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Taglio ai trasferimenti: 1,8 miliardi al Sud PDF Stampa
Sabato 11 Dicembre 2010 12:46

Le altre operazioni: varato il decreto del Viminale. Parte il taglio ai trasferimenti: 1,8 miliardi soprattutto al Sud.

 

 

La sforbiciata è uguale per tutti i sindaci

 

l'11,2% rispetto agli assegni 2010 esclusa una quota di Irpef


 

 

 

Nel panorama in movimento dei conti locali una certezza c'è, e riguarda i tagli da 1,8 miliardi di euro ai trasferimenti statali 2011 per province (300 milioni) e comuni con più di 5mila abitanti (1.500 milioni). Il decreto del Viminale con la distribuzione dei sacrifici (anticipato sul Sole 24 Ore del 1° dicembre) è stato varato in via definitiva dopo la conferenza stato-città di ieri, e spalma in modo lineare i tagli perché è mancata l'intesa con gli amministratori locali per assegnare le quote con parametri «meritocratici».

 

I comuni, per alleggerire l'impatto della manovra, chiedevano di rinviare almeno una parte delle riduzioni al 2012, ma gli equilibri di finanza pubblica hanno imposto di continuare sulla strada tracciata dalla manovra. In pratica, per tutti il taglio sarà pari all'11,2% dell'assegno finale relativo al 2010; dalla base di calcolo va detratta la quota «dinamica» della compartecipazione Irpef, vale a dire lo 0,69% dell'imposta sui redditi attribuito ai comuni dalla finanziaria 2007.

 

La sforbiciata lineare, uguale per tutti, finisce per colpire in modo più drastico i comuni del Mezzogiorno, che nella colonna delle entrate dedicano una fetta più rilevante all'assegno che ogni anno arriva dallo stato. I meccanismi di distribuzione dei fondi statali, che si sono succeduti negli anni non sempre in maniera ordinata, puntano del resto a compensare le difficoltà dei territori in cui il fisco offre frutti meno generosi.

 

La conferma arriva dai numeri: sulla base degli ultimi dati relativi alle spettanze, aggiornati al 30 novembre, si può calcolare che la stretta più pesante tra le grandi città arriverà a Napoli (75 euro per abitante), mentre gli altri posti di vetta in classifica sono occupati da Palermo (58 euro a testa), Catania e Messina (54; nelle regioni a statuto non c'è la compartecipazione Irpef, e quindi non c'è "sconto" sulle spettanze totali). In valori assoluti è naturalmente Roma a pagare il prezzo più salato (146 milioni), a Milano il dazio dovrebbe superare di poco i 55 milioni mentre a Torino sfiora i 41.

 

Il via libera al decreto non esaurisce le questioni in discussione sui tagli; sul tavolo c'è ora il problema degli effetti della sforbiciata sui livelli di finanziamento del federalismo fiscale.

 

 

© Il Sole 24 Ore del 10 dicembre 2010.