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In consiglio: ineleggibile chi siede nel cda di una partecipata PDF Stampa
Sabato 11 Dicembre 2010 13:18
Ma per far scattare la causa ostativa l'ente deve possedere più del 50% della spa. Su: Italia Oggi e nella nostra rassegna stampa.
In consiglio senza conflitti

Ineleggibile chi siede nel cda di una partecipata

Sussiste una causa di ineleggibilità e/o di incompatibilità nei confronti di un consigliere circoscrizionale eletto componente del consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce il servizio di trasporto pubblico urbano del comune?
La fattispecie va analizzata alla luce dell'art. 60, comma 1, n. 10 del decreto legislativo n. 267/2000, il quale prevede che non sono eleggibili, tra l'altro, a consigliere circoscrizionale i legali rappresentanti ed i dirigenti delle società per azioni con capitale superiore al 50 per cento rispettivamente del comune o della provincia.
Il legislatore, con la disposizione di cui al citato art. 60 «ha inteso contemplare in modo espresso un caso di ineleggibilità per i legali rappresentanti e i dirigenti di un tipo specifico di società (le società per azioni), caratterizzate da un capitale maggioritario del comune. Ciò, evidentemente, perché con riferimento alla società per azioni - costituente il tipo di società più importante nella realtà economica, sia per la sua ampia diffusione, sia perché è la forma elettiva delle imprese di medie e grandi dimensioni - e in presenza di una partecipazione maggioritaria dell'ente territoriale, si è avvertita la necessità di una netta separazione tra i soggetti che operano, con funzioni di legale rappresentanza o di dirigenza, nelle dette società e gli amministratori degli enti territoriali» (cfr. Cass. civile, sent. n. 17981 del 25/11/2003). Pertanto, se la partecipazione del comune al capitale della spa è superiore al 50%, ricorre l'ipotesi di ineleggibilità di cui al citato art. 60, comma 1, n. 10 del decreto legislativo n. 267/2000.
INCOMPATIBILITÀ. Sussiste la fattispecie dell'incompatibilità nei confronti di un consigliere comunale contemporaneamente assessore con delega ai lavori pubblici presso un comune avente popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e, contestualmente socio, con poteri di rappresentanza, di una società di capitali aggiudicataria di appalti di lavoro per conto dell'ente locale e di appalti per l'esecuzione di opere di urbanizzazione, in corso di collaudo, previste nel piano urbanistico comunale?
La fattispecie in esame rientra nell'ambito previsionale dell'art. 63, comma 1 n. 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 ove è disposto che non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale colui che, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti, nell'interesse del comune o della provincia.
La Corte di cassazione ha da tempo chiarito che la causa di incompatibilità di cui all'art. 63, comma 1, n. 2, Tuel – la cui ratio risiede nell'esigenza di impedire che possano concorrere all'esercizio delle funzioni dei consigli comunali soggetti portatori di interessi configgenti con quelli del comune o i quali si trovino comunque in situazioni che possano comprometterne l'imparzialità – pone per la sua sussistenza, una duplice condizione: una di natura soggettiva e l'altra di natura oggettiva.
La prima richiede che il soggetto rivesta la qualità di titolare, o di amministratore, ovvero di dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento e si debba trovare in una situazione incompatibile con l'esercizio della carica elettiva: la seconda, di natura oggettiva, che ricorre in caso di partecipazione (eventualmente insieme con altri soggetti, anche pubblici), allo svolgimento di un qualsiasi tipo di servizio nell'interesse del comune. La norma, pertanto, comprende tutte le ipotesi in cui la partecipazione in servizi imputabili al comune, e quindi di interesse generale, possa dar luogo, nell'esercizio della carica del partecipante, eletto amministratore locale, ad un conflitto tra interesse particolare di questo soggetto e quello generale dell'ente locale (cfr. sent. Cass. civ. sez. I, ord. n. 550 del 16/1/2004).
Nel caso in esame sussistono tutte e due le condizioni evidenziate dalla giurisprudenza, quella soggettiva determinata dal fatto che l'amministratore della società di capitali è stato poi eletto consigliere comunale; quella oggettiva, rappresentata dalla circostanza che la società dalla stesso amministrata è risultata aggiudicataria di appalti di lavoro per conto dello stesso ente in cui è stato eletto consigliere comunale. La circostanza che per le opere siano in corso le operazioni di collaudo non comporta che le stesse possano ritenersi concluse.
La stessa Corte di cassazione, con orientamento costante (Cass. sez. I civ. nn. 7063/1992; 11959/2003) ha, infatti, affermato il principio secondo cui «è incontestabile che l'appalto di opere pubbliche deve ritenersi pendente finché non sia intervenuto il certificato di collaudo (o di regolare esecuzione delle opere) approvato dall'ente pubblico».
Da: Italia Oggi del 10 Dicembre 2010.