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Il voto di fiducia e i numeri in Parlamento PDF Stampa
Mercoledì 15 Dicembre 2010 10:27

Sì al governo per 3 voti, Fli diviso.

 

Strappo delle finiane Polidori e Siliquini, Moffa assente.


 

Bagarre in aula. CLIMA ARROVENTATO.


 

All'annuncio della prima defezione i deputati finiani e quelli della Lega vengono alle mani. In aula tutte e tre le onorevoli in gravidanza ROMA - «A favore 311, hanno votato contro 314, la Camera respinge». Una voce quasi senza emozione quella di Gianfranco Fini quando alle 13.42 annuncia il risultato della votazione che segna la sua sconfitta, politica e personale. Silvio Berlusconi ce la fa per tre voti. Fini esce dall'aula mentre i deputati del Pdl sventolano il tricolore e intonano «dimissioni, dimissioni, dimissioni». Poco dopo ammette la sconfitta ma avverte che quella di Berlusconi è una vittoria di Pirro.

 

«La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta – è l'analisi a caldo del presidente della Camera – resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane». A Palazzo Madama, circa un'ora prima, era finita come previsto con margini più ampi per la maggioranza: 162 voti a sostegno dell'esecutivo, 135 contrari e i 10 senatori di Fli astenutisi nel disperato tentativo di un'ultima mediazione con il Cavaliere. La sconfitta di Fini ha il volto di tre dei suoi. Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini votano in favore del governo. Ma è l'assenza della "colomba" Silvano Moffa a colpire di più il presidente della Camera. «Non ci posso credere, poteva dirlo ieri», confida ai suoi un Fini deluso e amareggiato. Eppure la giornata era iniziata con il buon auspicio dei due pancioni delle finiane in aula, Giulia Bongiorno su una sedia a rotelle e Giulia Cosenza arrivata a Montecitorio in ambulanza. Una presenza "stoica", assieme a quella della deputata democratica Federica Mogherini, che aveva fatto ben sperare i sostenitori della sfiducia a Berlusconi.

 

Attorno alle 12.30 i conti in Transatlantico danno pareggio: 313 a 313. Poi, in pochi minuti, il clima cambia. Moffa non si presenta alla prima chiama, e salterà anche la seconda. E poco dopo le 13 la finiana Polidori, che aveva annunciato l'assenza, vota no alla sfiducia spingendo il governo Berlusconi verso la conferma. È a questo punto che in aula partono gli insulti e si arriva alle mani tra i deputati di Fli e quelli della Lega. Il presidente Fini, visibilmente scosso, è costretto a interrompere per qualche minuto la seduta. È la deputata Pdl Nunzia De Girolamo a spiegare uscendo dall'aula l'accaduto. Il finiano Giorgio Conte «ha detto che la Polidori è una tr...» – racconta – di qui la reazione dei deputati del Carroccio e la conseguente baruffa. Subito dopo il voto la Polidori si infila nello studio di Montecitorio dove il pre-mier sta seguendo le votazioni. «Ve lo dicevo che Fli si spaccava», commenta con i suoi Berlusconi. Alle 13.25 Fini rompe il lungo digiuno dalla nicotina (aveva smesso di fumare a Natale scorso) e si allontana pochi minuti dall'aula per fumare una sigaretta.

 

Poi arrivano il no alla sfiducia dell'altra finiana in bilico Siliquini («non ho condiviso la decisione di Fli, ora lascio il gruppo e torno nel Pdl», dichiara) e il no dei tre deputati del "gruppo di responsabilità" Bruno Cesario (ex Api), Domenico Scilipoti (ex Idv) e Massimo Calearo (ex Pd ed ex Api), subito ricevuti dal premier. «Il paese non si può permettere una crisi di governo in questo momento – commenta soddisfatto Calearo –.

 

Ho il cellulare intasato dai messaggi dei miei colleghi imprenditori che mi ringraziano». Infine la conferma del no alla sfiducia dell'altro ex dipietrista Antonio Razzi, tanto che il Pd attacca e parla di «tre voti comprati» e di «governo Scilipoti-Razzi» in polemica con l'alleato Di Pietro.

 

«Il Pd oggi ha fatto il suo dovere, 206 deputati presenti e 206 voti favorevoli alla mozione di sfiducia al governo, che sarebbe passata se non ci fossero stati i tradimenti di due deputati dell'Idv», dice fuori dai denti il capogruppo democratico Dario Franceschini. A ricordare che anche dalle parti dell'opposizione il clima non è dei migliori. All'assente Moffa si somma l'assente Gaglione (Noi Sud) e i due astenuti della Svp. E i conti sono fatti. La giornata a Montecitorio finisce con la Polidori che si reca alla polizia giudiziaria della Camera per denunciare le minacce che sta ricevendo, mentre su Facebook salgono in poche ore a 15mila le iscrizioni al gruppo che grida «vergogna» alla parlamentare.

 

 

© Il Sole 24Ore del 15 Dicembre 2010.