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Le regioni cominciano a tagliare PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 10:03
LA POLEMICA/Matteoli: «Meno treni? Lo dice solo un governatore» La replica di Formigoni: il ministro legga bene il testo, il taglio è scritto lì

ROMA - Quasi il 40% dei tagli concentrati sul trasporto pubblico locale, il 25% tra incentivi alle imprese ed edilizia residenziale. Oggi i governatori presentano la lista degli effetti della manovra sui propri bilanci, con un elenco di servizi a rischio che ha già una sua fisionomia con tre voci principali in cima a tutto. Anche se proprio sul trasporto locale c'è stato ieri un confronto a distanza tra il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e Roberto Formigoni: «Meno treni? L'ha detto una sola regione», ha detto il ministro. «Legga la manovra, il taglio a treni e autobus è scritto lì, lo dicono tutte le regioni», la replica del governatore lombardo. Le indicazioni del menu dei tagli arriveranno dalle giunte regionali e saranno raccolti oggi in un dossier unico che i presidenti di regione metteranno a punto nel pomeriggio a Roma. Proprio mentre al Senato si attende il deposito del maxiemendamento del governo al decreto 78. Tempi strettissimi, insomma, per arrivare sul filo di lana a un avvicinamento delle posizioni. Alle regioni sembrano restare ormai pochi appigli e scarse possibilità che il governo possa cambiare da subito le carte in tavola sui tagli da 8,5 miliardi in due anni ai bilanci locali. La possibilità, evocata da Bossi, che l'impatto possa essere ridotto di 1-1,5 miliardi, nella serata di ieri non era ufficialmente contemplata dal ministero dell'Economia. I tagli a potrebbero essere eventualmente in parte rivisti soltanto in autunno col decreto attuativo del federalismo fiscale. Ma senza risolvere del tutto la partita. Tanto che sempre più nel mirino potrebbe finire la spesa sanitaria, dove del resto da Roma in giù si annidano gli sprechi maggiori. L'ipotesi di un anticipo dei costi standard non sarebbe affatto sgradita all'Economia; e sponsorizzata soprattutto dalla Lega. Le regioni, anche quelle del nord, non accetterebbero però l'ipotesi a scatola chiusa. Anzi: non a caso insistono sui livelli essenziali di assistenza (Lea) fermi all'Economia e alzano la posta sul blocco dei fondi per l'edilizia sanitaria. Una voce, quest'ultima, che così come quella dei piani di rientro e dell'allentamento della morsa verso le regioni con la sanità in rosso, potrebbe spuntare nel maxiemendamento del governo. Intanto ieri il governo ha tenuto formalmente ferma la barra sull'emendamento del relatore che lascia intatti i tagli premiando le regioni "virtuose" e concede più autonomia e flessibilità di scelta ai governatori. Ma «l'emendamento non risolve la gravità dei tagli, anzi è peggiorativo. Le regioni sono ancora in attesa delle proposte del governo », ha replicato Vasco Errani (Emilia Romagna). Aggiungendo da Trieste – dove il capo dello stato, Giorgio Napolitano, ha sottolineato la necessità di scelte condivise per far fronte a misure necessarie per salvaguardare i conti pubblici – che le regioni «vogliono fare l'accordo. Ma per farlo serve la disponibilità reciproca di riconoscere nei saldi gli equilibri corrispettivi». Tagli equilibrati tra tutti i pezzi dello stato, insistono dunque i governatori. Che oggi si conteranno anche sulla restituzione delle deleghe al governo, dopo il passo indietro già annunciato dai presidenti leghisti di Piemonte e Veneto e dopo le frenate delle regioni del sud e del Lazio in mano al centrodestra sotto schiaffo per i debiti sanitari.

L'articolo di R. Tu. Pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Agosto 2010 11:34