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Finanziaria: la legge di stabilità oggi al traguardo PDF Stampa
Martedì 07 Dicembre 2010 10:07

Tettamanzi: terzo settore a rischio. Il sottosegretario a Palazzo Chigi: «Non ci sarà alcuna manovra aggiuntiva, chi dice il contrario usa un trucco della vecchia politica»

 

 

Roma. Il sipario sulla legge di stabilità e il Ddl di bilancio verrà calato oggi al Senato, dopo la replica del governo, con il voto sui circa 180 emendamenti presentati e l'approvazione finale. L'accordo consolidato in sede di riunione dei capigruppi per un voto definitivo entro il 7 dicembre senza alcuna modifica rispetto al testo approvato alla Camera sembra dunque reggere.

 

E a tutti i protagonisti della seduta di ieri, che si è conclusa con una discussione molto veloce, è sembrato scontato come oramai sia da escludere qualunque sorpresa capace di allungare anche di un solo giorno la sessione di bilancio. Anche perché – questo l'accordo che ha blindato il calendario - la discussione sul Ddl Università non verrà calendarizzato al Senato prima del 14 dicembre, giorno del voto sulle mozioni di sfiducia al governo. Alla vigilia del voto finale protagonista è stato il primo gruppo di opposizione, quello del Pd, che ha presentato 17 emendamenti il cui destino è scontato (la bocciatura) ma che disegnano la fisionomia di quelle che avrebbe potuto essere una manovra alternativa e – a sentire i senatori democratici – di «sviluppo».

 

Le proposte di modifica pesano, ciascuna, tra i 2,5 e i 6 miliardi. Ci sono fondi per la cultura e per il sud oltre che il ripristino dei 400 milioni del 2010 al 5 per mille (al momento finanziato per il 2011 solo con 100 milioni) e ancora sull'eco-bonus del 55% per le ristrutturazioni eco-compatibili. Le coperture vengono, come ha sottolineato il relatore di minoranza Luigi Lusi, da una «ristrutturazione della spesa pubblica» e della pubblica amministrazione. Il Pd chiede, dunque che si cambi rotta perché «Pil e consumi sono tornati indietro di 10 anni». Ma a chiedere un cambio di passo sul fronte dello sviluppo è anche Fli.

 

 

«Questa legge di stabilità - ha sottolineato il responsabile Energia dei finiani, Giuseppe Menardi - ci è imposta dalla contingenza economica, tuttavia resta un'occasione sprecata per invertire la rotta a favore della crescita». Quel che è certo, per il governo, è che alla legge di stabilità non seguirà una manovra aggiuntiva: «Chi dice che si sarà ricorre a un trucco della vecchia politica» ha detto il sottosegretario Paolo Bonaiuti.

 

 Approvata la finanziaria, resta invece aperto il fronte del terzo settore. Domenica il capo dello stato Giorgio Napolitano (che oggi incontrerà i lavoratori della Scala di Milano colpiti dai tagli) ha sottolineato che in tempi di crisi quello del volontariato è un settore che ha un ruolo fondamentale. E ieri il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, è tornato a sottolineare che la riduzione del 5 per mille, e più in generale i tagli che interessano il no profit, mettono a rischio i servizi sociali dei Comuni. «Cari amministratori – è stato il suo monito – aiutate chi sa aiutare, sostenete chi sa sostenere». La maggioranza ha già assicurato che nel primo provvedimento utile torneranno i 300 milioni tagliati, ma non certo con la legge di stabilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Il Sole 24 Ore del 7 Dicembre 2010.