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Ok al salvaprecari di Cappellacci PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 10:03
Non è necessario l'accordo con lo stato per fare più assunzioni

Via libera della Consulta alla legge 3/2009 della regione Sardegna che tampona gli effetti dei tagli agli organici dei docenti disposti dall'art. 64 della legge 133/2008. La Corte costituzionale ha dichiarato infondata una questione di legittimità costituzionale, promossa dal presidente del consiglio dei ministri, con una sentenza depositata il 7 luglio scorso ( n.235). La legge regionale oggetto del giudizio all'art. 9, comma 3, prevede la predisposizione, da parte della giunta, di un programma di interventi inteso a favorire l'estensione del tempo scuola nelle scuole dell'infanzia fino a cinquanta ore settimanali e l'attivazione, nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, di moduli didattico-integrativi. Il tutto per aumentare il numero delle assunzioni di personale precario della scuola secondo l'ordine delle relative graduatorie per l'anno 2009-2010. Secondo palazzo Chigi tale disposizione si porrebbe in contrasto con l'art. 5 dello statuto regionale, il quale, alla lettera a), conferisce alla regione Sardegna la facoltà di adottare norme di mera integrazione ed attuazione in materia di istruzione, in conformità con le disposizioni contenute nella legislazione statale, in una ristretta prospettiva di adattamento della stessa alle necessità scaturenti dalle peculiari caratteristiche della regione stessa La norma impugnata, sempre secondo la presidenza del consiglio, violerebbe anche il principio di leale collaborazione, pure costituzionalmente tutelato, trascurando che la materia è stata già oggetto di un accordo sottoscritto in data 31 luglio 2009 dal ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dall'assessore della pubblica istruzione della regione Sardegna. In particolare, le censure di palazzo Chigi si appuntavano sul fatto che la norma regionale non avrebbe fatto alcun riferimento alla suddetta intesa, attribuendo alla regione ogni potere decisionale in merito alla programmazione ed attuazione degli interventi, in spregio alla previsione di cui all'ultimo periodo del punto I dell'accordo, il quale recita: «Con successivo accordo tra l'ufficio scolastico regionale e la regione Sardegna saranno concordate le modalità di attuazione del piano». La Corte costituzionale, però, non ha condiviso le tesi dell'Avvocatura ed ha rigettato il ricorso. Secondo la Consulta lo statuto regionale non avrebbe rilievo alcuno ai fini della questione di legittimità, perché la riforma del titolo V della Costituzione ha esteso notevolmente gli spazi dell'autonomia regionale. In particolare, l'art. 117 della Carta include tale materie tra quelle di legislazione concorrente e , dunque, la Sardegna ha esercitato correttamente le proprie prerogative. Un'ulteriore censura alle misure antiprecari firmate dal presidente sardo, Ugo Cappellacci, era stata mossa dalla presidenza del consiglio, sempre nei confronti della legge 3/2009. In particolare per quanto riguarda l'art. 9, comma 4, che attribuisce alla giunta il compito di definire, tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche e delega l'assessorato regionale alla pubblica istruzione ad attuare tali criteri mediante una più razionale distribuzione delle risorse umane tra le scuole. Anche in questo caso l'Avvocatura aveva eccepito la violazione dello Statuto regionale. Ma la Consulta ha ribadito che la materia rientra nella sfera delineata dall'art. 117 della Costituzione che consente anche alle regioni a statuto ordinario di legiferare in questa materia. Citando la propria giurisprudenza, la Corte ha ricordato che l'art. 117 riconosce all'ambito di pertinenza regionale sia il settore della programmazione scolastica regionale, sia quello relativo al dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche, al quale è intimamente collegata la ripartizione delle correlative risorse di personale (sentenza n. 200 del 2009). Di qui il rigetto del ricorso e la declaratoria di infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale prospettate.

L'articolo di Antimo Di Geronimo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Agosto 2010 11:35