 

L'articolo di Marino Longoni pubblicato da Italia oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.