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Senato: fissata la data per votare le mozioni PDF Stampa
Mercoledì 17 Novembre 2010 08:34

Roma. E' stata fissata da Napolitano (con Schifani e Fini) la data per votare le mozioni a sostegno (al Senato) e di sfiducia (alla Camera) per il Governo. Tra meno di un mese, il 14 dicembre, in un giorno solo si decideranno le sorti della legislatura. Non solo perché ci sarà il voto contestuale di Camera e Senato sulla mozione di sfiducia al governo a Montecitorio e sulla mozione di sostegno a Berlusconi a Palazzo Madama, ma anche perché, proprio per quel giorno, è atteso il pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Per allora sarà già legge la finanziaria, grazie all'accordo siglato ieri dal presidente del Senato Renato Schifani e dal presidente della Camera Gianfranco Fini al termine dell'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: varare la legge di stabilità entro la prima decade di dicembre, prima di affrontare la crisi.

Fiducia, doppio voto il 14 dicembre

Mozioni alla Camera e al Senato. Berlusconi: quello che volevo

Fissata da Napolitano (con Schifani e Fini) la data per votare le mozioni a sostegno (al Senato) e di sfiducia (alla Camera) per il Governo.


ROMA Tra meno di un mese, il 14 dicembre, in un giorno solo si decideranno le sorti della legislatura. Non solo perché ci sarà il voto contestuale di Camera e Senato sulla mozione di sfiducia al governo a Montecitorio e sulla mozione di sostegno a Berlusconi a Palazzo Madama, ma anche perché, proprio per quel giorno, è atteso il pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Per allora sarà già legge la finanziaria, grazie all'accordo siglato ieri dal presidente del Senato Renato Schifani e dal presidente della Camera Gianfranco Fini al termine dell'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: varare la legge di stabilità entro la prima decade di dicembre, prima di affrontare la crisi.
IL VOTO La contestualità del voto il 14 - dopo lo svolgimento al Senato, il 13 mattina, delle annunciate comunicazioni di Silvio Berlusconi e dopo il dibattito del pomeriggio alla Camera sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv - ha il primo effetto, secondo il Pdl, di rendere più difficile la strada verso eventuali governi tecnici (anche se ieri è tornata a circolare con insistenza l'ipotesi di un esecutivo a guida Mario Draghi). «Era quello che chiedevo», avrebbe commentato con i suoi il Cavaliere. Con in mano la fiducia del Senato, Berlusconi dovrebbe dimettersi se invece fosse sfiduciato a Montecitorio. Con due diverse maggioranze nei due rami del Parlamento, chiederebbe al Capo dello Stato di sciogliere la sola Camera o entrambe le Camere per andare al voto in primavera.


LA CERTEZZA DI BOSSI. Umberto Bossi punta lo sguardo più avanti: «Il governo durerà fino al 27 marzo», sentenzia il leader della Lega, sicuro che il percorso verso il federalismo non troverà intoppi, visto che il parere delle Camere sul federalismo municipale arriverà a gennaio.


NO AL GOVERNO BIS. Tramontata l'ipotesi di un Berlusconi-bis allargato all'Udc, bocciata fin da subito da Pier Ferdinando Casini e definita ormai fuori tempo massimo anche da Fini, resta sul tavolo ancora un'opzione. Che il premier, da qui al 14 dicembre, possa ancora riportare dalla sua parte qualche esponente di Fli (ieri è tornato nel Pdl Giuseppe Angeli, deputato finiano 79enne) e quindi avere la fiducia anche alla Camera.
LA STRATEGIA È quella che Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, definisce «la nostra controffensiva di verità, perché chi è passato in Fli ci pensi bene prima di votare la sfiducia al governo». Sarebbero già tre i futuristi pronti a tornare nel Pdl (Polidori, Consolo e Moffa) dopo la fuga in avanti dei Briguglio e dei Bocchino che lunedì, senza essere smentiti da Fini, parlavano già di larghe intese con il Pd in coalizioni elettorali o in esecutivi di unità nazionale.
PDL-FINIANI I finiani, a loro volta, denunciano una campagna acquisti senza esclusione di mezzi (a partire da quelli economici) per spaventare il maggior numero possibile di esponenti di Fli, anche facendo circolare cifre gonfiate su passaggi in corso. «Se Berlusconi ci riesce, se comprandosi qualcuno riesce a strappare la fiducia alla Camera di uno o due voti, faccia pure - dice un fedelissimo finiano - E poi vediamo quanto riesce ad andare avanti con una maggioranza così».


LE OPPOSIZIONI. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani accusa il premier: «Abbiamo visto le date. Il governo si è voluto prendere 15 giorni di troppo traccheggiando e facendo melina sulla legge di stabilità». «Berlusconi faccia un passo indietro, perchè le elezioni anticipate sono un ricatto e in questo contesto sarebbero espressione di pura follia», è invece il monito del leader Udc, Pier Ferdinando Casini.

 

Da: L'Unione Sarda (e altri quotidiani) del 17 Novembre 2010.